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Missione in Libano, Sector West: 36 ore sulla Blue Line

Uno sforzo notevole quello dei nostri soldati, ma che ha portato a un ulteriore periodo di stabilità

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Come si ricorderà, il nostro giornale è stato in missione in Libano per comprendere la missione Unifil, alla quale i nostri soldati sono impegnati da più di un decennio.
Tre gli obiettivi. Il primo è quello di impedire che Israeliani e Libanesi vengano alle mani, il secondo è quello di costruire la Blue Line, una serie di piloni «Blu Onu» concordati tra le parti come confine ideale, il terzo quello di bonificare un’area cosparsa da campi minati che non hanno più morivo di esistere.
Al momento, il compito più importante è il controllo della Blue Line, per garantire che non vi siano più motivi di contenzioso.
Sono passati anni da allora e i lavori sono quasi conclusi.
 

 
Obiettivo delle forze UNIFIL impegnate nel sud del Libano è mantenere la pace e la sicurezza nell’area di operazione.
Per i caschi blu questo si traduce concretamente nel controllo della Blue Line la linea di demarcazione tra il territorio israeliano e quello libanese sancita e realizzata dalle UN con lo scopo di riportare la stabilità nell’area.
L’attività dei peacekeeper sulla Blue Line è cospicua e costante e il 50% dei tanti pattugliamenti avviene nelle ore notturne.
Per aumentare l’efficacia di questo controllo la Joint Task Force Lebanon Sector West ha incrementato ulteriormente la propria presenza conducendo, negli ultimi mesi, sessanta operazioni Jackpot.
 

 
La Jackpot operation è caratterizzata da 36 ore di presenza costante sulla Blue Line in cui le pattuglie provenienti dai dipendenti battaglioni italiano, ghanese e irlandese con il supporto di coreani e malesi si muovono e si coordinano mettendo in atto posti di osservazione e pattuglie appiedate che aumentano l’efficacia del controllo dell’area.
Questo modus operandi ha fatto registrare più di 2.000 ore di presenza continuativa sulla linea blu migliorando qualità e quantità dei report informativi provenienti dalle attività di pattugliamento.
 

 
Uno sforzo notevole ma che ha portato ad un ulteriore periodo di stabilità, come ha ricordato il Generale B. Fulco, comandante del Sector West parlando ai suoi uomini.
«Avete assicurato ulteriori otto mesi di pace in questa zona. Un risultato che, se oggi può sembrare facile, negli anni passati non appariva per nulla scontato.
«La nostra presenza, il nostro lavoro permette una stabilità rara in questa area geografica. ne dovete essere orgogliosi.»
 

 
Nonostante l’emergenza sanitaria, i caschi blu del Sector West, attualmente su base brigata «Granatieri di Sardegna» sono riusciti a mantenere invariati numero e frequenza delle attività operative.
Le unità, per operare in sicurezza, si sono adeguate all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale previsti non permettendo flessioni della capacità operativa dimostrando di aver compreso appieno l’importanza del proprio ruolo di peacekeeper nella terra dei cedri.

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