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Il 25 Aprile è ancora una ricorrenza che divide

Lo dimostrano gli scontri avvenuti nelle principali città italiane. D'altronde segna la fine di una guerra civile e non solo la cacciata dell'invasore tedesco

Il 25 aprile dovrebbe essere una ricorrenza amata da tutti gli italiani, perché segna la fine della Seconda guerra con la sconfitta del nazifascismo e soprattutto la cacciata dell’invasore tedesco.
Ovviamente non si può pretendere che chi si sente idealmente dalla parte degli sconfitti condivida la festa e, francamente, dobbiamo dire che è ancora troppo vicina la guerra civile finita nel 1945.
Quello che invece non riusciamo a comprendere è che il 25 aprile divida anche tutti quelli che nazifascisti non lo sono affatto.
 
In tanti hanno sfilato in Italia per celebrare la Festa della Liberazione, con striscioni, manifesti, slogan, cori.
A Roma diverse migliaia di persone si sono ritrovate a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza, dove il 10 settembre 1943 circa 400 civili furono uccisi dai nazifascisti.
Altro raduno a piazza di Torre Argentina con Emma Bonino e Carlo Calenda.
Alta la partecipazione a Milano dove è stato contestato anche il Governo. Cortei anche a Cagliari, Crescenzago, Bergamo e in molte altre città italiane.
 
Nella Capitale, il coro dell'Anpi è partito sulle note di «Bella Ciao» da Largo Bompiani per terminare a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza.
Un altro evento si è tenuto a piazza di Torre Argentina.
Polemiche a Milano, dove sono stati contestati il Pd e la Brigata Ebraica. Da non credere.
Le ideologie si sono scontrate anche sulla presenza della NATO e sull'invio di armi in Ucraina, che ha ben ragione di cantare Bella Ciao.
Insomma, si fa ancora a cornate per stabilire di chi sia la festa del 25 Aprile, che poi festa non è ma una ricorrenza.

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