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Alexei Navalny e la lotta contro la corruzione in Russia

Ha pubblicato su Youtube un film-documentario dove accusava il Primo Ministro Medvedev di aver accumulato l'ingente fortuna di 1,2 miliardi di dollari

Lo scorso 26 marzo, numerose proteste anti-governative hanno avuto luogo a Mosca e in altre numerose città del Paese (Vladivostok, Perm, Tomsk) per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Dmitrij Medvedev.
Si tratta delle manifestazioni più significative dal 2011-2012, quando la popolazione della capitale era scesa in piazza prima per protestare contro la ri-candidatura di Vladimir Putin alla presidenza della Federazione e dopo le elezioni per contestare presunti brogli ai danni dei partiti di opposizione.
Ad incoraggiare e guidare la nuova ondata di proteste è stato Alexei Navalny, noto attivista politico e tra i leader del movimento di opposizione Partito del Progresso, nonché fondatore dell'organizzazione non-governativa Anti-Corruption Foundation.
Navalny, che è solito utilizzare canali online per perorare la causa della lotta alla corruzione, il 2 marzo aveva pubblicato su Youtube un film-documentario dove accusava il Primo Ministro Medvedev di aver accumulato un'ingente fortuna (circa 1,2 miliardi di dollari) in beni immobili di lusso attraverso una rete poco trasparente di organizzazioni no-profit finanziata attraverso ingenti donazioni da parte dei principali oligarchi.
 
A differenza di quanto accaduto in altre città russe, a Mosca le autorità avevano proibito la protesta per ragioni di ordine pubblico. Ciononostante, Navalny ha invitato la cittadinanza a scendere in piazza individualmente al fine di aggirare i divieti imposti dalle autorità.
Tuttavia, una volta radunati, i manifestanti sono stati dispersi o arrestati dalla polizia. Lo stesso Navalny è stato condannato a 15 giorni di reclusione.
La proteste del 26 marzo permettono di comprendere il serpeggiante malcontento della popolazione russa nei confronti dell’establishment politico nazionale, accusato di appropriazione indebita della ricchezza dello Stato, di inefficienza e di disinteresse nei confronti delle esigenze del popolo.
Ad erodere il sostegno dei russi verso l’apparato di potere hanno contribuito diversi elementi, tra i quali la crisi economica che si protrae dal 2014 a causa del crollo dei prezzi del petrolio e della guerra delle sanzioni con Europa e Stati Uniti a seguito della crisi ucraina e dall’annessione russa della Crimea.
 
La diminuzione dello standard di vita ha affetto la fiducia dei russi verso la leadership dello Stato, adesso chiamato ad una risposta politica sia di breve periodo (rimpasto di governo) che di lungo periodo (profonde riforme sistemiche).
A pensare ulteriormente sulla capacità del Cremlino di risanare le proprie finanze e ripristinare i livelli di welfare precedenti al 2014 è la scarsa differenziazione del proprio apparato produttivo, eccessivamente legato all’industria idrocarburica e degli armamenti, e le spese per l’impegno militare in Donbas e Siria.
Anche se al momento non esiste una personalità o una forza politica in grado di rivaleggiare con il partito di potere Russia Unita e soprattutto con il Presidente Vladimir Putin, non è da escludere che un ulteriore prolungamento della stagnazione economica possa alimentare il malcontento e diffondere instabilità sociale in tutto il Paese.

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