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Giacomo Santini: «La questione morale non è in lista»

Il senatore trentino saluta così, pragmaticamente, il mondo della politica

Il «porcellum» ha svolto il suo sporco lavoro. Scorrendo le liste dei principali partiti, sia alla Camera che al Senato, si notano nei posti «garantiti» tutti i dirigenti di partito, ex ministri, parlamentari di lunga navigazione ma sfuggiti alla mannaia del limite delle tre legislature, parenti prossimi, amici, segretari e «yesman».
Si notano, purtroppo, anche numerosi faccendieri, mafiosi, camorristi, personaggi super inquisiti e anche con condanne passate in giudicato sulle spalle. Insomma la cosiddetta «questione morale» più volte sollevata da chi scrive è stata nuovamente dribblata e mortificata.
Ed è la ragione principale della mia uscita dalla politica.
 
L’amarezza è maggiore se scorro le liste del partito nel quale ho militato e nelle cui file i personaggi impresentabili sopravvissuti alla tanto declamata bonifica di Berlusconi e Alfano, sono purtroppo tanti ed anche ben noti.
A parte i due ex presidenti di regione raggiunti proprio in questi giorni da avvisi di garanzia pesantissimi e documentati, sono fortemente inquisiti alcuni dirigenti di spicco nel partito, compreso uno dei coordinatori al centro di una dozzina di vertenze giudiziarie per bancarotta fraudolenta riferita alla banca di cui era presidente in Toscana ed ora pare con implicazioni anche nello scandalo del Monte dei Paschi.
La beffa è che sembra sia stato proprio lui a concorrere a scrivere le liste con l’impegno di difendere la categoria degli inquisiti e condannati nel grottesco derby per la pulizia con Alfano e con arbitro non imparziale Berlusconi.
 
Anche recentemente in pubblici dibattiti giornalisti spietati hanno chiesto ragione a Berlusconi della presenza anche di alcuni parlamentari di grande importanza nel meridione, carichi di processi per mafia e camorra e tuttora al centro di vertenze aperte.
La risposta è sempre quella: noi siamo garantisti e non giustizialisti.
Solo che il livello di garantismo è davvero esagerato: nessuno è colpevole fino al terzo grado di giudizio.
Ciò significa che uno viene condannato per reati anche gravi ed evidenti in primo grado e continua a fare il parlamentare, viene condannato anche in secondo grado e nessuno lo tocca, finalmente viene il terzo grado e la sentenza ormai non ha più importanza perché nel frattempo sono trascorsi decine di anni.
 
Insomma: condanna o assoluzione il titolare della vicenda ha fatto i suoi «porcellum» comodi ed anche se viene costretto al ritiro lo fa con un vitalizio d’oro e tanti anni di indennità intascate.
C’è poi la parola d’ordine ufficializzata che chiunque riceva un avviso di garanzia non è un ipotetico colpevole o innocente ma, prima di tutto è una vittima della bieca persecuzione dei magistrati.
In questo modo si creano sacche di protezione incrociate che in sede di formazione delle liste «porcellum» si traducono in reciproci appoggi per essere collocati nelle prime posizioni.
 
Si vuole dare in questo modo una lezione di indipendenza alla magistratura ma non si rende sicuramente un servizio alla verità ed alla giustizia.
Né alla credibilità del partito perché la gente ormai ha compreso l’inganno e farà finalmente giustizia nelle urne.
 
Giacomo Santini

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