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Come tornare a «sentirsi forti» a scuola

Un progetto per supportare studenti, studentesse e docenti durante la pandemia da COVID-19

Ripartire a scuola con una pandemia in corso è una sfida organizzativa, logistica ed educativa. Ma è prima di tutto una prova per ogni ragazzo e ragazza che deve tornare con fiducia e serenità sui banchi e nelle aule.
Come viene affrontato questo momento difficile e quali sono gli strumenti utili a rendere il rientro a scuola in tempi di Covid-19 comunque un’esperienza positiva?
Parte da questi interrogativi e impegno il progetto «Sentirsi forti» messo a punto dal Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive (DIPSCO) dell’Università di Trento in collaborazione con il Dipartimento Istruzione e Cultura (Servizio Istruzione, Ufficio per la Valutazione delle Politiche Scolastiche) della Provincia Autonoma di Trento (PAT).
 
Un progetto che punta a far emergere e aumentare negli studenti della scuola secondaria di primo grado il concetto di sé scolastico, e condividerlo con compagni e insegnanti.
Il progetto rientra tra quelli finanziati dalla Fondazione Caritro nel bando dedicato alla «ricerca per la ripartenza» e rivolti a scuole e enti trentini per raccogliere le esperienze vissute nel periodo del lockdown primaverile.
 
Focus del progetto «Sentirsi forti» sono gli aspetti non-cognitivi negli studenti e nelle studentesse delle ultime classi della scuola secondaria di primo grado.
Indicatori come la motivazione scolastica, l’autostima a scuola, la percezione delle proprie capacità in matematica e in italiano, il capitale psicologico (autostima, fiducia, resilienza, autoefficacia), la personalità (soprattutto coscienziosità e apertura mentale), la disponibilità verso gli altri, la qualità della didattica percepita e il clima sociale scolastico.
 
Il progetto si è articolato in due parti: una empirica e quantitativa, con la somministrazione di un questionario studente e la raccolta di dati sugli apprendimenti scolastici; e una di sviluppo professionale dei docenti per favorire il potenziamento in classe.
Sette gli istituti comprensivi trentini coinvolti: Alta Val di Sole, Bassa Anaunia – Tuenno, Bassa Val di Sole, Cles «B. Clesio», Fondo - Revò, Taio e Trento 7.
Complessivamente il progetto ha coinvolto 21 docenti e 322 tra studenti e studentesse, oltre ai/alle sette dirigenti degli istituti partner che hanno collaborato nel lavoro preparatorio durante l’estate scorsa.
 
 Preparare i docenti per aiutare a superare le crisi  
L’obiettivo del progetto è quello di supportare i/le docenti, attraverso una serie di seminari in videoconferenza e guide operative, nello sviluppo di pratiche didattiche per potenziare le componenti non-cognitive dei propri studenti e studentesse, nel superamento di periodi di crisi o di difficoltà.
In particolare, sono stati previsti tre seminari (uno a dicembre, uno a gennaio e uno a marzo) su temi specifici, condotti da un esperto pedagogista e accompagnati da guide operative che i docenti possono utilizzare nelle loro attività didattiche.
I primi risultati sono incoraggianti, come spiega il coordinatore del progetto, Franco Fraccaroli dell’Università di Trento.
 
«Ad oggi, la raccolta dati nel primo periodo ha permesso di analizzare il quadro delle componenti cognitive e non-cognitive delle varie classi.
«In particolare, al personale docente coinvolto è stato fornito un report dove, nel rispetto della privacy, si presentava la situazione di una singola classe in rapporto all’andamento complessivo del campione esaminato.
«Ogni insegnante quindi ha il quadro della propria classe in termini di self-concept scolastico, livello di motivazione degli studenti, qualità delle relazioni sociali, resilienza, ecc.»
 
«Questo approccio ha permesso di individuare quali siano le variabili target su cui intervenire, in base al quadro specifico di ogni classe – aggiungono Francesco Pisanu (Ufficio per la Valutazione delle Politiche Scolastiche) ed Enrico Perinelli (ricercatore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento). – Si stanno anche raccogliendo dati sui livelli di apprendimento degli studenti, in modo da indagarne i correlati più importanti con le variabili di tipo non cognitivo.
«I dati verranno raccolti anche al termine del secondo periodo, cioè a maggio. In questa seconda fase sarà possibile effettuare una più approfondita analisi sugli effetti degli interventi adottati. Auspichiamo di rilevare, in particolare, incremento dei livelli di self-concept scolastico tra i ragazzi.»
 
Giunto quasi a metà del suo percorso il progetto ha già raggiunto molti degli obiettivi iniziali. Tutto ciò è stato possibile soprattutto grazie all'interesse e la disponibilità degli attori coinvolti.
«Ciò che ci ha maggiormente colpito – spiega Fraccaroli – è stato l'interesse e la grande disponibilità delle scuole a collaborare alla buona riuscita del progetto, oltre alle reazioni positive e la disponibilità del corpo docente, nonostante il pressing lavorativo imposto dal momento difficile.»
«Uno degli aspetti interessanti del progetto – aggiunge Pisanu – sono state le attività volte agli studenti per aiutarli a coltivare aspettative positive riguardo al proprio studio.
«Dall’altra parte, anche il supporto agli insegnanti nel fornire ai loro studenti e studentesse strategie cognitive e metacognitive per rendere più efficace il proprio studio è uno dei punti cardine del progetto.»

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