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Traffico di droga, colpo grosso della Finanza di Trento

Sgominata la banda del centro storico di Trento: 70 indagati di cui 53 arrestati, sequestrati 21 kg. di stupefacenti, interrotto un traffico da un milione all’anno di droga

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Sgominata un’associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di droga, con ramificazioni in nord Italia e all’estero, che aveva il controllo del mercato soprattutto a Trento.
L’operazione, denominata «#continuoaspacciare», ha portato all’arresto complessivo di 53 trafficanti, al registro degli indagati di 70 persone, al sequestro di 21 kg. di stupefacenti, di 86mila euro e di beni di valore per altri 35.000 euro.
 

 
L’operazione era iniziata nel marzo del 2020, quando il Governo aveva appena imposto in lockdown. I trafficanti avevano avviato la consegna a domicilio di cocaina, eroina, marijuana e hashish e la Guardia di Finanza ha cominciato a lavorare, sia per arrestare i fari spacciatori colti in flagranza, sia per risalire ai vertici dell’organizzazione.
Si è trattato di un lavoro di fino, che ha visto impegnati agenti sotto copertura e operatori del Gico, i quali hanno pian piano ricostruito l’intero meccanismo della banda.
Sono riusciti a interpretare il linguaggio in codice, peraltro piuttosto scontato, tempi e metodi di consegna, depositi e quant’altro.
Poi, stamattina, con le ordinanze del GIP di Trento è scattata la retata.
 

Il capitano Giorgia Paolo del Gico di Trento.
 
La maggior parte dei lestofanti arrestati sono di origine albanese, che a casa loro fanno parte della mafia locale, un magrebino e tre italiani, di cui uno di Trento.
Buona parte dello smercio avveniva nel centralissimo «Bar 34» di Piazza Duomo a Trento, dove agli avventori normali si affiancavano i consumatori di droga, questi quasi esclusivamente trenini.
I due titolari e un dipendente del bar sono stati arrestati.
Per tutti il reato principale consiste nell’associazione a delinquere di stampo mafioso (ma non appartenente a mafia, ndrangheta o altro) finalizzata allo spaccio di droga.
 


Ad colorandum, la Guardia di Finanza ha rilevato che la cessione del Bar 34, oggi oggetto di sequestro, avvenne tre anni fa, praticamente al nero, avendo dichiarato poco meno di 3.000 euro a fronte un controvalore accertato di quasi 300.000.

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