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Verso le elezioni europee del 26 maggio – Herbert Dorfmann

Cominciamo le interviste ai candidati chiedendo al parlamentare uscente quali sono e come funzionano le istituzioni europee per cui si va a votare

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Tra un mese e mezzo l’Europa voterà per le elezioni europee e abbiamo deciso di intervistare alcuni candidati che si rivolgono agli elettori del Nord Est (più l’Emilia Romagna).
Cominciamo da Herbert Dorfmann perché, da parlamentare uscente, ci pare la persona più giusta per chiedergli come funzionano le istituzioni europee per le quali si va a votare.

Onorevole Dorfmann, tra un paio di mesi si vota per eleggere il Parlamento europeo. Lei ha fatto due legislature in quanto eurodeputato e le chiediamo di presentare ai nostri lettori lo status dell’Unione europea. Innanzitutto, potrebbe spiegare ai nostri lettori quali sono gli organi istituzionali della Ue per cui si va a votare?
«Tra il 23 e il 26 maggio 2019 circa 400 milioni di europei saranno chiamati alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo. In Italia, si voterà domenica 26 maggio.
«Il Parlamento europeo è l’unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini. Questa sarà la nona volta che i cittadini europei si recheranno alle urne per eleggere i membri del Parlamento europeo. Le prime elezioni a suffragio universale si tennero infatti nel 1979.
«In Belgio, Cipro, Grecia, Lussemburgo è obbligatorio recarsi alle urne mentre negli altri stati membri è facoltativo.»
 
In Europa, oltre al Parlamento, ci sono altri organi: la Commissione europea, il Consiglio d’Europa, l’Eurogruppo, ecc. Ce li può elencare?
«L’Unione europea ha un assetto istituzionale articolato, finalizzato a rispondere alle sue molteplici funzioni, che toccano ogni aspetto della vita economica e sociale dei cittadini europei.
«Le istituzioni più importanti sono: il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, il Consiglio dell'Unione europea, la Commissione europea, la Corte di giustizia dell'Unione europea, la Banca centrale europea, il Servizio europeo per l’azione esterna, il Comitato economico e sociale europeo, il Comitato europeo delle regioni e la Banca europea per gli investimenti.»
 
Cominciamo dal Parlamento europeo. Ce lo può descrivere, magari indicando numeri e ruoli?
«Il Parlamento europeo è l’organo legislativo dell’Unione europea. Svolge tre funzioni principali: in materia di legislazione, di supervisione e di bilancio.
«Per quanto riguarda la funzione legislativa, il Parlamento adotta la legislazione dell'Unione europea, insieme al Consiglio dell'Unione europea, sulla base delle proposte della Commissione europea; decide sugli accordi internazionali; decide in merito agli allargamenti; rivede il programma di lavoro della Commissione e le chiede di presentare proposte legislative. In materia di supervisione, il Parlamento svolge un controllo democratico su tutte le istituzioni europee; elegge il presidente della Commissione e approva i membri della Commissione; approva il modo in cui sono stati spesi i bilanci dell’Unione europea; esamina le petizioni dei cittadini e avvia indagini; discute la politica monetaria con la Banca centrale europea; rivolge interrogazioni alla Commissione e al Consiglio ed effettua monitoraggio elettorale. Infine, per quanto riguarda il bilancio, il Parlamento elabora il bilancio dell’Unione insieme al Consiglio e approva il bilancio di lungo periodo dell’Unione europea, detto quadro finanziario pluriennale.
«Nell’ultima legislatura i deputati membri del Parlamento europeo sono stati 751. L’incertezza che ancora avvolge il dibattito sulla Brexit non permette ancora di dire se questo numero scenderà o meno nella prossima legislatura.
«Il presidente del Parlamento europeo attualmente in carica è Antonio Tajani, già commissario europeo, prima ai trasporti e poi all’industria. Il suo mandato è della durata di due anni e mezzo e scade a maggio, con la fine della legislatura.»
 
La Commissione europea corrisponde a quello che in un Paese è il governo. Ma che differenza c’è? Che poteri ha la Commissione?
«La funzione principale della Commissione europea è quella di proporre nuove leggi. È infatti l’unica istituzione europea a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea delle proposte di legge, che vengono emendate e approvate da questi due organi. Inoltre, la Commissione stabilisce le priorità di spesa dell’Ue, unitamente al Consiglio e al Parlamento; insieme alla Corte di giustizia dell’Ue garantisce che il diritto dell’Unione sia correttamente applicato in tutti i paesi membri e, infine, rappresenta l'Unione europea sulla scena internazionale, negoziando, tra le altre cose, accordi internazionali per conto dell’Unione.
«La Commissione è guidata da ventisette commissari che rispondono al presidente della Commissione, che assegna loro le diverse competenze politiche.
«Il sistema degli Spitzenkandidat prevede che il presidente della Commissione sia il leader del gruppo politico europeo che ottiene il maggior numero di voti alle elezioni europee.
«Il capolista per il mio gruppo politico, il partito popolare europeo, sarà Manfred Weber, membro dei cristiano sociali tedeschi e attuale capogruppo in Parlamento. Secondo i sondaggi ha buone possibilità di arrivare primo.»
 
Ha parlato del Consiglio dell’Unione europea, che non viene eletto ma nominato. Come si compone?
«Il Consiglio dell’Unione europea esercita il potere legislativo insieme al Parlamento europeo. È composto dai ministri dei governi dei diversi paesi europei, che emendano e adottano, insieme al Parlamento europeo, le proposte di legge della Commissione.
«Inoltre, elabora la politica estera e di sicurezza dell'Ue sulla base degli orientamenti del Consiglio europeo, firma accordi tra l'Ue e altri paesi o organizzazioni internazionali e approva il bilancio annuale dell'Ue, insieme al Parlamento europeo.
«Il Consiglio dell’Unione europea non ha membri permanenti, ma si riunisce in dieci diverse configurazioni, a seconda della materia di cui si discute. Per esempio, quando si parla di affari economici e finanziari, a incontrarsi sono i ministri delle finanze di ciascun Paese.»
 
Chi è il presidente di turno e che ruoli ha?
«Il presidente di turno è la Romania, che manterrà questo ruolo fino a giugno. Infatti, ciascun paese dell’Unione esercita la presidenza, a rotazione, per un periodo di sei mesi.
«Tutte le riunioni del Consiglio sono presiedute dal ministro competente del paese che in quel momento esercita la presidenza di turno dell’Unione europea, fatta eccezione per il Consiglio Affari esteri, il cui rappresentante permanente è l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, ruolo attualmente occupato da Federica Mogherini.»
 
Che poteri ha invece l’Eurogruppo?
«L'Eurogruppo è composto dai ministri dell’economia e delle finanze dei Paesi dell’area euro.
«È lo strumento attraverso cui i paesi dell'area dell'euro coordinano le loro politiche economiche.»
 
Fatta questa premessa, che per quanto sintetica indica la struttura della UE, ci può dire come sia possibile raccordare tanti organi che assumono decisioni diverse?
«L’Unione europea svolge molteplici funzioni che impattano sulla vita quotidiana di 400 milioni di cittadini europei. Per essere efficiente, questo sistema richiede un’architettura adeguata.
«Se compariamo gli organi europei con quelli esistenti a livello nazionale ci rendiamo conto che non sono poi così tanti. Il problema piuttosto è il fatto che la maggior parte della popolazione non sa chi fa cosa.»
 

 
I detrattori lamentano che l’Europa vive quasi lontana dalle problematiche reali di ogni Paese e in particolare dei cittadini. Potrebbe fare il quadro della situazione dal suo punto di vista?
«L’Unione decide in quei settori in cui i trattati le riconoscono la competenza a farlo. Non sono pochi e riguardano molteplici aspetti della vita quotidiana.
«L’Unione europea ha competenza esclusiva in materia di: regole della concorrenza, politica monetaria, unione doganale, politica commerciale comune, conservazione delle risorse biologiche del mare in seno alla politica comune della pesca e gli accordi internazionali conclusi da essa. In questi settori solo l'Unione può legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti. Gli Stati membri possono farlo autonomamente solo se autorizzati dall'Unione.
«Inoltre, l’Unione europea può legiferare insieme agli stati su questioni di: mercato interno, politica sociale, coesione territoriale, economica e sociale, agricoltura e pesca, ambiente, protezione dei consumatori, trasporti, energia, ricerca, sviluppo tecnologico, aiuto umanitario e sviluppo della cooperazione.
«Infine, l’Unione interviene unicamente con misure di coordinamento o di completamento dell’azione degli Stati membri nei settori di tutela e miglioramento della salute umana, industria, cultura, turismo, istruzione, formazione professionale, gioventù e sport.
«Spesso sono i leader politici nazionali a dire che le decisioni dell’Unione europea sono troppo lontane dai cittadini. Ma hanno gioco facile: gli stati sono i padroni dei trattati, decidono le competenze dell’Unione e, spesso, ne frenano l’azione.»
 
Se dovesse aumentare il ruolo degli stati sovrani, l’Europa perderebbe a sua volta parte di sovranità?
«Sicuramente. La sovranità, ovvero la capacità dell’Unione di decidere in determinati settori dipende dalla volontà degli stati di rinunciare a parte del proprio potere legislativo.
«Di conseguenza, un aumento di sovranità degli stati a discapito dell’Unione renderebbe l’Ue meno efficace nella sua azione.»
 
In altre parole, lei vede a rischio l’esistenza dell’Unione di fronte all’avanzare dei populismi?
«I populismi, con la loro logica prettamente nazionalistica, vogliono portare indietro le lancette del tempo, riconsegnare al continente a un passato meraviglioso, che in realtà è un tempo idealizzato e mai esistito.
«In un certo senso, individuano il problema, ma sbagliano soluzione.
«È vero che in Europa c’è una parte della popolazione che vede peggiorare il suo status o che ne teme un peggioramento. Ma non si può accusare l’Ue per ogni cosa che non va.
«Spesso i problemi di un Paese – si pensi all’economia in Italia – sono la conseguenza di scelte errate a livello nazionale e non di decisioni venute da Bruxelles.
«Lo sanno anche i populisti, che non a caso hanno smesso di dire che vogliono uscire dall’Unione europea dopo aver visto il disastro che ha provocato la Brexit in Gran Bretagna. La Brexit è lì a ricordare ai populisti cosa succede se tirano troppo la corda.
«Il problema è che a forza di dire l’Ue non serve a niente, la gente alla fine ci crede. I populisti fanno un gioco molto pericoloso. In Gran Bretagna hanno giocato con il fuoco e alla fine si sono bruciati, a spese dell’intera popolazione.»
 
I sostenitori dell’Europa Unita dicono che questa comunque non è l’Europa sognata da Degasperi, Adenauer e Schumann. Cos’è che abbiamo sbagliato? Ammesso che abbiamo sbagliato qualcosa…
«Questa è anche l’Europa di Degasperi, Adenauer e Schumann, che sognavano un continente di pace e benessere.
«Questo è quello che abbiamo faticosamente raggiunto e che tentiamo con tutti i nostri sforzi di conservare: mai nella storia europea si è assistito a un periodo così prospero e senza conflitti.
«Al contempo, siamo un’isola democratica circondata da stati dittatoriali o semi-dittatoriali: questo ci ricorda che lo status quo non è irreversibile e che, prima di continuare a dire che vogliamo cambiare l’Unione, dovremmo riflettere su quanto l’Ue fa per noi. Dobbiamo fare il possibile perché l’Europa continui a essere grande!
«Detto ciò, Degasperi, Adenauer e Schuman sognavano un’Europa di tipo federale. Ma questo non è l’unico tipo di Unione possibile e non è necessariamente il più utile.
«La mia visione di Europa non è un super-stato europeo che si occupa di tutto a Bruxelles. Penso piuttosto a una struttura che interviene là dove gli Stati e le Regioni non riescono a farlo con sufficiente incisività.
«Le decisioni vanno prese il più possibile vicino ai cittadini. Quando non è possibile, è bene avere una struttura sovranazionale che sfrutta il potenziale della cooperazione. L’Unione fa la forza!»
 
Ora veniamo a lei. In dieci anni ha avuto modo di esprimere la propria soggettività in Parlamento. Può elencare sinteticamente l’attività svolta?
«L’obiettivo della mia azione è stato promuovere gli interessi della nostra Regione in Europa, nella convinzione che il Trentino e il Sudtirolo sono forti quando l’Unione europea è forte.
«I temi su cui mi sono concentrato durante l’ultima legislatura sono molteplici e non è facile riassumerli in poche battute. Di seguito, una lista, non esaustiva, di alcune delle iniziative più importanti che ho intrapreso negli ultimi cinque anni.
«Mi sono occupato di sviluppo regionale, favorendo la collaborazione transfrontaliera nello spazio alpino; di traffico e turismo, lottando contro l’inquinamento acustico e ambientale e sostenendo l’introduzione di limiti al fenomeno del cabotaggio; di economia monetaria, contribuendo all’introduzione di semplificazioni legislative per le piccole banche e proponendo l’introduzione di piattaforme macroregionali di investimento all’interno del Fondo Juncker per gli investimenti strategici; di mercato unico e protezione dei consumatori, sostenendo la fine del geoblocking e il principio di portabilità; di ambiente, sostenendo l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e chiedendo un allentamento dello status di protezione del lupo e di altri grandi carnivori; di appalti pubblici, promuovendo una legislazione a sostegno di prodotti e produttori locali; di salute pubblica, chiedendo un incremento della disponibilità di pesticidi a basso rischio di origine biologica e un miglioramento delle procedure di autorizzazione in Europa; di agricoltura, impegnandomi per favorire prezzi equi per agricoltori e consumatori. Inoltre ho sostenuto attivamente il Minority SafePack, iniziativa dei cittadini europei per la protezione delle minoranze, e mi sono opposto al prolungamento dei controlli alle frontiere interne nello spazio Schengen.»
 
Lei è stato eletto da 150mila elettori e rappresenta comunque una popolazione di undici milioni di persone. Ci pare che lei sia stato sempre in contatto con i territori. Che sensazione ha sul come la «sua» gente viva l’Europa?
«Ho l’impressione che la gente di Sudtirolo, Trentino, Bellunese, ma anche di altri territori del Nord-Est sia consapevole degli enormi benefici che derivano dall’essere parti di un sistema in cui vige la libera circolazione delle merci e delle persone.
«Questo sistema ci permette di essere protagonisti nel cuore pulsante dell’Europa, porta e ponte con il mondo di lingua tedesco, che offre grandi possibilità, non solo economiche, alla nostra gente e alle nostre aziende.
«L’Europa ci permette di essere al centro del continente, piuttosto che periferia dell’Italia. Questo credo che la nostra gente lo abbia ben chiaro.»
 
Mi pare di aver capito che il suo ruolo principale sia stato quello di portare avanti le necessità peculiari degli agricoltori di montagna con il resto della UE, che invece vuole un’agricoltura uniforme. Ce ne può dare una descrizione sommaria?
«Sono membro della Commissione agricoltura e relatore di importanti dossier che sono stati approvati da questa commissione. È quindi vero che sono molto impegnato sulle questioni agricole, ma ciò non vuol dire che questo sia stato il mio ruolo principale.
«Il mio ruolo in questi anni è stato quello di difendere e portare avanti gli interessi particolari dei nostri territori, che riguardano tanti altri settori oltre quello agricolo.
«Per quanto riguarda l’agricoltura, ho lavorato molto per promuovere un sistema che sostiene chi fa davvero agricoltura. Ad esempio, nel mio rapporto sulla nuova Politica agricola comune ho chiesto di farla finita con le rendite ingiustificate, come l’affitto di alpeggi a gente che ormai non fa più agricoltura, ma che ha in mano i cosiddetti titoli. Considero questa pratica un abuso di soldi pubblici.
«In questo momento stiamo lavorando in Parlamento alle proposte legislative sulla Pac e mi sto personalmente impegnando affinché la maggior parte dei temi sollevati dal mio rapporto vangano inclusi nelle nuove regole.»
 
Sulla protezione dei prodotti locali e dei marchi di provenienza, i cittadini italiani possono stare tranquilli?
«Da quando sono europarlamentare ho lavorato con successo per incrementare la tutela delle denominazioni di origine. I cittadini italiani, in generale, e quelli trentini e sudtirolesi, in particolare, possono stare tranquilli.
«Per quanto riguarda la nostra Regione, già nella scorsa legislatura ho contribuito all’introduzione della denominazione prodotto di montagna.
«Tuttavia, ci tengo a ricordare che per promuovere i nostri prodotti di montagna, le denominazioni sono solo una condizione sufficiente, ma non necessaria. È, infatti, fondamentale che il consumatore riconosca l’alta qualità che caratterizza il prodotto di montagna e sia, di conseguenza, disposto a pagare un po’ di più.»
 
Se dovesse scrivere uno slogan per invitare la gente a votare ancora per lei, cosa direbbe?
«L’Unione fa la forza!»
 
Guido de Mozzi – g.demozzi@ladigetto.it

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