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Sondaggio dell’UDC: Dellai saldamente in vantaggio su Divina

Non sono stati comunicati i dati disaggregati, ma è alta la percentuale di coloro che non votano né per l'uno né per l'altro

L'UDC ha presentato un altro sondaggio commissionato alla Digis di Milano per conoscere l'andamento della campagna elettorale. Il sondaggio è stato fatto su un campione scelto di 1.200 interviste valide assistite dal metodo CATI, che consiste nell'aiuto del computer che mette in immediata evidenza le contraddizioni annotate. I limiti del sistema sono individuabili nel fatto che chi non ha un telefono noto è escluso dal sondaggio e che il campione di specie è stato scelto solo per variabili di sesso, età e area territoriale di residenza.
Il metodo empirico che noi adottiamo per stabilire l'attendibilità dei risultati poggia sulla comparazione con alcuni dati noti, quali ad esempio la percentuale di gente che intende recarsi al voto. In questo caso emerge che il 78,6% degli intervistati si dichiara «certo» di andare a votare e che il 15,1% lo ritiene «probabile». La somma porta ad una cifra decisamente alta, il 93,7%, per cui la forbice che desideriamo applicare per rendere realistico il sondaggio è del 10%.

I dati principali che il partito ritiene suscettibili di comunicazione al pubblico, e che noi riteniamo interessante pubblicare, riguardano in sostanza la scelta del presidente e della sua coalizione.
Nei due grafici che riproduciamo di seguito vediamo nel primo i voti che prenderebbero i vari candidati leader e, nel secondo, quelli delle loro coalizioni. Entrambi riportano due colonne. La prima indica il risultato al netto dei voti non validi, seconda il risultato assoluto sull'intera popolazione votante. Il conteggio ufficiale sarà fatto sulla logica della prima colonna, ma la seconda serve per farsi un'idea precisa sullo stato dei fatti.

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La scelta del presidente sembra dunque ricadere su Lorenzo Dellai, il quale si prenderebbe il 46,7% sul totale, che corrisponderebbe a oltre il 60% utile.
Il suo concorrente più vicino è Sergio Divina, il quale si troverebbe a meno della metà di Dellai. Anche applicando il «nostro» taglio empirico del 10% a Dellai e l'aggiunta del 10% a Divina, risulta che il primo si trova a superare ampiamente il 50% dei suffragi utili, il secondo solo il 30%.
Per quanto riguarda le coalizioni che sorreggono i due principali candidati alla presidenza, le rispettive percentuali si avvicinano di più. Il tutto sarà ininfluente, dato che sarà il risultato del loro leader a determinare il numero dei seggi, però è significativo del fatto che la gente fa un profondo distinguo tra la persona e il partito di appartenenza. Una cosa è la persona, un'altra il partito. Insomma, se vogliamo banalizzare, ci si affeziona di più all'uomo che a un insieme «politico» di persone, come d'altronde si è prefissa la legge elettorale trentina.
In questa analisi, il gap tra Divina e Dellai si restringe a un 8 percento.
L'UDC non ha comunicato i numeri disaggregati dei singoli partiti perché, come ha già fatto la Lega l'altro giorno, non vuole «aiutare la concorrenza fornendo dati sensibili».

Ovviamente le cose non sono certamente finite, dato che ci si trova davanti ad una campagna elettorale foriera di colpi di scena. Però qualche indicazione la si può dare ad uso e consumo di chi vuole ascoltarci. La percentuale di chi non vota né per Dellai né per Divina è abbastanza sostenuta ed è formata da gente che intende votare. I due leader dovrebbero quindi puntare su chi ha deciso sì di votare, ma non per loro. Questo perché è oggettivamente difficile convincere un agnostico ad andare a votare, mentre è relativamente più semplice convincere una persona a scostare il proprio atteggiamento.
Questo è un parere professionale, sia ben chiaro, e non un invito a prendere una certa posizione piuttosto che un'altra.

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