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Il 13 luglio la 34ª edizione di Bolzano Danza al Teatro Comunale

Inaugura con l’icona della danza mondiale Bill T. Jones e i Solisti della Haydn


Photo Paul B. Goode.

 
Icona mondiale della danza da oltre quarant’anni, Bill T. Jones è la star scelta per l’inaugurazione in Teatro della 34ª edizione del festival Bolzano Danza.
Venerdì 13 luglio la sua compagnia americana interpreta Play and Play: An Evening of Movement and Music, un dittico su musica dal vivo (Teatro Comunale, Sala grande, h. 21, biglietti singoli da € 22,00 a € 8,00).
A seguire, nel Parco dei Cappuccini, la performance di Maurizio Saiu, Flaming doors (h.23, ingresso libero).
Emanuele Masi, direttore artistico del Festival, ha voluto che la Bill T Jones / Arnie Zane Company presentasse uno spettacolo con musica dal vivo, coinvolgendo i Solisti dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento nell’esecuzione di due celebri partiture: il Quartetto per archi n. 14 di Franz Schubert e Ottetto per archi in mi bemolle maggiore Op. 20 di Feliz Mendelssohn Bartholdy su cui sono stati rispettivamente costruiti Story e D-Man in the Waters, i due titoli in programma a Bolzano.
 
Si tratta di due lavori-cardine del repertorio dell’artista statunitense, divenuti emblematici.
Story, brano relativamente recente del coreografo sulla Morte e la fanciulla di Schubert, è stato creato nel 2013 sulla scia del precedente Story Time.
Qui Jones prosegue l’indagine della composizione coreografica aleatoria in linea con le esplorazioni di John Cage in Indeterminacy, «colonna sonora» dal precedente Story Time.
In questa coreografia è la partitura romantica del compositore austriaco a fare da contraltare ai movimenti dei danzatori «scelti arbitrariamente» in dialogo stretto e continuo con la musica.
 
D-Man in the Waters, è la coreografia che ha rivelato Jones al mondo nel lontano 1989.
È dedicata alla memoria del danzatore Demian Acquavella scomparso a soli 32 anni di AIDS (come il compagno di Jones, Arnie Zane) ed è stato rimontato per la compagnia nel 1998 oltre ad essere parte del repertorio dell’Alvin Ailey American Dance Theatre.
Vincitore di un Bessie Award, è un pezzo che celebra la vita e la capacità dell’essere umano di reagire.
Sull’Ottetto per archi in mi bemolle maggiore Op. 20 di Felix Mendelssohn, D-Man in the Waters, è considerato uno dei maggiori esempi dell’estetica postmoderna.
 

 
 Bill T. Jones / Arnie Zane Company 
Conosciuto per aver coniugato l’arte della danza con urgenti questioni sociali, Bill T. Jones con Arnie Zane, il compagno d’arte e vita scomparso prematuramente nel 1988, ha cambiato il volto della danza americana fin da quando 36 anni fa ha fondato la compagnia che porta i loro nomi.
Oggi la Bill T. Jones / Arnie Zane Dance Company si presenta al mondo con un repertorio più che mai vasto nelle tematiche e nelle immagini visive nonché nell’approccio stilistico al movimento, alla voce, alla messa in scena.
Famosi i titoli a serata legati alla vena più «teatrale» e di denuncia del coreografo come Last Supper at Uncle Tom’s Cabin / The Promised Land (1990), Still / Here (1994), We Set Out Early…Visibility Was Poor (1996), You Walk? (2000), Blind Date (2006), Chapel / Chapter (2006) e Fondly Do We Hope… Fervently Do We Pray (2009), ma altrettanto famosi sono i lavori nati intorno alla concezione musicale come le serate denominate Play and Play: An Evening of Movement and Music dove di volta in volta accoppia pezzi nati su un «discorso meno impegnato» come Spent Day out Yonder, Continuous Replay o Ravel: Landscape or Portrait?

La compagnia ha sede a Chelsea, New York City, nel magniloquente spazio denominato New York Live Arts, un centro di cui Jones è il direttore artistico aperto al confronto con altri artisti del movimento impegnati nella ricerca coreografica e nelle battaglie culturali e politiche di oggi.
Al termine dello spettacolo della Bill T. Jones / Arnie Zane Company il pubblico è invitato a spostarsi nel Parco dei Cappuccini (ore 23) dove viene presentata Flaming doors, performance partecipata a cura del coreografo Maurizio Saiu.
Il lavoro nasce in occasione dell’Anno Gramsciano, istituito dalla Regione Autonoma della Sardegna per le commemorazioni degli ottant’anni dalla scomparsa del grande intellettuale Antonio Gramsci.
Le questioni meridionali si sono trasformate: sono protagonisti i flussi migratori contemporanei, dalle sponde Sud del Mediterraneo verso un nuovo Nord e Occidente.
Flaming doors riflette sul ruolo della lingua come strumento ambivalente di integrazione tra civiltà e di egemonia culturale.
Flaming doors è una performance basata sulla parola e sul movimento, un rituale che si celebra attorno a una porta.
Maurizio Saiu è il sacerdote dell’azione che impegna un gruppo di 21 non-danzatori in una preghiera basata sulle 21 lettere dell’alfabeto.

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