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Concorso di Poesia dell’Università dell’Età Libera

La scadenza è fissata alle ore 12,00 di mercoledì 31 gennaio 2024

Sono numerose e diversificate le opportunità che le attività dell’Università dell’Età libera del Comune offrono al pubblico con i corsi avviati lo scorso autunno per l’anno accademico 2023-24. Alcune iniziative si dimostrano particolarmente interessanti perché mirano a far emergere quella vena artistica o talento naturale spesso sopito, se non ignorato, anche dagli stessi utenti.
Tra questi segnaliamo il concorso di poesia al quale è ancora possibile partecipare presentando un numero massimo di tre elaborati, purché inediti e che non superino i trenta versi.
Il tema è libero.
 
Il concorso è destinato alle persone con età minima di 40 anni (compiuti nel 2023) residenti a Rovereto e in Provincia di Trento.
Una giuria, appositamente costituita, valuterà le opere e tra tutte quelle ammesse a concorso, provvederà a sceglierne cinque, vincitrici del concorso.
La premiazione è prevista presso il Teatro Zandonai il 12 aprile 2024, in occasione dello spettacolo «Occhio per occhio, dentiera per dentiera - la truffa imperfetta».
I premi consistono in omaggi e attestati di merito.
 
Le opere presentate rimarranno proprietà del Comune di Rovereto, che se ne riserva l’utilizzo e la pubblicazione.
La scadenza è fissata alle ore 12,00 di mercoledì 31 gennaio 2024: gli elaborati vanno inviati tramite spedizione postale oppure con consegna a mano presso l’Ufficio Cultura, rapporti con l’Università e politiche giovanili del Comune di Rovereto, in corso Bettini 41.
Gli organizzatori raccomandano di osservare attentamente le modalità di partecipazione che sono contenute nel regolamento pubblicato sul sito del Comune alla pagina dedicata: https://www.comune.rovereto.tn.it/Servizi/Universita-dell-eta-libera dove è anche possibile scaricare il modulo di partecipazione.
 
Si resta quindi in attesa di ricevere le poesie degli utenti-autori, con la speranza che siano ancora numerose le persone che continuano ad amare le parole e ad affidare I propri pensieri ai versi come, con una meravigliosa sintesi, esprimeva il Petrarca in una lettera al Boccaccio: «Non v'ha cosa che pesi meno della penna, né che più di quella diletti».

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