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Dalla cima più alta del Trentino 3.769 mt, il Cevedale

Una splendida gita nel cuore del Parco Naturale dello Stelvio in Val di Peio

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Dopo diverse e divertenti passeggiate in montagna abbiamo deciso di testare il nostro allenamento con qualcosa di più impegnativo.
Abbiamo scelto la cima più alta del Trentino un po' per la sua maestosità ed un po' perché tecnicamente non troppo impegnativa.
Il Cevedale fa parte del gruppo montuoso Ortles-Cevedale nelle Alpi Retiche Meridionali.
Con numerose altre cime da luogo al più grande ghiacciaio vallivo italiano, ovvero il ghiacciaio dei Forni che divide il Trentino dalla provincia di Sondrio.
 

 
Ci siamo rivolti alla sezione guide Alpine di Malée ed abbiamo organizzato per i giorni 23-24 luglio la nostra escursione ed è proprio questa che andiamo a raccontare.
Il ritrovo con la guida è fissato a Malé davanti all’ufficio delle guide alpine verso le ore 14.30.
La nostra guida si chiama Stefano e ci fornisce subito di tutto il necessario per affrontare il ghiacciaio: ramponi bastoncini e imbrago.
Ci dirigiamo tutti insieme verso Malga Mare a circa 1.900 metri di quota dove lasciamo l’auto.
 

 
La nostra prima destinazione è il rifugio Guido Larcher al Cevedale, situato in Val Venezia a circa 1.50 m di cammino a 2.608 mt sul livello del mare.
Quasi da subito ci fa compagnia sul fianco sinistro la splendida cima del monte Vioz con il suo bellissimo ghiacciaio e ed i suoi oltre 3600 m.
Appena scollinati in Val Venezia ci appare in cima alla valle il rifugio e sullo sfondo la nostra destinazione finale la splendida montagna del Cevedale.
Nostro programma prevede di pernottare a rifugio e alle prime luci dell’alba intraprendere l’ascesa alla cima.
 

 
Il rifugio è stato recentemente ristrutturato ed è un vero gioiellino. È gestito da alcune generazioni dalla famiglia Casanova di Pejo.
Ottima la cena è alle nove tutti a nanna per essere in forma per l’indomani. Sveglia alle cinque colazione abbondante e per le sei siamo già pronti per partire.
Verso le 7:30 siamo già in vista del ghiacciaio e lo spettacolo è suggestivo.
Supervisionati dalla nostra guida Stefano ci prepariamo di tutto punto, ramponi imbrago e corda...
 

 
Iniziamo così legati ed in fila indiana sempre con la corda tesa ad avanzare e sul ghiaccio vivo. I nostri ramponi funzionano molto bene e fanno ottimamente presa.
Superiamo alcuni piccoli crepacci coperti dalla neve ai quali bisogna prestare molta attenzione.
Dopo diverse centinaia di metri cominciamo a trovare la neve che copre il ghiaccio. Qualche giorno fa ho fatto brutto tempo ed in quota ha nevicato.
Le condizioni sono comunque ottimali per la salita, la neve è compatta ed i Nostri ramponi insieme ai bastoncini funzionano ottimamente.
 

 
Stefano guida la spedizione e con alcune piccole soste, Verso le ore 10:00 giungiamo in vetta. Lo spettacolo è da togliere il fiato.
Abbiamo la visuale a 360° su gran parte del ghiacciaio dei forni e delle sue cime, sul Gran Zebrù, e l’Ortles.
Il tempo per un panino qualcosa da bere, e pronti per la discesa prima che la neve, scaldata dal sole diventi troppo morbida.
Si scende seguendo le tracce della salita ma ora siamo molto più veloci.
 

 
Verso le 13 siamo già di ritorno al rifugio pronti per la meritatissima birra. Una piccola pausa e si riparte alle 15:30 siamo di ritorno a malga mare.
Una gita stupenda, richiede un po’ di allenamento in montagna, un po’ di abitudine alla quota e se non siete degli alpinisti provetti sicuramente la supervisione di una guida alpina, ricordatevi in montagna non si scherza soprattutto sul ghiacciaio a 3700 m di quota.
Una ringraziamento a Stefano per la sua gentilezza disponibilità e grande professionalità.

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