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Denunciate dalla polizia di Trento 9 persone per truffe online

Il metodo è sempre lo stesso: i truffatori raggirano le vittime per entrare in PostaPay

Sono 9 le persone individuate dalla Squadra Mobile per truffe online. Gli autori, tutti residenti nel Veneto e nel Lazio, hanno sfruttato le vendite su internet per indurre in errore le vittime che cercavano sui siti acquisti a buon prezzo.
Le modalità sono quasi sempre le stesse. Nella maggior parte dei casi la vittima, dopo che ha posto in vendita un oggetto su un sito, viene contattata dal truffatore, il quale si mostra interessato all’acquisto e propone alla stessa di effettuare il pagamento tramite ricarica della postapay in quanto, (a dire dell’autore del reato) sarebbe il miglior metodo di pagamento immediato.
La vittima, si reca in uno sportello Postamat ed esegue le operazioni sulla base delle indicazioni telefoniche del truffatore.
La procedura è sempre la stessa: la vittima digita i codici che gli vengono dettati (altro non sono che il numero seriale della Carta Postapay del truffatore) poi, distratta dalle domande che il truffatore gli pone riguardo al bene venduto, non realizza che in quel momento sta caricando la Postapay dell’autore dell’inganno.
 
Generalmente l’operazione viene ripetuta una seconda volta. Il truffatore, infatti, carpita la fiducia della vittima, la convince a ripetere l’operazione di pagamento perché la prima non era andata a buon fine.
Ne consegue, ovviamente, una nuova ricarica ed un nuovo versamento a favore del truffatore.
Vi sono stati casi in cui il malfattore è riuscito a convincere la vittima ad effettuare 7 volte l’operazione.
Questo tipo di truffa, causa generalmente danni economici per un valore tra i 1.500 e i 4.000 euro.
Le vittime una volta realizzato che sono incorse in un inganno denunciano, sempre più spesso il reato, nella speranza di riuscire a recuperare il denaro.
Questo schema di truffa, però pone molte difficoltà per gli investigatori che sempre più spesso trovano numeri di telefono e carte Postapay intestate a persone fittizie o non censite nel territorio dello Stato, ne deriva una oggettiva difficoltà di individuazione dell’autore che in diversi casi potrebbe non rispondere del reato.
 
«Le truffe – commenta il capo della Squadra Mobile di Trento Salvatore Ascione – per essere realizzate hanno bisogno della collaborazione volontaria, anche se estorta con l’inganno, della vittima la quale dispone degli elementi, in questo caso dei codici bancari, indispensabili per il truffatore per realizzare l’inganno.
«Spesso abbiamo registrato che questo tipo di reato colpisce non solo persone che hanno conoscenze limitate del mondo online ma, anche persone avvezze a scambi e acquisti sui siti che, però, tralasciano la proverbiale attenzione del “buon padre di famiglia” incorrendo nei trabocchetti dei truffatori.
«Rimane, pertanto, indispensabile molta attenzione e, in certi casi, una sana diffidenza per tutte quelle operazioni di pagamento apparentemente non convenzionali.»
 
Per questo motivo la Polizia di Stato, sulla base dell’esperienza e al fine di aiutare i cittadini a prevenire queste forme di devianza, ha elaborato una serie di consigli, facilmente reperibili sul sito istituzionale, utili per evitare di cadere nelle trappole della rete.
Rimane, infine, indispensabile, come ribadito dal Questore Garramone, l’importanza del rapporto di fiducia tra i cittadini e la Polizia di Stato, elemento questo necessario per una sana e corretta collaborazione con la collettività.

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