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Draghi, verso una grande maggioranza, trasversale

Renzi lo aveva indicato, il PD lo sostiene convinto, Berlusconi ha detto sì, Salvini lo appoggerà. I 5 Stelle sono sconvolti dal dubbio, Meloni dice no, ma con riserva

Come abbiamo previsto fin dal giorno dell’investitura, Mario Draghi sta ottenendo l’appoggio di una buona parte del Parlamento.
Ovviamente il più convinto è Matteo Renzi, che aveva aperto la crisi sostenendo che al posto di Conte ci doveva essere un premier di massimo livello affinché potesse gestire le grandi problematiche che il Paese deve affrontare.
Il Partito Democratico ha deciso di appoggiarlo a pieni voti, sia perché lo ha chiesto il presidente della Repubblica, sia perché Draghi non è paragonabile a Conte, sia perché in questa maniera salva quel che resta della legislatura.
LEU ha dichiarato di dare la fiducia, precisando peraltro che non accetterà di far parte della maggioranza a fianco della Lega.
Anche Berlusconi aveva pensato a Draghi in tempi non sospetti, cioè prima che Mattarella lo convocasse. E il cav. Sarebbe venuto volentieri personalmente a Roma per parlare con Draghi in rappresentanza di Forza Italia, ma i medici lo hanno sconsigliato vivamente ed è rimasto in Costa Azzurra.
 
Matteo Salvini è stato un po’ in bilico tra il sì e il no, poi ha visto che la base stava acclamando Draghi come salvatore della Patria e ha deciso di appoggiarlo, salvo impedire qualche iniziativa inaccettabile. Di certo Giorgetti è un sostenitore entusiasta.
La Meloni ha confermato la propria contrarietà al Governo Draghi, anche se ha precisato che si asterrà. E deciderà di volta in volta. D’altronde, per i Fratelli d’Italia il ricorso alle urne significava la conquista di Palazzo Chigi e non ha gradito questo «imprevisto» insuperabile.
I Grillini, come abbiamo scritto nel sottotitolo, sono sconvolti dal dubbio. O quantomeno lo sono i leader del movimento. Grillo dapprima ha detto no, per poi ritrattare e dire sì, anche se in realtà si conoscerà la sua esatta posizione al termine del colloquio che avrà sabato con Draghi. Di certo Di Battista è totalmente contrario, mentre Conte – premier uscente – ha cercato di trovare un raccordo tra i suoi sostenitori e Draghi.
 
Una cosa però va precisata. Non si tratterà né di un governo tecnico né di un governo politico. O forse è meglio dire che Mario Draghi formerà un governo sia tecnico che politico.
Ci sono problematiche che vanno affrontate indipendentemente dal colore politico di appartenenza, come la pandemia, il MES e il Recovery fund. In questi casi il parlamento approverà (o boccerà) i piani presentati dal governo Draghi. Il MES, ad esempio, non va respinto o approvato per motivi ideologici, ma per motivi tecnici.
Le problematiche politiche invece possono prendere strade diverse. La riforma della Giustizia, per esempio, può essere plasmata sia con una visione di destra che di sinistra. Nel qual caso ci pare giusto che sia il Parlamento a discuterla e approvarla. Certo va presentata da un ministro competente, magari tecnico, per poi essere discussa e messa ai voti nelle due camere a livello politico.

Ci sembrerebbe giusto infatti che il Parlamento decidesse sempre sul principio del giusto o sbagliato e non su base ideologica. In questo anche LEU potrà trovarsi d’accordo o contrario con Salvini senza scandalizzare nessuno.
Quello che tutti sperano è che Draghi rappresenti davvero quel bazooka necessario per redimere le liti parlamentari e conquistare l’appoggio dell’Europa nelle nostre scelte.
Ancora una volta, salvando l’Italia salverebbe l’Europa.

GdM

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