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Sembra «Finale di partita», teatro dell’Assurdo di S. Beckett

E invece è l'incommensurabile capacità di autolesionismo della nostra classe politica

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«Finale di partita» è un'opera teatrale in un solo atto scritta nel 1957 da Samuel Beckett, il maestro del Teatro dell’Assurdo.
I protagonisti sono Hamm, un anziano signore cieco e incapace di reggersi in piedi, e il suo servo Clov, che al contrario non è capace di sedersi.
Trascinano la loro esistenza senza che interessi nessuno dei due quanto accada all’esterno.
I personaggi, dipendenti l’uno dell’altro, hanno passato anni a litigare e continuano a farlo anche mentre sta per finire tutto.
Alla fine Hamm muore. E Clov si accorge allora che è finita. 
 
Per qualche strana analogia, «Finale di Partita» ci richiama la situazione politica del nostro Paese

Francamente vorremmo sapere che cosa potrà ancora tenere in piedi questo governo.
Di definitivo non c’è nulla, ma i replicanti di entrambi gli schieramenti continuano a dire le stesse cose.
Da una parte il PDL avvisa che se Berlusconi venisse estromesso dal Senato si arriverebbe a una crisi di governo, dall’altra il PD risponde che non intendono barattare un fatto di giustizia con la stabilità del governo.
Il PDL non vuole lasciarla vinta a «una magistratura schierata» (e dobbiamo dire che questa non ha fatto molto per dimostrare il contrario).
Il PD non vorrà mai perdere l’occasione di togliersi Berlusconi dai piedi una volta per tutte.
Entrambi gli schieramenti avvisano che se ci sarà crisi sarà per colpa dell’avversario.
In tutti i casi, il bene del Paese è messo in secondo piano da quelli che abbiamo eletto proprio per governarlo e portarlo fuori dalle secche della crisi.
 
A latere di queste controversie non da poco, anzi abissali, ci sono anche ragioni politiche e di opportunità.
Quelle politiche riguardano i provvedimenti che il governo deve assumere. L’intransigenza anche in questo caso è la dominante del dibattito. Già, perché un governo di coalizione tra due schieramenti così antitetici presuppone compromessi su tutta la linea. È dunque chiaro che i programmi di PDL e PD devono subire ridimensionamenti necessari per trovare l’accordo della maggioranza.
Ma probabilmente è chiaro solo per chi non siede in parlamento, visto che le istanze sono rimaste le stesse.
In realtà, però la questione è più di opportunità che di altro.
Fin dalla nascita di questo governo, le voci contrarie all’esecutivo si sono levate da entrambe le parti. In un momento in cui si doveva cercare di evitare gli scontri, abbiamo avuto l’impressione che a buttare benzina sul fuoco siano stati proprio quelli che al governo non sono riusciti a entrare.
 
La legge elettorale è ancora in alto mare, per cui sappiamo a priori che il ritorno alle urne non porterà al Paese un governo appoggiato da una sicura maggioranza.
Ma evidentemente anche questo non importa proprio nulla a chi sbandiera le elezioni anticipate.
Non sappiamo se nel PDL si siano montati la testa a leggere i sondaggi elettorali, o se nel PD ci siano in corso grandi epurazioni che possono essere consolidate solo con il ricorso al voto.
L’unica cosa certa è che di tutte queste mene, al Paese non dovrebbe importare nulla. E invece la capacità di autolesionismo della nostra classe politica è talmente grande da non sorprendere più nessuno.
E mentre stiamo litigando tra di noi, il resto dell’Europa ha già tirato fuori posate e tovaglioli.
 
G. de Mozzi
 
Nella foto, scattata da Nereo Pederzolli, Maurizio De Giuliani nella parte Hamm (a sinistra) e Lauro Versari nella parte di Clov (a destra) in Finale di Partita rappresentata allo Zandonai di Rovereto nel 1972.

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