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Dellai punta a un 20 percento di consensi per sé e Montezemolo

Entro una decina di giorni conosceremo chi scenderà in campo per contendere a Bersani Palazzo Chigi

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Oggi abbiamo chiesto al presidente Dellai quali fossero le ragioni che gli fanno pensare che la formazione politica di Montezemolo possa ottenere un successo vero e proprio. I sondaggi indicano il 2%, lui punta al 20%.
Il Presidente della Provincia ha risposto in sostanza di non credere ai sondaggi, perché la situazione è in forte evoluzione.
«Basti pensare – ci ha precisato – che fino a qualche giorno fa non si sapeva neanche se Montezemolo candidasse oppure no. Non c’è ancora un nome definitivo, non ci sono ancora né programma né liste.»
In effetti, la situazione è precipitata solo pochi giorni fa, con le dimissioni annunciate dal presidente Monti. Da quel momento è stato un susseguirsi di notizie, dichiarazioni, progetti, strategie.
Per cui è forse bene riassumere la situazione.
 
Al momento gli unici partiti pronti per scendere in campagna elettorale sono il PD, che esce dalle primarie che hanno affidato a Bersani l’incarico di portare al governo il partito di centrosinistra, e l’UDC, che non di primarie non ne farà mai.
I sondaggi, effettuati quasi tutti i giorni per monitorare la situazione e magari proiettare una tendenza, danno infatti al PD il 30% dei consensi. L’UDC rimane consolidato nel suo zoccolo duro del 5%.
Il PDL si vede collocare sul 16%. Coloro che si riconoscono in questo partito sono favorevoli al ritorno di Berlusconi nella misura del 70%. Come dire che Berlusconi otterrebbe l’11 percento dei suffragi. E questo è forse il motivo per cui si è sentito in dovere di scendere nuovamente in competizione, altrimenti il suo partito si assesterebbe al 5% come l’UDC.
Dimentichiamo per ora il movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che rappresenta tuttora una variabile impazzita e quindi imponderabile.
Italia Futura (nome provvisorio del partito di Montezemolo) viene indicato al 2%.
 
La percentuale più alta è rappresentata invece dagli astenuti, che si aggirano sul 50%. La metà della gente dunque al momento non si riconosce più nel PDL, ma non vede alcun partito alternativo valido.
Se così stanno le cose, la battaglia elettorale si scatenerà per raccogliere consensi da quelle persone che al momento si dichiarano fuori. Per tracciare il profilo di questo 50 percento, il ragionamento da fare è il seguente.
Anzitutto non sono né di centrosinistra né tanto meno di sinistra, altrimenti si sarebbero riconosciuti nei partiti di Bersani o di Vendola, che nei sondaggi sono già ben definiti. Ma non sono neanche UDC, altro partito che come abbiamo ben definito.
Quindi si tratta di persone moderate collocabili nel centro.
 
Consapevole di questo, Berlusconi ha lanciato la proposta di appoggiare un nuovo governo Monti. Non è una mossa peregrina, primo perché gli consentirebbe di escludere la sinistra dalla compagine governativa, secondo perché darebbe un imprimatur non da poco a quegli ex sostenitori che al momento non sanno per chi voltare.
Altrettanto consapevole di questo è Bersani, che ha intravvisto in questa mossa l'eventualità di perdere le elezioni. E così ha respinto con forza l’idea di scesa in campo di Monti.
In realtà, però, un grande centro orientato a Monti non può essere sostenuto da Berlusconi, altrimenti non esisterebbe il problema di un Centrodestra che si sta sfaldando.
Quindi allo stato stiamo andando verso due formazioni politiche: da una parte il Centrosinistra guidato da Bersani e dall’altra il Centro guidato da Monti. Sempre che, ovviamente, Monti accetti di scendere in campo.
 
Ed ora torniamo al tema iniziale. Perché Montezemolo dovrebbe attirare a sé il 20 percento di quegli indecisi? Nulla, ovviamente, se sbagliasse qualche mossa.
Ma le idee di fondo si stanno concretizzando e non ci vorranno molti giorni per arrivare a una maggiore definizione della partita.
Se Monti scendesse in campo, ovviamente non avrebbe alternative alla guida del Centro. Però dovrebbe fare i conti con Montezemolo, che è l’unica personalità in grado di attirare gli indecisi e coloro che non vogliono il Monti che abbiamo conosciuto.
Come abbiamo detto più volte, la strada imboccata da Monti per salvare l'Italia non aveva alternative. Quello che invece poteva (e secondo noi doveva) essere fatto, era la realizzazione delle riforme con un minimo di modulazione politica.
Ed è qui che dovrebbe inserirsi l’abbinata Dellai-Montezemolo.
 
Le reti nazionali hanno cominciato a parlare anche di Dellai, che per qualche tempo è stato l’anticorpo di Monti e che oggi rappresenta la mediazione politica necessaria per far sì che le cure da cavallo di Monti non uccidano il paziente.
Uno dei programmi forti di Dellai sarà l’esportazione delle Autonomie speciali, come esperienze positive cui ispirarsi e da estendere alle regioni virtuose. Il che è esattamente il contrario di quanto ha fatto Mario Monti in questo anno di governo.
Se Montezemolo riuscisse a rappresentare questa inversione di tendenza allacciandola al pragmatismo di Monti, allora potrebbe vincere la partita.
Non ha molto tempo a disposizione, ma se Dellai ha dichiarato che a giorni si conosceranno le scelte per il prossimo futuro, vuol dire che qualche segnale lo ha già.
E vedremo presto quindi se quel 2% indicato dai sondaggi potrà diventare a breve quel 20% che Dellai si è posto come obbiettivo primario.
 
G. de Mozzi.

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Gabriele Borghi 25/01/2013
Ti lessi allora e ti leggo ora, caro Guido! Ma devo dire che, oggi più di allora, con il senno del poi, le tue analisi di modulazioni politiche sono lucide e veritiere!
sicuramente più lucide di quelle che leggiamo sull'Adige ("quotidiano indipendente", come lo chiamano i benpensanti)
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