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Kaswalder: «L’oro bianco deve essere pubblico»

Il presidente del Consiglio provinciale al convegno sul tema acqua in Università

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La questione posta stamane dal presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, è importante e di stretta attualità.
A fine 2020 in Trentino scadranno 16 grandi concessioni per le derivazioni idroelettriche, comprese quelle che la nostra Provincia controlla a scavalco con il Veneto (vedi Bussolengo e Chievo). Di qui al 2025 tutte dovranno essere rinnovate.
Ebbene, si tratta di decidere se cambiare modello e fare in modo che dell’«oro bianco» beneficino in pieno le comunità locali, con un passaggio di quote dei soggetti concessionari dal privato al pubblico.
Il tema sta a cuore al presidente Kaswalder, che ha promosso – assieme al Dipartimento Economia e Management dell’Università di Trento – una giornata di studio tuttora in corso in via Verdi.
 

 
Una fitta serie di relatori – giuristi, economisti, magistrati – sta affrontando tutti i versanti di questa tematica.
Kaswalder – dopo il saluto del rettore Paolo Collini – ha speso parole esplicite, perorando la causa dell’energia idroelettrica tutta pubblica.
«I grandi utili che si ricavano dall’acqua trentina – ha argomentato – secondo me devono ricadere sul territorio, dobbiamo far valere il ritorno che c’è stato alla Provincia Autonoma della piena competenza statutaria in questa materia. Al legislatore provinciale compete dunque stabilire i criteri per i canoni di concessione, tutelare il patrimonio idrico e paesaggistico, stabilire le misure di compensazione ambientale. Da ex sindaco dico che i servizi ai cittadini poggiano molto sull’introito derivante dai sovracanoni dei Bim. 
«Ma non basta, non va bene secondo me che una larga parte degli utili derivanti dalla produzione idroelettrica vadano nelle tasche dei privati.»
 

 
La prima relazione, stamane, è stata quella del professor Geremia Gios, che ha spiegato quanto sia preziosa e strategica per il futuro la risorsa acqua.
«L’attività idroelettrica – ha spiegato – è sicuramente la più pulita, ma non si deve dimenticare che comporta però un’impronta idrica sui territori molto elevata, un costo che va corrisposto alle comunità, tenuto conto dell’alta redditività di questa produzione.»
Gios ha ricordato che oggi ci sono centrali come quella di Santa Giustina che sono gestite dal privato per i due terzi.
Occorre effettivamente ristudiare il modello complessivo, razionalizzando l’offerta, seguendo logiche di sostenibilità e fissando idonee compensazioni per la popolazione interessata.

Il convegno prosegue fino alle ore 13.00 e riprende poi dalle 14.30 alle 18.00 nella sala conferenza del Dipartimento di Economia, dove il professor Vittorio Italia e l’ex magistrato di Corte dei Conti Gianfranco Postal saranno chiamati a elaborare le conclusioni al termine di tutti gli interventi e della discussione.

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