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Stampa: «Libertà vo cercando ch'è si cara»

Il verso di Dante nel canto del Purgatorio potrebbe essere lo slogan dell’iniziativa #UnFuturoperl’Informazione promossa a livello nazionale dal sindacato FNSI

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Oggi si è tenuto un appuntamento importante per la libertà di stampa anche in Trentino, in occasione dell’iniziativa #UnFuturoperl’Informazione, promossa a livello nazionale dal sindacato FNSI.
Il pensiero di apertura del collega del sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige Rocco Cerone ha collimato con il nostro.
Lo scorso 26 maggio il presidente bielorusso Alexander Lukashenko aveva lanciato il falso l'allarme di una bomba a bordo di un aereo Rayanair per costringere il velivolo ad atterrare.
A bordo, guarda caso, si trovava Roman Protasevich, 26 anni, giornalista e attivista politico contrario al regime di Lukashenko. Ovviamente l’areo fu fatto ripartire senza di lui, che è stato arrestato.
Questo fatto gravissimo è accaduto nella civilissima Europa, in un volo partito dalla Grecia diretto in Lituania.
Nella foto che segue vediamo che la posizione del collega Roman ha scosso il nostro mondo.
 

 
Ovviamente non va dimenticato quanto accadde in Turchia, dove Erdogan ha imprigionato tutti i giornalisti che hanno contestato il suo potere. Il suo regime, possiamo dire, per usare parole del presidente Draghi.
La Turchia, non dimentichiamolo, vorrebbe entrare in Europa. Il mio sangue veneziano non gradisce l’idea, il mio essere giornalista non l’accetta proprio.
Per restare nel nostro Paese, sono ancora troppi i giornalisti sotto scorta perché minacciati dalla malavita. Anche la politica, con altri metodi più sofisticati, prova tuttora a condizionare i giornali.
Le cause temerarie (quelle che vengono fatte pur sapendo di aver torto) vengono usate ancora e la legge che le punisce è ferma in qualche cassetto della politica.
Perfino le fake news, secondo noi, sono abilmente messe in circolazione ad arte da soggetti interessati a modificare la verità.
 
Cerone ha anche accennato ai «tempi andati», quando il lavoro dei giornalisti era considerato privilegiato.
E su questo facciamo una precisazione. Quando il giornale L’Adige andava con i linotype (anni ’60-’70), il redattore percepiva uno stipendio mensile di 50.000 Lire (come una dattilografa), mentre il caposervizio ne riceveva 600.000 e il direttore un milione al mese. Privilegiati ewrano solo i vertici.
Sempre i quegli anni il collaboratore esterno (come il sottoscritto) pigliava 1.000 lire ad articolo pubblicato, più 500 lire se forniva anche la foto sempre, s’intende, se pubblicata.
Insomma, non è che il mondo sia cambiato molto.
 

 
Certo però in questo momento ci sono situazioni davvero pesanti, col palese sfruttamento di collaboratori che vogliono fare i giornalisti a qualsiasi costo. La crisi non favorisce di certo il miglioramento della situazione. Ma se è vero che a fine pandemia ci sarà un boom, vediamo se cambierà qualcosa. Noi siamo pronti.
In questa situazione, ovviamente, il caso più pesante risiede nel quotidiano Trentino, chiuso dall’editore che sulla piazza edita anche L’Adige. Nel suo disegno la pubblicità sarebbe stata veicolata al giornale rimasto aperto, le cui copia sarebbero aumentate automaticamente.
Le cose non sono andate proprio così, dato che i giornalai dichiarano di non aver aumentato le vendite dell’Adige dopo la chiusura del Trentino.
Il dato preciso sarà noto con la pubblicazione dei risultati certificati, ma l’impressione è che chi leggeva il Trentino non sia migrato su L’Adige.
Pare - diciamo «pare» - che sia pronto un progetto industriale da parte di un noto soggetto industriale trentino intenzionato ad aprire una nuova testata. Nuova perché l’editore de Il Trentino non intende cedere la testata.
Il ritorno della concorrenza dei giornali cartacei sarebbe un toccasana per la crescita culturale trentina.
 
All’incontro avevano partecipato sia il Commissario del Governo Lombardi che l’assessore provinciale Spinelli. Interessante l’intervento di quest’ultimo.
«Sono anni difficili per il settore della comunicazione, anche locale – ha detto Spinelli ricordando tra l’altro la recente chiusura del quotidiano Trentino – situazione alla quale si guarda con preoccupazione, mettendo in campo tutti gli strumenti che competono all’ente pubblico nel rispetto delle proprie competenze e soprattutto di quelle che necessariamente devono continuare a far capo all’impresa privata.»
Il contratto del «giornalista pubblico» e, ancora prima, la legge per il sostegno dell’editoria locale richiamati anche dagli interventi dei rappresentanti del sindacato, rappresentano misure concrete su cui peraltro il monitoraggio e gli innesti migliorativi non si fermano mai.
 

 
«Conosciamo del resto le difficoltà economiche del comparto - ha aggiunto l’assessore Spinelli - ma anche quelle dei lavoratori e specialmente dei giovani, considerando che qui il precariato ha dato il massimo della sua negatività.»
Aprendo quindi alla proposta di «un patto con le istituzioni per il futuro dell’informazione» l’assessore ha annunciato una novità per la legge provinciale sull’editoria del 2016.
«È allo studio l’ipotesi di un emendamento in grado di aumentare l’efficacia dei meccanismi della legge 18 del 2016, valorizzando ulteriormente progetti comunicativi e formativi che abbiano come focus la cultura e la storia del nostro territorio.
«Investire in questi beni immateriali è fondamentale per evitare che i nostri valori identitari poco a poco si disperdano - ha concluso Spinelli - ma è anche un modo interessante per garantire l’adeguato apporto professionale per la realizzazione di questi prodotti.»
In questo, Spinelli trova una porta aperta nel nostro giornale, dato che dodici rubriche de L'Adigetto.it già si occupano regolarmente e con professionalità verticalizzata di arte, cultura, letteratura, storia, autonomia, psicoanalisi comportamentale.

G. de Mozzi

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