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A scuola di golf per insegnanti: Chuck Cook. Di Lorenzo Golser

Organizzato dalla PGAI, ospitato da Franciacorta, lo stage di quest'anno ha visto il Coach leggendario di Payne Stewart, Tom Kite e Corey Pavin

Da diversi anni PGAI dedica energie e risorse all'organizzazione di seminari per insegnanti, contattando maestri e coach stranieri altamente qualificati. Quest'anno l'appuntamento con il 6° Seminario sull'Insegnamento è stato in calendario giovedì 16 Ottobre presso il Golf Club Franciacorta. Un corso di aggiornamento particolarmente interessante. Infatti, dopo Denis Pugh, Hank Haney e Mike Hebron, quest'anno a condurre la giornata è stato Chuck Cook, uno dei più noti insegnanti di golf degli Stati Uniti.
Cook ha accettato l'invito della PGAI e il suo intervento si è articolato per tutta la giornata attraverso ogni aspetto del gioco, con lezioni teoriche e con dimostrazioni in campo pratica. Il tema proposto è stato «What we have learned teaching with technology». Cuck Cook, texano, direttore dell'omonima rinomata Golf Academy, è accreditato fra i primi 10 maestri al mondo. Coach leggendario di Payne Stewart, Tom Kite e Corey Pavin, è stato nel 1996 «Teacher of the Year» dalla PGA of America.
Noi siamo stati al seminario e vogliamo raccontarvi brevemente le novità all'orizzonte.

Dopo la registrazione e una breve presentazione del corso da parte dei nostri colleghi Hassan e Ferito, il grande maestro americano ha preso la parola.
Il tema è molto interessante e tratta in pratica di cosa abbiamo imparato fino ad ora dall'uso della tecnologia nel golf.
Il primo argomento è il video, del quale ho una certa confidenza, usandolo abbastanza di frequente anche con i miei allievi, ma mi accorgo subito che ho ancora molto da imparare. Le priorità date sono molto precise. Come piano dello swing viene identificata una linea collegata direttamente al lie angle del bastone, che servirà da riferimento durante l'analisi. Quindi la faccia del bastone durante lo svilupparsi dello swing, l'angolo di approccio corretto e come ottenerlo, la velocità e il punto di contatto.
Non vogliamo entrare nei dettagli tecnici, ma solo dare una panoramica degli argomenti trattati.
Si evince dai resoconti del guru che la maggior parte dei giocatori del tour preferisce giocare con una faccia del bastone square (leggermente chiusa) e che Tiger ha lavorato molto con Hank Haney per aprire la faccia del bastone onde ottenere un maggior controllo soprattutto sulla distanza.

Il secondo argomento è il launch monitor e cosa esso misura. Velocità della faccia del bastone, velocità della palla, consistenza del colpo. Inoltre misura l'angolo di lancio, lo spin, la direzione, l'altezza, la traiettoria di tiro e il punto di contatto, ma soprattutto può aiutare a ottimizzare i vari dati sia per migliorare lo swing sia per una scelta della corretta attrezzatura.

Passiamo a analizzare dei dati per capire cosa produce la velocità e l'importanza di avere un contatto solido.
L'aspetto più interessante è che ogni colpo ideale giocato con qualsiasi ferro o bastone dovrebbe avere la stessa altezza e cioè tra i 105 e i 115 ft (30-40 metri). Questa sì che è una notizia bomba , pitch e driver dovrebbero raggiungere la medesima altezza massima di traiettoria.

Il kwest è il terzo argomento trattato. Altro non si tratta che di sensori applicati un po' su tutto il corpo che rilevano ogni posizione di spalle, fianchi, braccia, faccia del bastone e che permettono di controllare le diverse posizioni assunte da vari segmenti durante lo swing. Da qui si possono capire gli errori nella catena cinematica dello swing e correggerli.
Interessante la tendenza di far ruotare meno i fianchi, soprattutto nei giocatori giovani e fisicamente preparati, e quindi le spalle nel back swing. Si parla di circa 32° dei fianchi e di 70° - max 80° di rotazione delle spalle all'apice del back swing. Fondamentale la sequenza delle varie parti nel movimento e il timing.

E veniamo al quarto e forse più interessante argomento , il sam putlab. Tutti quelli che ritenevano fondamentale nel putting un movimento a pendolo perfetto che non tagliasse la palla in slice o in altri modi considerati dovranno ricredersi. L'aspetto più importante nel putting non è un movimento perfetto ma la ripetitività, cioè eseguire sempre lo stesso movimento porta il giocatore anche con movimenti non perfetti a aggiustare nel tempo la mira e a produrre un risultato costante che porta comunque a imbucare più putter. Grazie a questo macchinario applicato al putter si riesce a capire il suo movimento e soprattutto a confrontarlo ad ogni movimento seguente per capire la ripetitività.
In ordine di importanza vengono poi il Timing e l'allineamento della faccia della bastone all'impatto. Dopo l'impatto il putter deve seguire una traiettoria ascendente di circa 3°-4°.
Il follow rough dovrebbe impiegare metà tempo rispetto al back swing.
(Vedere la scheda tecnica del putter di Tiger a pié di pagina).

L'ultimo è il weight right force monitor che permette di studiare il trasferimento del peso durante lo swing, elemento che è stato fondamentale ad Harrington per allungare i suoi driver di qualche decina di metri. Il peso trasferito al suolo nei buoni giocatori arriva al 120-140% del peso reale del giocatore.

Nel pomeriggio ci siamo trasferiti sul driving range per mettere in pratica con il video e il launch monitor i suggerimenti di Chuck.

Cosa abbiamo imparato da questo interessante seminario con il grande maestro americano? Che grazie a queste nuove tecnologie e apparati possiamo verificare quello che noi insegniamo, supportare o mettere in discussione teorie sullo swing e sulla tecnica del golf. Resta fermo il punto per cui non sarà comunque uno strumento scientifico che alla fine decreterà il successo del giocatore, ma può sicuramente aiutarlo. Ricordiamoci infatti che il parametro ultimo per giudicare il successo di un giocatore si chiama score.
Quindi sempre attenzione durante le lezioni al volo della palla e non solo alla macchina anche se i risultati possono aiutarci a capire meglio e ad aiutare i nostri allievi.
In ultimo non dimentichiamoci di tenere presente le tendenza naturali del nostro allievo e di non volergli imporre un modello che, anche se usato dai migliori giocatori del momento, potrebbe non essere il suo.
Beh una giornata spesa veramente bene, un grazie alla PGA italiana per aver organizzato l'evento ma soprattutto a un vero professionista come Chuck Cook che ci ha trasmesso parte della sua esperienza accumulata in anni e anni in una sola giornata.Well done Chuck.

Lorenzo Golser

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