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Dopo i commenti sulla sparatoria davanti a Palazzo Chigi

In democrazia si deve fare sempre attenzione ai danni collaterali generati dalle opinioni, anche se espresse in buona fede

Ieri abbiamo pubblicato a caldo un commento sulla sparatoria avvenuta davanti a palazzo Chigi, dove un povero disgraziato ha aperto il fuoco sui carabinieri ferendone due, uno dei quali gravi (vedi articolo).
In sostanza abbiamo richiamato alcune esternazioni del Movimento 5 Stelle (senza mai nominarlo), ricordando il motto popolare «chi semina vento raccoglie tempesta».
Non siamo stati gli unici a scriverlo, certamente siamo stati tra i primi.
Inevitabilmente abbiamo ricevuto commenti negativi da parte di coloro che militano nel M5S. Sono leggibili a pié di pagina dell’articolo.
Abbiamo ricevuto anche commenti a favore, o meglio contro i commenti, ma ciò che desideriamo scrivere qui è un concetto di principio.

Quella pubblicata è l’opinione di uno dei nostri stimati collaboratori, e come tale non è sindacabile. In questo Paese l’opinione è sacra, purché non diffami qualcuno.
L’articolo si limita a ricordare quante frasi di una certa violenza siano state pronunciate prima e dopo la campagna elettorale. E non si trattava di opinioni ma di incitazioni ad agire in una certa maniera e a volte di minacce vere e proprie.
Ricordate la battuta «Arrendetevi! Siete circondati!»? Fu pronunciata da Beppe Grillo a Milano, non in uno show comico ma in un comizio vero e proprio.
Noi stessi ci eravamo domandati a chi stesse rivolgendosi Grillo e, una volta individuati i destinatari, cosa avrebbero dovuto fare in realtà. Cosa intendeva dire, se non minacciare genericamente un po' tutti?

Aldo Grasso ha pubblicato sul Corriere di ieri (cartaceo e quindi prima della sparatoria) frasi e dichiarazioni pronunciate da un autorevole esponente del M5S (Paolo Becchi, docente universitario di Filosofia del Diritto) estremamente più gravi di quelle da noi richiamate nell'articolo e ideologicamente inaccettabili per chi crede nella democrazia.
Non le riportiamo in questa sede, ma poiché tali battute dette in piena libertà possono anche essere prese sul serio, ci è difficile immaginare che alla lunga non possano sortire effetti negativi.
Era già capitato con Berlusconi, quando un «balordo» (come lo definisce la polizia) gli ha spaccato la faccia con una statuetta. Come si legge in un commento inviato al nostro articolo, «a forza di gridare al lupo! al lupo! Qualcuno si è sentito in dovere di sparare al lupo».

Naturalmente è possibile che il disgraziato che ieri ha sparato ai carabinieri si sia mosso di propria esclusiva iniziativa, certo però in un momento così concitato dove dei parlamentari invitano la gente a protestare attivamente contro i politici, non c’è da meravigliarsi se qualcuno dall’atteggiamento passa poi al comportamento.
Signori, cambiamo i toni, abbassiamo i volumi, cerchiamo di collaborare tutti per uscire da questo momento di estrema difficoltà.
Molti non condivideranno quello che sta facendo la maggioranza, ma cerchiamo di accettare la democrazia, che è uno dei valori più straordinari che siamo riusciti a recuperare dopo mezzo secolo di guerre mondiali.
Noi stessi invitiamo coloro che ci inviano commenti a non demonizzare chi esprime le proprie opinioni ma, al contrario, di inviare le proprie alla nostra redazione. Le pubblicheremo, limitandoci a precisare che non si tratta di opinioni nostre.

Guido de Mozzi

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giampietro 8 29/04/2013
Nel commento sul 1° art.avevo detto che la stampa deve proporre.
Gli ultimi VS. capoversi di questo art. vanno proprio in questo senso:specialmente da:"Naturalmente è...." a "non si tratta di opinioni nostre."
GRAZIE.
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