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Corte dei Conti: Rapporto su coordinamento finanza pubblica

«Il sistema sanitario italiano, nonostante le difficoltà incontrate, ha retto all’impatto della crisi»

«Il sistema sanitario italiano, nonostante le difficoltà incontrate, ha retto all’impatto della crisi», rileva il Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti.
«Ciò ha comportato – spiega la magistratura contabile – costi importanti, non solo di natura finanziaria, che richiedono che l’attenzione dedicata nell’anno appena a passato questo settore non si riduca.
«È ancora presto per fare un bilancio di quale eredità la pandemia finirà per lasciarci. La crisi non si è ancora conclusa e, soprattutto, non è ancora chiaro a quali adattamenti e a quali costi i nostri sistemi regionali saranno sottoposti in un periodo non breve di “convivenza” con il virus.»
 
Per l'attuazione del Recovery plan l'Italia avrà bisogno «di una risposta straordinaria sul piano organizzativo e del razionale utilizzo delle risorse umane per garantire un supporto concreto al rilancio degli investimenti e, più in generale, servizi rapidi ed efficienti a vantaggio di tutti i settori dell'economia», scrive il Presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Ermanno Granelli.
Quindi si giudica necessario sia il reclutamento di nuove risorse con «conoscenze e capacità pluridisciplinari, oltreché ineludibili abilità nell'uso delle nuove tecnologie», che «un massivo intervento» di riqualificazione dell'estesa platea di cinquantenni che rappresenta la maggioranza del personale pubblico.
 
Mentre il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Enrico Flaccadoro, sottolinea «gli effetti sui conti pubblici sono stati, e sono ancora, pesanti ma una crescita più elevata renderà meno gravoso il percorso di rientro dal debito che dovrà, necessariamente, essere intrapreso non appena le condizioni economiche lo permetteranno».
«Una finanza pubblica sostenibile nel medio termine – spiega Flaccadoro – non è solo richiesta dalle regole comunitarie, ma è condizione necessaria per rivolgersi ai mercati cui quel debito si chiede di sottoscrivere.»
 
«Nell’anno della pandemia, pur considerando la straordinarietà della situazione economica generale, si è avuto conferma di risultati nettamente inferiori alle attese per quel che riguarda il secondo pilastro» del Reddito di Cittadinanza, si rileva nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti, «quello finalizzato alle politiche attive del lavoro».
Le informazioni dell’ANPAL sulle caratteristiche dei soggetti indirizzati presso i CPI evidenziano che alla data del 1° aprile 2021, a fronte di un milione e 656 mila soggetti convocati, poco più di 1 milione e 56mila erano tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro.
 
Al 10 febbraio 2021, poco oltre 152 mila persone avevano instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda.
Rimane forte l’esigenza di un serio rafforzamento dei centri per l’impiego, obiettivo al momento mancato e da rilanciare nell’ambito di una nuova e robusta politica attiva per il lavoro, da realizzare anche nel quadro degli specifici investimenti a ciò destinati dal PNRR.
Sempre nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti, si affronta anche il dei costi e ricavi regionali, «desumibili dai conti consolidati del IV trimestre del 2020, ancora provvisori, consentono una prima lettura degli andamenti delle principali variabili».
 
Non è tuttavia possibile, al momento, trarne indicazioni definitive per i risultati economici a livello territoriale.
Le risorse destinate alle regioni per far fronte all’epidemia sono confluite nel finanziamento indistinto, ma conservando un vincolo di destinazione: in caso di non utilizzo nell’esercizio, esse dovevano dar luogo ad un accantonamento ed essere utilizzate per le attività previste nel 2021.
Dai conti economici emerge una forte crescita degli accantonamenti: ciò sembrerebbe indicare che solo poco più della metà delle maggiori somme attribuite sia stato utilizzato nell’anno.
Si tratta di dati provvisori, oggetto di confronto tra Ministeri dell’economia e della salute e le regioni.
 
«Al momento della chiusura del Rapporto, i Tavoli di monitoraggio sono ancora in corso, - spiega la Corte dei Conti. - Gli approfondimenti delle singole voci di costi e di ricavi mettono in rilievo le differenti modalità con cui le regioni hanno risposto alla crisi.
«Differenze che sono lo specchio di come nell’emergenza ci si sia dovuti muovere puntando sulle opzioni più immediatamente disponibili e di come abbiano inciso le condizioni di partenza dei sistemi regionali.»

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