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Prevenire la corruzione ma semplificare: l’equilibrio è possibile

Il convegno è in programma giovedì prossimo dalle 9 a Giurisprudenza la riflessione sulle esigenze di semplificazione normativa, amministrativa e organizzativa

Nel convegno in programma giovedì prossimo dalle 9 a Giurisprudenza la riflessione sulle esigenze di semplificazione normativa, amministrativa e organizzativa che l’attività di prevenzione della corruzione determina nelle pubbliche amministrazioni
Come gestire la complessità legata al contrasto dei fenomeni corruttivi senza complicare la vita alle imprese e ai cittadini?
Focus sulle difficoltà che pesano soprattutto sulle pubbliche amministrazioni più piccole e sui problemi di adeguamento a normative in continua evoluzione, fotografati dai dati dell’Aggiornamento 2018 al Piano nazionale anticorruzione e dalla recente relazione di ANAC al Parlamento.
In apertura dei lavori previsto l’intervento del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, collegato in videoconferenza, poi le sessioni tematiche del convegno promosso insieme da Università di Trento e ANAC.

È possibile prevenire la corruzione senza complicare la vita alle imprese, ai cittadini e alle stesse pubbliche amministrazioni?
Rispondere a questo interrogativo è diventato una sfida, alla luce degli adempimenti sempre più numerosi e stringenti che devono essere rispettati in seguito all’introduzione e alle frequenti modificazioni della normativa anticorruzione.
Passi che incidono spesso pesantemente sull’organizzazione e sulle risorse delle pubbliche amministrazioni - soprattutto in quelle di dimensioni più piccole - e che vanno ad aggiungersi alle attività di gestione ordinaria.
Ma come porsi di fronte a questa complessità, contrastando l’insorgere dei fenomeni corruttivi senza creare ulteriore complicazione?
Come valutare l’efficacia, la trasparenza e l’equità nella gestione della cosa pubblica?
E, più in generale, come restituire fiducia nell’operato e nella correttezza in chi amministra risorse collettive?
 
Di questo si parlerà nel convegno «Semplificazione amministrativa e attività anticorruzione: un equilibrio possibile» promosso insieme da Università di Trento e ANAC, che si terrà giovedì prossimo, 13 giugno dalle 9 nel Palazzo di Giurisprudenza (aula 1, via Rosmini 27, Trento).
Il convegno si aprirà con l’introduzione generale del Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone collegato in videoconferenza e proseguirà con tre sessioni tematiche che avranno come focus il rapporto tra l’attività anticorruzione e, rispettivamente: la semplificazione normativa (il numero delle regole, la frequenza con cui vengono aggiornate), la semplificazione dell’attività amministrativa (il peso degli adempimenti burocratici) e la semplificazione dell’organizzazione amministrativa (l’individuazione delle figure coinvolte nel processo e la gestione delle risorse umane necessarie).
Nel pomeriggio è prevista una tavola rotonda, in cui dirigenti di amministrazioni pubbliche e di organismi di controllo discuteranno sulle strategie possibili per prevenire la corruzione promuovendo la semplificazione.
Le conclusioni del convegno saranno affidate al professor Francesco Merloni, componente del Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione.
 
 La situazione e i dati 
Sul tavolo le difficoltà create dai crescenti adempimenti che pesano sulle pubbliche amministrazioni. Ognuna è tenuta innanzitutto a predisporre un Piano triennale per la prevenzione della corruzione.
Deve poi attivare processi di gestione del rischio corruttivo molto articolati che comprendono l’analisi del contesto esterno, la mappatura dei processi, l’identificazione degli eventi rischiosi, la valutazione e ponderazione del rischio, il trattamento del rischio attraverso l’individuazione di misure di prevenzione.
Molte però non riescono ad adeguarsi. Secondo i dati riportati da ANAC (Aggiornamento 2018 al Piano nazionale anticorruzione) sui piani triennali del 2017-19 il 27% delle amministrazioni non ha svolto l’analisi del contesto esterno e oltre la metà lo ha fatto ma con informazioni carenti.
Nel 2017 l’87% delle amministrazioni ha sì svolto la mappatura del rischio nelle aree obbligatorie, ma solo il 31% in maniera più che sufficiente. Inoltre a quasi il 32% delle amministrazioni considerate manca l’informazione sulle responsabilità organizzative in relazione allo svolgimento dei processi.
 
«Nel complesso questi dati mostrano dei miglioramenti rispetto al triennio precedente. Ma i cambiamenti sono più lenti proprio là dove sarebbero maggiormente utili e dove le azioni richieste incidono di più sugli aspetti organizzativi, – spiega Marco Bombardelli, delegato per la semplificazione e la trasparenza e responsabile scientifico del convegno insieme alla dirigente dell’Università di Trento, Elisabetta Endrici e alla professoressa Nicoletta Parisi di ANAC. – Sono particolarmente evidenti, in tal senso, le difficoltà in cui possono trovarsi le amministrazioni di dimensioni minori, come ad esempio i piccoli comuni.
«Nell’Aggiornamento 2018 al Piano nazionale anticorruzione sono previsti interventi in questo senso, per promuovere la semplificazione, come l’individuazione di soluzioni organizzative condivise da più comuni, la semplificazione delle modalità di redazione dei piani anticorruzione, la realizzazione di software adeguati.
«L’efficacia di queste misure sarà un altro tema di confronto durante i lavori del convegno.»

Link al programma.

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