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Guerra Russo-ucraina, torna lo spettro delle mine antiuomo

Il trattato di Ottawa, che impone il bando delle mine antiuomo, è stato firmato da 133 stati, tra i quali Italia e Ucraina. Non è stato firmato da USA e Russia

Desideriamo fare alcune precisazioni in merito ad alcuni aspetti della guerra Russo-Ucraina e in particolare all’uso indiscriminato fatto dalle parti in causa sull’uso delle mine antiuomo.
Questo perché qualcuno ha sollevato l’ipotesi che si trattasse di mine prodotte e consegnate dall’Italia.
In realtà le cose stanno così.
Il 3 dicembre 1997 è stata firmata una convenzione internazionale per abolire la produzione e l’uso delle mine antiuomo. Tra i firmatari c’era anche l’Italia.
Nel nostro Paese c’erano tre fabbriche che le producevano e le esportavano, ma sono state fatte riconvertire. Dalle mine antiuomo, che scattano alla pressione di 15 kg, sono passate alle sole mine anticarro, che esplodono alla pressione di 150 kg.
 
Hanno firmato l’accordo 133 stati, due lo hanno firmato ma non ratificato, 34 non lo hanno firmato per niente.
A questo link troviamo l’elenco dei firmatari, di coloro che non l’hanno ratificato e di coloro che non l’hanno firmato.
Tra coloro che l’hanno firmato segnaliamo l’Italia, l’Afghanistan, l’Ucraina.
Tra chi non lo ha firmato vediamo Israele, la Cina, la Corea del Nord, Libano, USA, Russia
 
Per capire a che cosa servano le mine antiuomo, spieghiamo l’uso che se ne faceva e che, ahimè, si fa ancora.
Israele ha disseminato di mine antiuomo i confini più caldi. Tra questi il confine con il Libano, dove ne hanno disseminate a decine di migliaia per impedire che i terroristi potessero entrare impunemente nel Paese.
Da quando è in atto l’operazione UNIFIL dell’ONU, i genieri sono all’opera per bonificare il confine tra Libano e Israele man mano che procede il confine «Blu» concordato tra le parti come e definitivo e invalicabile.
Tra i ragazzi del Genio militare italiano impegnati alla pericolosissima opera di bonifica ci sono stati e continuano a esserci soldati italiani sui 20 anni.
A suo tempo il nostro giornale fece un ampio servizio proprio sui nostri ragazzi che rischiavano la vita per bonificare il territorio. E tuttora va il nostro riconoscimento per il pericolosissimo lavoro che fanno.
 
Quando l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan e si accorse che solo le città occupate dall’Armata Rossa e le basi militari erano al sicuro dai talebani, decisero di cospargere il territorio intorno ai centri delicati sia le mine antiuomo che le mine anticarro.
Secondo i nostri genieri che operarono in Afghanistan con gli alleati NATO, le mine presenti sul territorio afghano erano state quantificate nell’assurda cifra di 10 milioni di unità.
I nostri genieri ne bonificarono un milione (a suo tempo il nostro giornale fece un ampio servizio sull’argomento) e insegnarono ai militari afghani come disinnescarle.
I talebani recuperarono poi l’esplosivo per farne l’utilizzo terroristico che conosciamo.
 
Dal punto di vista tattico, ecco il principio che aveva suggerito l’uso delle famigerate mine antiuomo.
Mettiamo che il nemico proceda all’improvviso da una certa direzione e che l’esercito non sia ancora preparato per neutralizzare la minaccia. Allora si sparano migliaia di mine antiuomo a una certa distanza per fare un muro invalicabile. Più che essere invalicabile ha l’effetto ritardante, ma è quanto basta per consentire all’esercito di organizzare la difesa.
Per lanciare queste mine antiuomo ci sono due mezzi: i razzi, missili,i elicotteri e aerei, con i quali si lanciano contenitori di mine. Non ci risulta che sia possibile lanciarle sparandole con gli obici.
Tali involucri sono chiamati in gergo «submunizioni», ma il loro nome tecnico è «CBU-89Gator Mine» (vedi immagine in alto), che consistono in bombe a grappolo da 1.000 libbre, contenenti mine anticarro e antiuomo, dotabili come optional un sensore di prossimità e un timeout di autodistruzione. L’autodistruzione ha lo scopo di consentire un eventuale contrattacco da parte di chi le ha lanciate.
 
Ed ora torniamo alla guerra Russo-Ucraina. Qualche testimone afferma che gli ucraini avrebbero «sparato» mine antiuomo per impedire l’avanzata dei russi. Il che avrebbe la sua logica, se non fosse che l’Ucraina ha sottoscritto l’accordo. Per contro, la Russia non lo ha mai sottoscritto.
Ovviamente sottoscrivere non significa anche rispettare l’accordo, e nessuno può dirci se gli USA (non firmatari) abbiano fornito le mine agli ucraini. I quali comunque non potevano impiegarle perché l’accordo fa divieto anche del semplice uso.
È dunque possibile che siano stati i russi (non firmatari dell’accordo) a disseminare di mine antiuomo per impedire agli ucraini di cacciarli dai territori conquistati.

Temiamo che non si saprà mai la verità, forse neanche a dieci anni dalla fine della guerra.
L’unica cosa che rimane certa è che nel frattempo sono i civili, sia russi e ucraini a farne le spese, come riporta qualche collega operativo su entrambi i fronti.
La riflessione da fare è se si considera etico accusare una delle parti in conflitto sull'uso di mine antiuomo quando lo stesso paese che denunci non ha firmato il trattato di bando all'uso di tali manufatti?

GdM

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