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Assegnato a tre giovani giornalisti il premio Porro 2018

L'edizione 2018 del premio, promosso dal Corecom e destinato a giovani giornalisti, è andato a Luca Pianesi de «Il Dolomiti»

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E' stato assegnato questa mattina, nella sala dell'Aurora di palazzo Trentini, il premio dedicato a Renato Porro (1946 – 1998), docente alla facoltà di sociologia di Trento, studioso del mondo dei media, uno dei padri dei Corecom e fondatore, negli anni '90, di Indaco, istituto di formazione per giornalisti e studiosi dei mezzi di comunicazione.
L'edizione 2018 del premio, promosso dal Corecom e destinato a giovani giornalisti, è andato a Luca Pianesi de «Il Dolomiti», testata giornalistica online trentina, per due articoli dedicati ad un fatto di cronaca nera accaduto nel parco di Maso Ginocchio lo scorso anno: lo stupro, da parte dei due connazionali, di una ragazza di colore.
Pianesi, questa in sintesi la motivazione per il primo posto, ha scritto due articoli che hanno portato alla scarcerazione, anche se il giudizio non è ancora aperto, di uno dei due arrestati.
 
Un lavoro di ricostruzione libero da pregiudizi che ha seguito un filo semplice: il rispetto dello stato di diritto.
Secondo posto a Fabio Peterlongo che, su «Trentino Mese» ha scritto un articolo dal titolo «Il libro è un amico paziente» che racconta la vita di una figura molto nota e apprezzata a Trento: Maria Benigni.
Libraia che, con la sorella, nel lontano 1939 aprì la libreria, che si trova a due passi da piazza del Duomo.
Un piccolo tempio del libro che rappresenta non solo un pezzo nobile della cultura trentina, ma anche una paziente linea di resistenza nei confronti di Amazon e della spersonalizzazione della cultura.
Al terzo posto la storia di una donna trentina straordinaria pubblicata su Vita Trentina da Marco Mazzurana.
 
«La frau dell'integrazione», questo il titolo del pezzo, nel quale il giovane giornalista racconta la vita di Silvia Turrini, emigrata a 16 anni in Germania, del suo lavoro come assistente sociale alla Caritas al servizio degli emigrati italiani, del suo impegno, che continua ancor oggi a 77 anni, per aiutare i ragazzi nella loro vita scolastica perché, come ha detto, ha ancora voglia di combattere per il riscatto delle nuove generazioni.
Questi i premiati, ma il premio Porro è stata l'occasione di ricordare lo studioso e l'uomo e di parlare dell'importanza di una professione, il giornalismo, oggi in difficoltà di fronte ai nuovi media, ma pur sempre centrale per la vita di una democrazia.
Importanza sottolineata nel suo intervento dal Presidente del Consiglio, Walter Kaswalder.
Per i giornalisti, ha affermato, come per chi fa politica la cosa più importante dev'essere la libertà.
 
Libertà anche economica per resistere alle pressioni che ci sono sia in politica che nel giornalismo.
«La stampa – ha detto ancora – deve avere persone libere perché ha il compito, fondamentale, di criticare il potere e di far conoscere la realtà. Anche quella del nostro Consiglio provinciale.»
Kaswalder ha espresso parole di incitamento al Corecom per l'organizzazione del premio Porro. Iniziativa, ha assicurato, che avrà l'appoggio della presidenza.
Enrico Paissan, a nome dell'Ordine dei giornalisti, ha ricordato la figura umana di Renato Porro, uomo buono e mite; il suo impegno febbrile per far inserire nella legge che ha istituito l'Autorità per le telecomunicazioni, i Corecom che presero il posto dei Corerat, organismi che avevano un raggio d'azione meno vasto e meno incisivo.
 

 
Ma, ha sottolineato Paissan, Porro va ricordato anche per il suo contributo alla Carta di Treviso, uno dei pilastri dell'Ordine dei giornalisti.
Infine, ripercorrendo la storia professionale del docente di sociologia delle comunicazioni di massa ha ricordato Indaco, la scuola di giornalismo di comunicazione della quale, ha concluso Paissan, si sente la mancanza e che venne chiusa, a metà anni '90, da una giunta provinciale presieduta, paradossalmente, da un giornalista.
il professor Marino Livolsi, ex presidente delle Corecom Toscana, non ha voluto fare una commemorazione dell'amico e collega.
Ha proposto, invece, quella che ha definito una simulazione di ricerca che sicuramente avrebbe interessato lo studioso scomparso: il rapporto tra ragazzi e social, internet, tutto ciò che passa e attraverso qualsiasi strumento, sul web.
 
Mezzi rivoluzionari che hanno fatto saltare tutte le categorie, che ci hanno condotto in un mondo di mezzo dopo il quale, ha detto il sociologo, ci sarà una nuova società.
Mezzi, però, pericolosi in mano ai ragazzi, che non lasciano spazio alla riflessione, che li fanno asociali, soli, senza memoria.
In questo quadro, ha detto Livolsi, la scuola si sta sempre più allontanando dalla realtà delle nuove generazioni e quindi crescono individui che si formano malgrado la scuola. Una formazione che produce strani individui e strani cittadini.
Critica severa, ma non apocalittica, ha sottolineato Livolsi che però si è chiesto perché nelle università non si studia un fenomeno di tale portata.
 
E' vero che, ha ricordato, i dati, che stanno alla base della ricerca sociologica, sull'uso di social, internet, giochi, web i generale, sono impossibili da reperire, però il vecchio metodo anni '60 della ricerca partecipativa, cioè di partecipare alla vita di chi si studia, potrebbe risultare utile.
Infine, prima della premiazione, l'intervento di Renzo Maria Grosselli, giornalista di lungo corso, noto per le sue pagine dedicate a figure umane trentine e che hanno interessato il Trentino.
Una testimonianza, a tratti poetica com'è nel suo stile, voluta dagli organizzatori del premio perché il tema di quest'anno era quello della narrazione di storie umane.
Grosselli ha ripercorso la sua vicenda personale che lo ha condotto alla ricerca dell'umano, in una prima fase dell'uomo e delle donne di una montagna aggredita dalla modernità.
 
Il mondo dei vinti, che si è spostato poi nelle città: gli immigrati, le diversità, le solitudini.
Una scrittura che ha sempre cercato la profondità, il desiderio di giustizia, la parola vera, quella del dialetto che sa aderire alle cose.
Parole intense che Grosselli ha voluto dedicare alla memoria di Franco Filippini recentemente scomparso.
Con l'edizione del Premio Porro 2018, come ha ricordato il presidente, il professor Carlo Buzzi si è concluso il lavoro del Corecom del Trentino per la quindicesima legislatura.

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