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Quella stessa politica che ha declassato il Paese, adesso deve riportarlo in serie A

Basta orgoglio, basta principi, basta veti incrociati. È giunta l’ora delle responsabilità, del buonsenso e, se del caso, farsi da parte

La situazione politica sembra pericolosamente statica, e lo diciamo senza bisogno di conoscere il rating dell’agenzia Fitch, cui già fa riferimento il collega Pattini dal suo «Occhio sulla società» (vedi).
Però vogliamo esprimere anche noi un’ipotesi di lavoro, precisando però che ogni valutazione è propria del momento stesso della previsione, perché tutto è dinamico, anche nei casi di assoluta staticità.
Più che un’ipotesi di lavoro è una presa d’atto di responsabilità, la necessità di arrivare a pragmatiche decisioni.
 
Proviamo a partire dal peggiore degli effetti di questa crisi politica: non si giunge a un accordo di governo e il prossimo Presidente della Repubblica opterà per lo scioglimento delle Camere.
Secondo Renzi, il nuovo leader del PD dovrebbe uscire da nuove primarie e, verosimilmente, il nuovo candidato a governare il Paese nel nome del Centrosinistra potrebbe essere lui.
Il PD otterrebbe maggiori consensi e forse (ripetiamo forse) il PD potrebbe assumere una maggiore consistenza, tale da ottenere una maggioranza insieme con il centro di Monti. Visto che secondo noi il prossimo inquilino del Quirinale potrebbe essere proprio Monti, l’incastro è abbastanza verosimile.
 
Una impennata del PD, sempre secondo noi, attingerebbe voti al Movimento Cinque Stelle, perché è impensabile che li possa prendere dal Centrodestra, nemico sia del PD che di Monti.
Ma allora, se le cose stessero davvero così, per quale motivo non anticipare i tempi e offrire fin d’ora a Renzi l’incarico a formare un nuovo governo?
Bersani ha vinto, è vero. Ma vincere senza avere una maggioranza è una vittoria di Pirro. Cioè una sconfitta.
Inoltre, come abbiamo detto più volte, il dualismo viscerale e quasi personale tra Berlusconi e Bersani porta il Paese diritto nelle sabbie mobili. Devono farsi da parte entrambi, Bersani e Berlusconi.
 
Facciamo un governo di Centro, di Sinistra e di Destra. Alla fin dei conti, non sono poi così lontani i loro principi di governo.
C’è sempre gente di buonsenso in tutti i partiti e c’è sempre buona volontà tra le persone di buonsenso. Quello che conta, stavolta non è né vincere, né partecipare: quel che conta è governare il Paese.
Qualsiasi compromesso, qualsiasi politica dovesse uscire da un governo costituzionale sarebbe meno dannoso di adire a nuove elezioni.
 
G. de Mozzi

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