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Il Tar blocca la moschea di Gardolo, dando ragione alla Lega

Un problema che si scontra con la nostra coscienza, la nostra fede, la nostra costituzione, la nostra cultura e la nostra storia

La Lega Nord ha diffuso un comunicato nel quale esprime la propria soddisfazione per la decisione del TAR che ha bloccato i lavori per la costruzione di una moschea a Gardolo.
I lavori di adeguamento e ristrutturazione dell'ex magazzino acquistato dalla comunità islamica provinciale - precisa il comunicato - non sono indirizzati alla realizzazione di un centro culturale islamico, ma proprio alla realizzazione di un luogo di culto per la professione religiosa, così come è messo nero su bianco nella relazione scritta dal progettista incaricato dalla comunità islamica presentata in comune.
Giustamente una variazione d'uso deve sempre essere sottoposta al VIA, perché vanno formulate nuovamente le valutazioni sull'impatto che comporta la nuova destinazione.
Questo tuttavia non risolve il problema.
I problemi sono tanti, ma la nostra costituzione è tale da garantire la professione di qualsiasi religione. Se oggi la comunità islamica di Trento ha commesso un errore, domani farà le cose meglio e prima o poi - giustamente - la moschea se la farà.
La questione va valutata sotto tanti punti di vista.

Va detto subito che i programmi politici di entrambi gli schieramenti candidati alle provinciali sono contrari a qualsiasi forma di contributo nei confronti di chiese di culto diverso da quello consolidato in Trentino, che è il cristianesimo cattolico. Che questo sia giusto o sbagliato, non lo sappiamo, ma la democrazia è retta dalle maggioranze.
Dal punto di vista etico, la questione si fa più delicata. Se da una parte la nostra cultura ci impone di non interferire sulla fede altrui, dall'altra non possiamo impedire alla gente di nutrire dei sospetti nei confronti di ogni ambito di culto islamico. E se in Italia più di un imam ha dato sostegno ai fondamentalisti, la colpa non è certamente dei cristiani.
Dal punto di vista storico, Trento è una «Città Santa» e, come tale, non dovrebbe accogliere chiese di altre religioni. Nell'Arabia Saudita, paese santo per l'Islam, non può sorgere neppure una chiesa di culto non islamico. Anzi, in Arabia ci sono delle intere regioni vietate a chi islamico non è e perfino le autostrade a volte riportano frecce segnaletiche che smistano da una parte gli islamici e dall'altra i miscredenti. Come non tener conto di questo?

Manteniamo la convinzione che una religione dovrebbe essere una questione intima e non sociale, ma comprendiamo chi ha voluto farne una questione di principio proprio perché la religione islamica ne ha fatto un questione di massa.

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