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L’ex PM Luca Palamara radiato dalla Magistratura

La minaccia: «Pago io per tutti, non ci sto, non voglio essere il capro espiatorio»

L'ex-pm Luca Palamara è intervenuto a Tgcom24 in diretta via telefono per commentare la scelta della Sezione disciplinare del Consiglio di radiarlo dall'Ordine dei Magistrati. La giornalista Elena Tambini, presente in studio, ha condotto l'intervista.
«Pago io per tutti è riferito al fatto che la decisione di ieri ha detto questo – dichiara Palamara, – ma è mia intenzione con i ricorsi alle sezioni unite e laddove fosse necessario alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, affermare che non devo pagare io per tutti, perché penso che oramai sia un interesse pubblico quello di ricostruire la verità dei fatti sulla nomina di procuratore di Roma.
«Quello a cui abbiamo assistito in questi mesi, fotografa un segmento rappresentato dalla cena svolta tra l'8 e il 9 Maggio presso l'hotel champagne alla presenza di due onorevoli.
«È arrivato il momento di fare chiarezza su quanto accaduto prima e di conseguenza perché la nomina di Viola sia poi saltata.»
 
Quando parla di «interesse pubblico» cosa intende? Le promesse di far luce su alcuni processi che hanno riguardato la storia del nostro Paese, in che modo lo farà?
«Su questo tema c'è stata molta confusione, vorrei essere chiaro. Ieri sono stato al Partito Radicale e ho voluto aderire al tema della giustizia giusta perché i ruoli che ho ricoperto mi hanno portato negli ultimi 10/15 anni ad occuparmi di temi riguardanti i rapporti tra politica e magistratura.
«Io penso sia un dovere ricostruire - fatti da me vissuti in prima persona - quella che è stata la storia politico-giudiziaria del Paese.
«La mia situazione personale mi impone di documentare fatti e circostanze e questo farò per meglio chiarire ciò che è accaduto sia sui rapporti interni alla magistratura sia sulla contestualizzazione delle inchieste giudiziarie che molto hanno fatto discutere, ed evidenziare in che modo le nomine hanno avuto impatto sullo svolgimento dei processi.»
 
Lei è passato dall'essere il «regista» di questo sistema delle nomine, a essere colui che vuole denunciarle e cambiare il sistema. È cambiato in lei in modo in cui vede la giustizia?
«Anche questo è un argomento delicato. Nel momento in cui è venuto fuori il meccanismo degli accordi che hanno preceduto la nomina del Procuratore di Roma, la pubblicazione delle chat, che hanno riguardato anche la mia vita privata, è venuto all'attenzione dell'opinione pubblica il meccanismo spartitorio attraverso il quale le nomine vengono effettuate che non significa non tener conto del merito e del valore dei candidati, perché chi partecipa a questi concorsi, ha dei titoli per poterlo fare.»
 
Vuol dire escludere comunque altri candidati che potrebbero avere le stesse possibilità?
«Questo è un altro grande tema sul quale è necessario fare una riflessione, perché il meccanismo del quale io ho fatto parte è stato sicuramente penalizzante nei confronti di coloro che delle correnti non facevano parte, siccome è venuto fuori questo problema, mi sento in dovere di spiegarlo.
«Sono stato un rappresentate delle correnti eletto dai magistrati e le correnti caratterizzano il mondo della magistratura da 60 anni, prima di me ci sono stati molteplici rappresentanti.
«Io fui eletto per scegliere e nominare il miglior candidato che a sua volta veniva scelto attraverso un accordo tra tutte le correnti della magistratura. Questo è il meccanismo. Hanno voluto fotografare solo quello che faceva comodo e credo che su questo sia giusto fare una riflessione.»

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