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Storie di donne, letteratura di genere/ 211 – Di Luciana Grillo

«Io sono il Nordest, voci di scrittrici per raccontare un territorio» a cura di Francesca Visintin: a tutte un grazie sentito, come donna e come lettrice

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Titolo: Io sono il Nordest. Voci di scrittrici 
            per raccontare un territorio

 
Autrice: Francesca Visintin
Editore: Apogeo Editore 2016
 
Pagine: 240, Brossura
Prezzo di copertina: € 15
 
Diciotto donne del Nordest, note o meno note, scrittrici, giornaliste, imprenditrici, si cimentano nella scrittura di un racconto per condividere con lettrici e lettori ricordi, avventure, sentimenti, emozioni e per raccogliere fondi a favore del Centro Veneto Progetti Donna Onlus, che aiuta le donne, sia italiane che straniere, che si trovino in difficoltà o che siano vittime di violenza.
La curatrice, Francesca Visintin, giornalista del Corriere della Sera/Veneto, ha raccolto i racconti, con lo scopo di rendere finalmente visibili donne «in prima linea, sempre. Nel lavoro, in famiglia, nel sociale. Ma troppo spesso non visibili, quasi mai protagoniste», e chiude l’antologia con un suo racconto.
 
Il libro parte bene fin dall’inizio, perché la prefazione è scritta da Marina Salamon, imprenditrice di successo, premiata per la sua multiforme attività nel 1992 con il prestigioso «Premio Marisa Bellisario». Scrive di essersi emozionata leggendo le pagine delle donne del Nordest, «storie individuali (che) compongono la grande storia del mondo, che non è fatta di date e battaglie, ma di vite vissute».
Antonia Arslan, ben nota per le sue storie dolenti di armeni perseguitati (vedi nostra recensione) parla della nostra realtà e dei bambini, «giocattoli di adulti immaturi… oggetti sessuali, creature impotenti da torturare… Sono i tempi di Erode» e naturalmente torna indietro nel tempo, al genocidio, ai soldati turchi, ai bambini che «subivano ad occhi spalancati il peggiore dei destini…».
 
La segue Isabella Bossi Fedrigotti, che acquistò notorietà come scrittrice dopo aver pubblicato «Amore mio, uccidi Garibaldi», di origine roveretana.
Proprio a Rovereto è ambientato il suo racconto, «Un monumento per le Zigherane», che presenta le operaie del tabacchificio come donne capaci non soltanto di occuparsi di casa famiglia e lavoro, ma anche di costruire un ponte con i loro stipendi, di «inventarsi» il nido aziendale e persino «una loro banca di mutuo soccorso… una anziana fidata fungeva da tesoriere e a lei ogni socia versava una quota mensile di due fiorini».
 
Naturalmente non mi è possibile scrivere di tutti i racconti, però penso sia interessante far sapere che i temi sono molto vari, dalla storia del «Clochard con gli occhi di ghiaccio» di Gabriella Imperatori al «Save the Date» di Michaela K. Bellisario, dal «Pranzo di anniversario» di Francesca Diano la cui protagonista Antonietta, cameriera nella casa di un farmacista, «troppo selvatica, troppo rozza, troppo segaligna… quando il Dottore sbagliò le dosi di una preparazione galenica… decise che non poteva lasciare che il suo nome e la sua reputazione venissero distrutte… Lei, che aveva solo la terza elementare, cominciò a controllare tutte le ricette, serviva i clienti, stava alla cassa… Da sola mandò avanti la farmacia…» a «La crisi» di Serenella Antoniazzi (vedi nostra recensione) che svela senza giri di parole la condizione delle donne: «Non si è donna senza osare. Con gusto ed un briciolo di fantasia, si può, si deve. Da figlie ascoltiamo e mettiamo in pratica gli insegnamenti dei genitori… accogliamo fra le braccia un uomo. Accantoniamo la nostra tristezza, per sostenere la sua. Spesso, lui non si accorge che la compagna che gli vive accanto avrebbe bisogno di ascolto. E’ scontato che i suoi problemi siano sempre meno gravi ed importanti».
 
Mi piacerebbe parlare di tutti i racconti, di «Stato di grazia» di Irene Vella, di «Due donne» di Elena Girardin, di «Noi tre» di Irene Cao, di «Julianon è qui» di Antonella Sbuelz e degli altri ancora, ma gli spazi di una recensione sono limitati.
Un ultimo cenno però al racconto della curatrice mi sembra indispensabile: «Betty la bella è la storia triste di una donna che è stata bella e benestante, che precipita nella povertà («La povertà porta bruttezza»), che si rende conto di quale diverso trattamento si riservi alle donne nel mondo del lavoro («Mai un avanzamento. La tenevano sulla corda») e di come siano «normali» le molestie sul lavoro. Ma Betty si riscatta quando dice un bel No, e finalmente si sente di nuovo bellissima.
 
18 storie di donne, 18 autrici che si sono messe in gioco in nome della solidarietà femminile: Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti, Irene Cao, Mary B. Tolusso, Gabriella Imperatori, Barbara Codogno, Federica Sgaggio, Michaela K. Bellisario, Francesca Diano, Elena Girardin, Anna Laura Folena, Annalisa Bruni, Antonella Sbuelz, Micaela Scapin, Maria Pia Morelli, Serenella Antoniazzi, Irene Vella, Francesca Visintin.
A tutte un grazie sentito, come donna e come lettrice.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Precedenti recensioni)

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VANNA 23/03/2018
bellissima recensione che invoglia alla lettura, all'acquisto del libro, al sostegno della causa.
Brava LUCIANA!
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