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La nuova meta dell'emigrazione trentina: il futuro

Conclusa a Buenos Aires la riunione annuale dei «consultori» trentini all'estero

La sfida è far sì che ogni volta che si pronuncia la parola emigrazione non si pensi automaticamente al passato, bensì al futuro.
È il messaggio più forte uscito dalla due giorni di consulta dei rappresentanti degli emigrati trentini che si è svolta a Buenos Aires alla presenza del presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, della consigliera provinciale Lucia Maestri e dei rappresentanti delle due associazioni del settore, Alberto Tafner (Trentini nel mondo) e Mauro Verones (Unione famiglie trentine all'estero).
La capitale argentina giovedì e venerdì ha ospitato la riunione annuale dei consultori, figure centrali della complessa e ramificata organizzazione che si è sviluppata nei decenni per mantenere e incentivare i collegamenti fra il Trentino ed i suoi cittadini partiti in varie fasi storiche alla ricerca di miglior fortuna.
Anche per la nostra comunità, quello migratorio è un fenomeno dalle proporzioni imponenti e dai profondi risvolti culturali, sociali ed economici.
 
Non c'è continente, in pratica, che non abbia accolto nostri emigrati, anche se è proprio il Sudamerica - in particolare Brasile, Argentina, Cile - a contare il maggior numero di discendenti.
I rapporti presentati alla consulta, ad esempio da Elton Diego Stolf e Alceu Xenofontes Lenzi (che si dividono gli spazi immensi del Brasile) sono eloquenti, come pure quelli di
Laura Vera Righi (Uruguay), di OMar Daud Albasini (Cile), Leonardo Cortes Manica (Messico), Lucia Larentis Flaim (Canada), Luca Dorigatti (Stati Uniti), Gustavo Fabian Cristofolini e Mariano Roca (Argentina): le comunità di trentini all'estero hanno bisogno di essere coinvolte, apprezzano i progetti di interscambio ma soprattutto palesano il rischio che le nuove generazioni perdano il contatto con quel grande patrimonio umano e culturale rappresentato dall'esperienza, quasi sempre difficile e dolorosa, di migliaia di migranti.
 

 
«La nuova frontiera dell'emigrazione – ha commentato la consigliera provinciale Lucia Maestri che ai lavori ha portato i saluti del consigliere Civettini assente per motivi di salute – è proprio quella giovanile.
«Dobbiamo impegnarci pertanto per dare un forte messaggio: qui ci occupiamo di presente e di futuro, al di là dei momenti dedicati alle tradizioni trentine.»
Gli Spunti in tal senso non sono mancati, dalla richiesta di incrementare gli interscambi giovanili (negli Stati Uniti sono stati un successo, mentre il Cile chiede ad esempio di allargare i gemellaggi con le scuole, finora assicurati positivamente dai Licei Prati e Da Vinci di Trento e dal Russel di Cles), o lavorare per il riconoscimento dei titoli scolastici fino alla sottoscrizione di nuovi accordi con le università (accanto ai protocollo già promossi) e all'utilizzo di borse di studio.
 
Allo stesso tempo occorre muoversi sul versante delle imprese. La visita della delegazione trentina in questi giorni è servita per toccare con mano non solo la capacità imprenditoriale dei nostri concittadini all'estero, ma anche per individuare quali, fra le potenzialità dei paesi ospitanti, concretamente aderiscono alle politiche di sviluppo adottate in Trentino.
«Disponiamo di uno strumento importante – ha detto il governatore Ugo Rossi – che è la rete tenuta viva grazie al lavoro che state facendo assieme alle associazioni.
«Aiutateci ad individuare pochi ma precisi macro obiettivi che devono entrare a far parte della programmazione di questo settore, ricordando che possiamo disporre di una legge specifica, ancora estremamente attuale.»
 

 
«La competitività – ha aggiunto Rossi – è il frutto di una cultura veicolato dal fattore umano: siamo consapevoli che gli emigrati trentini hanno saputo portare nel mondo l'immagine di un popolo che si impegna, che lavora, che è affidabile.
«Proviamo a pensare allora a come utilizzare questa rete, che per sua natura è sociale e culturale, anche in chiave economica, ovviamente senza snaturarla.
«Uno stimolo questo, che del resto arriva da più di un consultore quando si richiama la necessità di sviluppare una rete business, alimentata sì dalla raccolta dati riferiti ai nostri emigrati all'estero, ma al tempo stesso autonoma.
 
«Anche perché – ha ricordato Francesco Fabian Nardelli presidente della federazione degli italiani del sud Argentina – non tutti i trentini che sono qui frequentano i circoli e sarebbe interessante cercare di coinvolgerli tutti.»
Consultori, insomma, che si riconoscono nel ruolo di ambasciatori del Trentino e che alla loro terra di origine guardano con attaccamento, impegno e quell'oggettività che a volte la distanza rende più facile.
Probabilmente è questo che ha fatto dire a Luca Dorigatti: «Abito a Palo Alto e vi dico: guardate che la Silicon Valley è in Trentino. Dovete solo rendervene conto, abbandonare la mentalità che tende a lamentarsi sempre ed impegnarsi a mantenere fiduciosi questa visione».
Claro, no?

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