Home | Esteri | Terrorismo internazionale | La vicinanza degli Alpini ai militari feriti in Iraq

La vicinanza degli Alpini ai militari feriti in Iraq

Alla fine anche lo Stato Maggiore Difesa ha inviato un comunicato, per aggiornare una notizia che non aveva mai inviato alle redazioni

«Il Presidente Sebastiano Favero, insieme a tutta l’Associazione Nazionale Alpini, esprime profonda vicinanza ai militari feriti durante l’attentato in Iraq e alle loro famiglie, formulando l’augurio di una pronta guarigione.
«Esprime altresì la vicinanza al Ministero della Difesa e a tutte le Forze armate per il grande impegno del Paese nelle missioni all’estero e in particolare in un teatro delicato come il Medio Oriente e l’Iraq.»
Queste le parole dell’ANA. E non sono le uniche, per fortuna, in questo Paese che non dimentica i propri ragazzi che rischiano la propria vita come i Vigili del Fuoco, ma da nemici esterni.
 
Lo Stato Maggiore Difesa ha inviato un «aggiornamento» sulle condizioni di salute dei militari italiani rimasti coinvolti nell’esplosione di un IED ieri in Iraq.
«Sono stabili le condizioni dei 5 militari coinvolti dall’esplosione di uno IED ieri in Iraq, – si legge. – Per quattro di loro il quadro clinico rimane serio ma non sono in pericolo di vita.
«Non ci sono particolari variazioni circa il bollettino medico già precedentemente riportato a meno di un militare su cui i sanitari sono dovuti intervenire su un arto inferiore.
«Il rientro in Patria dei militari sarà possibile non appena la condizioni sanitarie lo permetteranno.»
 
In realtà non si tratta di un aggiornamento, perché la notizia non ci era stata inviata dallo Stato Maggiore. Questo è il primo comunicato diramato dalla Difesa.
La rivista online «Difesa online» aveva pubblicato la notizia, ma la testata non è il Ministero.
E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva espresso la propria vicinanza con un penoso messaggio su twitter.
 
Non vorremmo essere polemici in un momento così triste per le Forze Armate, ma noi abbiamo compiuto missioni giornalistiche nei teatri di guerra proprio per prendere contatto con quei ragazzi. E da tutte le parti volevano solo una cosa: sentire di avere il Paese alle spalle.
Ora possiamo confermare che il Paese sostiene ampiamente i nostri soldati.
La stessa cosa non possiamo dirla così puntuale per le istituzioni, che hanno avuto un ritardo inspiegabile.

GdM

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone

L'Autonomia ieri e oggi

di Mauro Marcantoni