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«L’Afghanistan, la guerra», una mostra interattiva

Si svolge a Trento dall’1 al 15 settembre alle Gallerie di Piedicastello

In occasione del 17° Incontro Nazionale di Emergency, «Di Guerra e di Pace», dal 1 al 15 settembre verrà allestita, presso le Gallerie di Piedicastello (Piazza di Piedicastello), la mostra «L’Afghanistan, la guerra»: un’installazione interattiva, a cura di The Buss con le foto di Mathieu Willcocks.
In più di 40 anni la guerra in Afghanistan ha causato un milione e mezzo di morti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati, oltre quattro milioni di profughi.

La guerra, iniziata nell’ottobre 2001, continua a ferire, uccidere e distruggere. E sul terreno c’è ancora l’eredità delle guerre precedenti: mine antiuomo e ordigni inesplosi continuano a mutilare bambini e adulti, soprattutto civili.
 
Emergency ha iniziato a lavorare in Afghanistan nel 1999. Da allora ha curato più di cinque milioni e mezzo di persone.
Nell’ottobre del 2017, il fotografo Mathieu Willcocks ha visitato i progetti di Emergency in Afghanistan, i Centri chirurgici per vittime di guerra di Kabul e Lashkar-gah e il Centro medico-chirurgico e quello di maternità nella Valle del Panshir, per documentare l’enorme sofferenza della popolazione afgana, che anno dopo anno continua a vivere nella violenza e nella paura.
A partire dal suo lavoro, The Buss, in collaborazione con Emergency, ha realizzato un’installazione interattiva.
 
«Per usare un’immagine tristemente familiare all’argomento trattato, affrontare la progettazione di una mostra sulle conseguenze della guerra e la necessità di porvi rimedio significa muoversi in un terreno difficile: quello comodo di chi come noi si deve preoccupare solamente di non cadere nella banalità, nell’autocelebrazione, nell’eccesso di estetismo.
«Chi invece rischia veramente la vita, la perde, o ne porta i segni addosso per sempre, necessita da parte nostra di una visibilità che si allontani il più possibile dall’assuefazione a cui la cronaca ci ha abituato.
«Per questo motivo, abbiamo deciso di uscire allo scoperto muovendoci a partire dalle orme che il fotografo Mathieu Willcocks ha sapientemente fermato nelle sue fotografie.
«Molte delle sue immagini sono racconti compressi in un piano bidimensionale, ma si possono aprire, sviluppare nello spazio e nel tempo ed entrare a farne parte.
«Ed è anche la considerazione sul suo punto di vista, immerso negli ospedali di Emergency a Kabul, Lashkar-gah e Anabah che ci ha spinto a cercare di rendere il suo stile ancora più potente e influente, restituendo le sue immagini ad un’ambiente che circonda lo spettatore, il fantasma dell’ambiente che gli è stato intorno per due intense settimane.
«Così, le proiezioni che abbiamo scelto non sono solo grandi, ma creano un percorso che avvolge senza imporsi, grazie alle trasparenze e alle sovrapposizioni, e proprio per questo invita il pubblico ad una ricerca attiva, che si concluderà con la richiesta di partecipare direttamente allo sviluppo delle storie insite nelle immagini di Mathieu Willcocks.
«L’interazione richiesta è partecipativa: solo con l’unione dei nostri sforzi riusciremo ad avvicinarci alla realtà degli ospedali di EMERGENCY, comprenderla e prendere posizione.»
 
È possibile visitare la mostra tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 9 alle 18.
Ingresso gratuito.
 
 BIO | Mathieu Willcocks 
Mathieu è cresciuto a Hong Kong, ed è lì che ha iniziato a sognare di diventare fotografo. Ha iniziato realizzando degli scatti negli slums di Manila all’età di sedici anni, poi ha accantonato la sua passione e ha studiato Economia e Business Management.
È stato solo a distanza di anni, dopo un tirocinio all’agenzia fotografica VII a Parigi nel 2012, che ha riavviato la sua carriera nel mondo della fotografia.
Nel 2013, ha conseguito un Master in Fotogiornalismo e Fotografia Documentaria al London College of Communication.
Dopo il diploma, si è trasferito in Myanmar, dove ha documentato le diverse sfaccettature e conseguenze del recente sviluppo economico del Paese. 
 
Ha collaborato regolarmente con il New York Times e altre testate, sia in Myanmar che in altri stati del sud-est asiatico.
Nell’estate del 2016, dopo essersi trasferito in una piccola isola in Scozia, ha lavorato a bordo della Topaz Responder, una delle navi di salvataggio del MOAS (Migrant Offshore Aid Station) che operano nel Mediterraneo.
Per circa sei mesi ha documentato il dramma dei migranti che tentano la traversata del Mediterraneo dalla Libia all’Italia e le operazioni di salvataggio del MOAS.
 
Ha conseguito il certificato di primo soccorso sul campo di battaglia del RISC.
Ha partecipato all’edizione del 2013 dell’Eddie Adams Workshop
I suoi lavori sono stati pubblicati su: New York Times, Sunday Times Magazine, The New Republic, L’Espresso, Panorama, Roads & Kingdoms, CNN, Al Jazeera, La Croix, Wirtschhafts Woche e altri.
 
2018 Sienna International Photo Awards – Shortlist
2017 International Photo Award – Primo Premio
2017 Felix Schoeller Award – Finalista
2017 PDN Storytellers – Vincitore
2017 PDN Photo Annual – Vincitore
2016 World Press Photo – Terzo Posto Spot News Stories
2016 Joop Swart Masterclass – Menzione
2016 ¬LensCulture Emerging Talent Award – Vincitore

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