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Missione in Afghanistan/ 7 – Tappa ad Abu Dhabi

Un volo di sei ore con i nostri ragazzi fino alla base aerea di Al Bateen

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Mi sono presentato regolarmente alle 9 in punto di mercoledì 17 novembre all'aeroporto della base militare di Pratica di Mare, che si trova a una quarantina di km da Roma.
Con me un centinaio di militari in mimetica, equipaggiati per un lungo trasferimento.

Mi accompagnano in sala breafing e mi siedo con altri soldati ad ascoltare le istruzioni per il volo.
Dopo un po' entrano altri due civili e poi altri quattro.
Tre di loro sono colleghi giornalisti, uno del Messaggero Veneto di Udine Giuseppe Cordioli, la seconda è Marina Viola di Mensile Atlante.it, il terzo è Antonio De Felice di Mensile technet.it.

Su quattro giornalisti, tre lavorano per una testata virtuale. Il segno dei tempi.
Ci salutiamo calorosamente, soddisfati di non essere soli in questa singolare avventura.
Gli altri civili sono parenti di soldati italiani di base in Afghanistan.
Incontreranno i propri congiunti ad Abu Dhabi, punto di raccordo tra il mondo in pace e quello in guerra.

I civili devono attendere la polizia di dogana per regolarizzare l'espatrio.
Nel frattempo vanno espletate alcune pratiche, tra le quali l'assicurazione (obbligatoria).
I parenti devono pagare la polizza, che costa 17 euro.

I giornalisti hanno una polizza ben più alta (100 euro) perché verranno portati in zona operazioni.
Essendo invitati dal COI, la polizza è pagata dal Ministero della Difesa.
«In pratica - ci spiegano al check in - siamo dei militari a tutti gli effetti fino al ritorno a casa.



Tre pullman dell'Aeronautica militare trasferiscono tutti fin sotto le scale di un Boeing 767, anonimamente bianco e senza insegne particolari.

Prima si imbarcano i civili, quindi i militari.
A bordo il personale dell'Aeronautica svolge le stesse funzioni dei piloti e degli assistenti di volo di un aereo civile
Solo le divise stanno a ricordare che ci si trova in missione militare.

Stesse precauzioni di un volo qualsiasi. Ultimo SMS, si spengono i telefoni. Si decolla.
Dopo un'ora, gli assistenti di volo portano il pranzo a tutti.
Pasta fredda alle melanzane, cotoletta di pollo, patate al forno. Pane, budino e una banana. Acqua minerale.
Ho trovato tutto decisamente buono, certamente migliore di quello che ti viene servito in classe turistica di una compagnia aerea di rango.

La banana la tengo per dopo.
Con l'esercito non si rischia di morire di fame, ma è un'antica abitudine di chi era piccolo nel secondo dopoguerra.

Ad un certo punto chiedo se posso fare foto.
«In cabina? - Mi domandano. - Chiedo al comandante.»
Non intendevo la cabina, ma se davvero mi lasciassero… E infatti arriva il benestare.
Da non credere. In un aereo di linea non ti fanno neanche entrare, qui mi lasciano fare foto.
«Non temiamo dirottamenti - mi fanno presente. - E non ci sono segreti in cabina.»

Un terzo pilota in cabina è un ufficiale dell'Aeronautica militare americana. Viene dal Connecticut, ma di base sta a New York.
Dopo di me, corrono a far foto in cabina anche i colleghi.



A metà strada vediamo il deserto della Siria nord orientale.
In mezzo, uno specchio d'acqua di natura surgiva, Secondo il mio vicino di posto, un tenente colonnello Orazio Carattozzolo del reggimento Cimic di Motta di Livenza, è la Pozza di Palmira.
La vediamo nella foto in basso.

Il volo dura in tutto 5 ore e 15 minuti. Atterriamo ad Abu Dhabi esattamente alle 18.15, ora italiana. Il fuso orario porta indietro di tre ore, per cui l'ora locale è 21.15.
A Herat il fuso porterà in dietro di altri 30 minuti.

Sbarcati e portati a terra, veniamo accolti calorosamente dal comandante della base Task Force Air di Al Bateen, colonnello pilota Massimo Mucci, che ci offre caffè, frutta fresca, focacce, acqua.
Ci ha fatto preparare delle brandine nel container allestito per alloggiare ospiti di riguardo.

Ma soprattutto il Colonnello ci concede di usufruire dei bagni riservati al personale di stanza alla base, perché i soldati in transito hanno a disposizione pochi bagni e tenuti piuttosto male. Saranno sì e no sei ritirate per 100 soldati e tutte prive di carta igienica. Non va bene per dei ragazzi che dovranno passare la notte lì.

Facciamo tesoro dei nostri privilegi con un certo rimorso.
Mangiamo qualcosa per cena e poi ci buttiamo sulla branda.
Qui è mezzanotte passata, a casa sono le 21.30. Ma ci addormentiamo subito.

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