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Co-living in montagna: dove osano le famiglie

Il seminario si è tenuto stamattina in sede della Fondazione Franco Demarchi a Trento

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Ripopolare le zone montane e dare la possibilità a giovani famiglie di andare a vivere e costruire il proprio futuro in montagna sono gli obiettivi del progetto Co-living, di cui si è parlato oggi alla Fondazione Franco Demarchi in un incontro nell’ambito del Festival della famiglia.
È stato presentato lo stato di avanzamento dell’iniziativa partita lo scorso anno a Luserna, e che ha portato l’arrivo di 4 famiglie con 9 bambini, e quest’anno a Canal San Bovo. Il Coliving prevede il comodato gratuito di 4 anni di alloggi sfitti di Itea spa e/o dei Comuni ospitanti. Nel corso del dibattito una giovane coppia neo-residente ha raccontato come è cambiata la vita e come è stato l'inserimento nella comunità dell’altopiano dei Cimbri. A presentare e moderare l’incontro è stato Alberto Laggia, giornalista del settimanale «Famiglia Cristiana».
 
In apertura l’assessore provinciale Stefania Segnana ha ringraziato i protagonisti del progetto.
«La Comunità di valle, i Comuni di Luserna e Canal San Bovo, la Fondazione Demarchi, l’Agenzia per la famiglia pat, Itea spa, Ufficio Politiche per la casa provinciale e le famiglie stesse che hanno aderito al progetto: grazie al loro interesse abbiamo potuto dar vita al Coliving. La Giunta ha appoggiato fin da subito il progetto finalizzato a combattere lo spopolamento delle nostre valli per evitare di depotenziare tanti Comuni dei loro servizi. Hanno partecipato circa 40 famiglie al primo bando – ha proseguito - ed è stato un dato inaspettato, perché è comprensibile che si possa avere timore di sradicarsi dai luoghi dove si è nati.
«Abbiamo replicato nel 2021 a Canal san Bovo doppiando il successo del primo bando con ben 95 domande. I nostri paesi trentini sono attrattivi, sono luoghi di benessere e di uno stile di vita sano. La comunità ha reagito bene e si è dimostrata pronta ad accogliere i nuovi arrivati. Questo progetto è condiviso tra territori, enti pubblici e privati - ha aggiunto Segnana - ed è osservato anche da fuori confine come esempio da replicare in altre regioni italiane. Coliving sarà rinnovato in altri Comuni trentini nei prossimi anni.»
 
In apertura sono intervenuti i partner istituzionali che hanno lavorato al progetto Co-living a cominciare da Federico Samaden, presidente Fondazione Franco Demarchi: «abbiamo messo in campo le nostre migliori risorse in questo progetto e la sua valenza si sintetizza in alcuni concetti: ospitalità, competenze territoriali (che si arricchiscono con l’arrivo di nuove famiglie) e competenze affettive (i genitori portano la cosa più preziosa al mondo, cioè i loro figli).»

Luigi Nicolussi Castellan, vicesindaco Comune di Luserna, ha commentato che le 4 famiglie giunte a fine 2020 si stanno già attivamente inserendo nella comunità dai Vigili del Fuoco, al Coro e alla Pro loco locale. Nicoletta Carbonari, commissaria della Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri ha detto: «successo e soddisfazione sono le parole con cui commento il Coliving. Sono arrivate decine di domande da tutto il mondo ed è stato un risultato davvero inaspettato».
Bortolo Rattin, sindaco Comune di Canal San Bovo invece ha sottolineato la lungimiranza della Giunta in questo progetto: «per noi si apre ora la sfida nell’intraprendere un nuovo cammino insieme. La famiglia è una rete che connette e unisce il territorio ed è stata coadiuvata da un’altra rete importante e competente e cioè quella dei partner pubblici e privati di questo progetto.»
 
Luciano Malfer, dirigente generale dell’Agenzia provinciale per la coesione sociale, la famiglia e la natalità ha portato un plauso al grosso lavoro fatto con 7 cabine di regia con cadenze quindicinali. «Ora occorre lavorare sulle misurazioni dell’impatto di questo progetto nella comunità trentina per poter poi ritarare l’azione del Governo locale e renderlo sempre più efficace.»

A seguire, entrando nel vivo della tavola rotonda Valentina Chizzola ricercatrice della Fondazione Franco Demarchi, in merito all’accompagnamento e al monitoraggio ha detto: «Tra gli aspetti innovativi del progetto vi è che il bando dava punteggio a criteri sia quantitativi che qualitativi: il cosiddetto Curriculum abitativo (le famiglie dovevano essere disposte a portare nuove competenze nella comunità e ad essere proattive nella vita sociale). A distanza di circa un anno le famiglie fra loro hanno condiviso tante competenze: baby sitting, scambio di know tecnico, di chiavi, di servizi, di oggetti, di tempo e informazioni e inoltre le 4 famiglie di Luserna hanno dichiarato che hanno trovato lavoro dopo poco tempo e che non tornerebbero più a vivere in grandi città.»
 
Per quanto concerne l’analisi d’impatto del progetto è intervenuta Liria Veronesi, altra ricercatrice di Fondazione Franco Demarchi affermando che la prima fase della ricerca ha considerato l’analisi di indicatori esistenti da fonti Ispat e secondo il BES che valuta il benessere del Comune. A Luserna c’è un tasso di invecchiamento di 197 cioè significa che è a fronte di un bambino (0-12 anni) ci sono 2 anziani over 65.

In seconda fase abbiamo somministrato un questionario alla popolazione di Luserna circa la coesione della comunità, la visione circa il progetto Coliving e le reazioni con i nuovi colivers (85% è soddisfatto). Ha risposto il 33,3% dei residenti, che hanno anche attestato di avere una forte rete sociale di riferimento in caso di bisogno. Ultima fase ha visto interviste a stakeholders locali, da dove è emerso l’importanza delle relazioni sociali: i colivers hanno partecipato ai corsi di cultura e lingua cimbra dimostrando forte motivazione; grazie ai 9 bambini arrivati il nido non ha chiuso. Infine i colivers hanno partecipato ad eventi aiutando fattivamente nell’organizzazione e si sono inseriti nelle associazioni locali. Coliving ha portato anche un aumento della visibilità a livello nazionale ed un’ottima ricaduta turistica.
 
Caterina Pesci, ricercatrice Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento ha introdotto la ricerca di impatto socio-economica sul Coliving: «L’abbandono della montagna ha avuto dei picchi dall’80% al 30% in Italia, mentre il Trentino ha cercato di contrastare questo trend. L’abbandono montano porta costi alti per il dissesto idrogeologico e i costi degli immobili, ad esempio. In questa fase stiamo sviluppando con Fondazione Demarchi un modello di indicatori integrato per la valutazione di impatto sugli aspetti sociali, ambientali ed economici partendo dall’esperienza di Luserna. Il modello di valutazione è in via di completamento e sarà applicato ad ulteriori progetti che riguardano il ripopolamento di zone la cui importanza per l’ecosistema e l’economia non può essere sottovalutata.»
 
Stefano e Silvia Fabris, rappresentanti delle famiglie partecipanti al progetto, sono intervenuti a portare la loro testimonianza sull’integrazione nella comunità e i cambiamenti della loro nuova vita in montagna. Ha preso la parola Stefano: «Abbiamo ragionato sulla qualità di vita in cui vivevamo e quando abbiamo saputo del bando abbiamo capito che era la strada giusta da percorrere per regalare ai tre nostri figli un futuro in un contesto naturale e sano. Luserna è in un territorio meraviglioso e salubre e la comunità ci ha accolto nel migliore dei modi. Io ho continuato a svolgere la professione di prima, visto che sono fotografo e posso con la fibra continuare a collaborare con lo studio di Padova.»
 
Silvia invece dopo pochi mesi ha trovato lavoro come assistente domiciliare presso la cooperativa Vales ed ha detto: «Quello che mi ha colpito di più è stata l’accoglienza della comunità e l’aiuto della gente. La mia bimba più piccola soffriva di bronchiti asmatiche e da quando siamo a Luserna, non ha più avuto ricadute. I miei bimbi sono felici e giocano in piazza liberi, senza pericoli.» Si è aggiunta alla loro testimonianza quella di un altro colivers Luca Pastorello che da Ferrara è arrivato a Luserna: «Priorità per una famiglia è la casa e il lavoro – ha esordito - cercavamo da anni una casa in affitto in Trentino ma i costi erano alti. Io lavoro in smart working come ingegnere e ho potuto senza problemi adattarmi nel nuovo luogo di residenza.»

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