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Con Raghuram G. Rajan si chiude la 14ª edizione del Festival

«Il futuro del mondo è una maggiore integrazione, dobbiamo preparare la società al mondo di domani, dando alle persone fiducia, ma con gradualità»

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Raghuram G. Rajan, già capo economista al Fondo monetario internazionale e governatore della Banca centrale indiana, attualmente docente all’Università di Chicago, chiude con Tito Boeri la 14ª edizione del Festival dell’Economia, dialogando al Teatro Sociale su Stato, mercato e comunità locali.
Nei più di 100 incontri che l’hanno caratterizzato, tanti esperti hanno dato un quadro dei temi che hanno dato titolo all’edizione, discutendo dei possibili rimedi alle problematiche legate alla globalizzazione.
Rajan va subito al punto: anche nei Paesi più sviluppati ci sono sacche prive di capacità di stare al passo con l’economia globale.
Con la disgregazione sociale le comunità si deteriorano e il tessuto sociale si indebolisce.
È dunque necessario passare da un’azione di tipo centralizzato ad una mirata a livello locale, che provenga dalla comunità.
«Non c’è un pulsante da premere da Roma o Washington per risolvere i problemi e anche le comunità più povere possono farcela, con un coinvolgimento della comunità» ha detto l’economista indiano in odore di Nobel.
 

 
L’incontro termina con il saluto del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti.
«Oggi si è dato un esempio di come il popolo apprezzi il Festival dell’Economia, che parla di tematiche apparentemente difficili da capire.
«Trento riconosce l’importanza di questo festival anche per la stessa comunità trentina e per l’immagine nazionale e internazionale che pone al centro questo territorio: è un orgoglio per la nostra comunità.»
Quindi un accenno al titolo, «indovinato nella sua essenzialità economica e politica».
«Questa rassegna ha dimostrato con numeri ancora più importanti degli anni scorsi, che deve crescere il dibattito nell’ambito del pluralismo su tematiche da sciogliere e da capire» ha poi concluso il presidente Fugatti, ringraziando quanti hanno lavorato per l’organizzazione e la comunicazione del Festival e dando appuntamento alle prossime edizioni.
 

 
Sul fronte dell’immigrazione, che innesca timori di perdite di risorse e di posti di lavoro, come accenna Boeri, Rajan è convinto che i Paesi industrializzati debbano accettare un certo tasso di immigrati, soprattutto se sono dipendenti dalla domanda esterna, ma che esista comunque un livello ottimale, una soglia, superata la quale il problema viene fuori soprattutto per chi paga il costo dell’integrazione.
Il problema principale nella percezione della gente sta nel fatto che gli immigrati usufruiscono del welfare e minacciano l’integrità culturale.
La soluzione, secondo Rajan, non è imporre una conservazione della cultura dall’alto, ma favorire la diversificazione, tenendo naturalmente conto che chi arriva in nuovo Paese si debba adeguare a quella cultura.
Per Rajan va trovata la giusta via di mezzo, «una modalità che trovi un equilibrio ragionevole. Chi vuole integrarsi nel tessuto economico potrebbe richiamare servizi fondamentali, come ad esempio il medico che forse in certe aree non c’è più». 
 

 
Continua l’economista indiano: «Il futuro del mondo è una maggiore integrazione, dobbiamo preparare la società al mondo di domani, dando alle persone fiducia, ma con gradualità.»
Quindi il dialogo si sposta sul protezionismo e il trasferimento tecnologico, temi complessi che devono andare nella direzione di investimenti sull’istruzione e la riqualificazione dei lavoratori.
«La fiducia negli esperti è un fattore critico determinante, momenti come questo festival sono importanti per il confronto fra la gente e gli studiosi» – ribadisce Rajan.
Gli fa eco Boeri: «È importante democratizzare il dibattito, coinvolgere la gente e accettare opinioni diverse. È quello che cerchiamo di fare qui a Trento.»

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