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«Ciò che non si può dire»: il 12 ottobre al Teatro di Villazzano

Monologo di Mario Cagol che si rifà tragedia del Cermis, prodotto da TeatroE e EstroTeatro per la regia di Mirko Corradini

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Il quarto appuntamento della stagione Residenze del Teatro di Villazzano nasce dall’incontro tra la realtà che gestisce il teatro stesso, TeatroE, e l’attore Mario Cagol.
Da questo incontro prende vita il monologo «Ciò che non si può dire» dello stesso Mario Cagol, per la regia di Mirko Corradini e le musiche originali e suonate live da Alessio Zeni.
Lo spettacolo è tratto dal libro «Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis» di Pino Loperfido, testo già messo in scena 17 anni fa da Andrea Castelli, che si arricchisce però di nuovi particolari e che viene interpretato differentemente nella nuova produzione.
Ciò che non si può dire è la riproposizione di un disastro che ancora oggi – a vent’anni di distanza – urla vendetta al cielo e ci conferma – se mai ce ne fosse ancora bisogno – quanto gli esseri umani siano spesso vuote pedine in mano al Potere più cieco e prepotente.
Lo spettacolo si rifà alla strage del Cermis dove il 3 febbraio 1998, un aereo Prowler della base militare U.S.A. di Aviano (Friuli Venezia Giulia) trancia di netto i cavi della funivia del Cermis, una cabina precipita nel vuoto causando la morte di tutte le venti persone che vi erano a bordo.
 
In questo monologo il racconto è affidato a un protagonista, il manovratore della cabina che saliva verso la stazione intermedia, che restò appeso nel vuoto per un tempo indefinito, prima che un elicottero riuscisse a portarlo a terra.
Il protagonista del monologo, Francesco, è in una posizione «privilegiata»; spettatore unico, un inviato speciale sulla scena del disastro che improvvisa una telecronaca in diretta.
Quest’uomo solo, nella cabina vuota, con la morte che gli passa talmente vicino diventa il paradigma della solitudine umana.
Del fatto che le persone pensano talmente poco al loro destino e quando lo fanno è perché sentono di esserci arrivati di fronte, di averci sbattuto il naso sopra. A quel punto non c’è più tempo per fare né dire niente.
 
Ad interpretare Francesco sarà appunto Mario Cagol, che siamo abituati a vedere in vesti comiche.
Questa scommessa di immergersi nel teatro civile è per lui «l'opportunità di rendere omaggio, di continuare a ricordare, mantenere vivo questo terribile atto di ingiustizia, non dimenticare e se possibile raccontare ancora. Questo e ciò che voglio trasmettere attraverso la mia voce e la mia anima, sul palco. E' una grande responsabilità e una grande emozione che sento e voglio condividere.»
A coadiuvare Cagol nell’operazione Mirko Corradini, regista dello spettacolo, che ha affiancato l’attore fin dalla fase di drammaturgia; un lavoro certosino fatto dai due artisti in condivisione con Pino Loperfido per rispettare l’unica richiesta fatta dall’autore di «rispettare il testo».
La regia si è concentrata «sulla rabbia per una presa in giro perpetuata dai tribunali americani nei confronti delle vittime e degli stati coinvolti. La tragedia del Cermis non è solo il fatto accaduto, ma soprattutto il processo che si è chiuso con un nulla di fatto, relegando la morte di 20 persone ad un fatto non accaduto.

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