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Verso le elezioni europee del 26 maggio – Roberto Battiston

Si candida per il Partito Democratico nella Circoscrizione Italia nord-orientale

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Nato a Trento l’11 agosto 1956, Roberto Battiston è conosciuto in Europa per essere stato presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana.
Fisico sperimentale, specializzato nel campo della fisica fondamentale e delle particelle elementari, è uno dei maggiori esperti di raggi cosmici.
Impegnato da sempre nello studio della fisica fondamentale e lo sviluppo di rivelatori e di tecnologie per la sperimentazione nel campo della fisica fondamentale e delle particelle elementari. 
 
Nel corso di oltre 30 anni di attività, ha svolto ricerche in team internazionali, prima nel campo della fisica sperimentale delle interazioni fondamentali con gli acceleratori e poi nel settore spaziale, studiando con altissima precisione i raggi cosmici dallo spazio.
Per queste ricerche ha contribuito, con ruoli di primaria responsabilità, allo sviluppo di rivelatori innovativi basati su tecnologie avanzate e in grado di ottenere risultati scientifici altrimenti impossibile da ottenere.
 
Si laurea nel 1979 in fisica presso l'Università di Pisa e la Scuola Normale di Pisa con una tesi sulla produzione di muoni in interazioni p-p agli ISR (esperimento diretto dal Nobel Samuel Chao Chung Ting e dal prof. Giorgio Bellettini) del CERN.
Lo stesso anno vince una borsa di studio per svolgere il perfezionamento in Francia presso l’École normale supérieure di Rue D’Ulm, e nel 1982 ottiene il Dottorato presso l’Università di Parigi XI, Orsay.
 
Dal 1983 al 2012 è all’Università di Perugia, prima come ricercatore, dove fonda e presiede un gruppo di ricerca, poi come professore associato (1988) presso la Facoltà di Scienze, infine come professore ordinario (1993) in Fisica Generale presso la Facoltà di Ingegneria. Nel 1990 diventa responsabile delle collaborazioni di ricerca internazionali.
Nel 2009 viene eletto presidente della Commissione Nazionale per la Fisica Astroparticellare dell’Istituto nazionale di fisica nucleare per un triennio, poi confermato nel 2012 per un quadriennio. 
 
Nel 2012 si trasferisce presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento dove è membro del TIFPA (Trento Institute for Fundamental Physics and Applications) dedicato alla fisica e tecnologia spaziale nel settore delle astroparticelle, un nuovo Centro Nazionale dell’INFN.
A Trento ricopre la cattedra in Fisica Sperimentale presso il Dipartimento di Fisica.
 
Il 16 maggio 2014, a seguito di una selezione competitiva e valutazione di un comitato internazionale, viene nominato dal ministro Stefania Giannini presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
A seguito di una successiva selezione competitiva, l'8 maggio 2018 viene nominato per un secondo mandato di quattro anni dal ministro Valeria Fedeli, ma il 6 novembre 2018 il Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti comunica a Battiston la revoca immediata della sua nomina a presidente dell'ASI.
Alle elezioni europee del 2019 si candida per il Partito Democratico nella Circoscrizione Italia nord-orientale.
 

 
Professor Battiston, è dai tempi del dualismo DC-PCI che non vedo far fuori un uomo perché appartenente a un partito dell’opposizione. Ha mai svolto la sua attività da presidente dell’ASI orientandosi a un partito invece che alla sua professionalità?
«Vorrei precisare che come presidente dell’ASI io non appartenevo a nessun partito e di governo e di opposizione. Il mio impegno politico attuale e come indipendente nelle liste del PD siamo europei.
«Sono profondamente convinto che i ruoli apicali che gestiscono la cosa pubblica dovrebbero essere identificati sulla base di competenze e non di appartenenze politiche.
«Quando si viola questa regola elementare si creano le condizioni per una dipendenza di decisioni tecnico scientifiche da variabili di carattere politico, che non fanno per nulla bene al corretto funzionamento dell’istituzioni.»
 
So che lei ha ricorso al TAR per la metodologia adottata dal Ministro Bussetti. L’urgenza di sostituirla era tale che il Ministro ha nominato un Commissario in attesa di trovare uno della sua caratura. Ma non credo che lei voglia tornare alla presidenza contro la volontà del Ministro…
«Il ricorso al Tar è stato un atto doveroso considerata l’anomalia di una rimozione di un ruolo nominato sulla base di una selezione basata sul merito e valutata da una commissione internazionale di esperti.
«Si tratta di una questione che riguarda non solo l’agenzia spaziale ma ogni altro ente di ricerca pubblico la cui gestione deve essere ispirata, come prevede la costituzione, dall’ indipendenza che garantisce la migliore realizzazione dell’indicazioni politiche del governo. È questa la motivazione fondamentale del ricorso, di cui aspettiamo la sentenza.»
 
Potrebbe riassumere in pochi appunti ciò che ha fatto da presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana?
«È abbastanza semplice: in questi quattro anni ho rimesso in funzione l’Agenzia, dopo una transizione traumatica a causa di vicende giudiziarie. Il bilancio dell’Agenzia nel corso di quattro anni è quasi raddoppiato, l’aumento dell’occupazione nel settore industriale spaziale è aumentato complessivamente i tre punti percentuali corrispondenti a 700 assunzioni, i ritorni sugli investimenti in Europa hanno superato di tre punti percentuali la media dell’investimento italiano corrispondenti a circa 270 milioni in più per l’Italia rispetto al riferimento all’investimento del nostro paese in Europa.
«È stato azzerato il precariato all’interno dell’Agenzia Spaziale, sono stati assunti 30 ricercatori potenziando l’attività di ricerca scientifica. Abbiamo portato al completamento importanti progetti industriali come l’ingresso in borsa di Avio, la ditta che produce i lanciatori Vega.
«I programmi scientifici dell’ESA sono stati fortemente sostenuti, in particolare quelli a guida italiana, sia dal punto di vista industriale che dal punto di vista scientifico.
«Tra questi spicca il programma Exomars2020 che porterà su Marte un rover dotato di un trapano italiano per cercare tracce della vita sotto la superficie del pianeta rosso.»
 

 
Adesso, senza di lei, cambierà qualcosa all’ASI?
«Il professor Benvenuti, il commissario che ha preso il mio posto lo scorso novembre, ha dichiarato la sua intenzione di dare continuità ai programmi spaziali definiti nel corso della mia gestione.
«Il nuovo presidente, l’ingegner Saccoccia, faceva parte del comitato tecnico-scientifico durante la mia presidenza.
«Conosce quindi bene i programmi e mi aspetto che saprà valorizzare gli asset dell’agenzia, sia in Italia che all’estero.»
 
Tornato - per così dire - «borghese», è stato nominato consigliere della Fondazione Bruno Kessler e adesso ha accettato di candidarsi alle europee per il Partito Democratico. Può dirci perché?
«Sono stato molto onorato di avere ricevuto la proposta di essere nominato dal consiglio di amministrazione della fondazione FBK.
«Si tratta di un riconoscimento alla mia competenza e alla mia esperienza nella gestione istituzioni dedicate alla ricerca scientifica e tecnologica.
«Per quanto riguarda la partecipazione alla lista per le elezioni del Parlamento Europee con il PD Siamo Europei è stata decisione presa all’ultimo momento.
«Ho apprezzato l’apertura delle liste alla componente della società civile e credo che sia importante avere in Europa rappresentanti abbiano esperienza e competenza per potere rendere più forte l’Italia in una Europa più forte.
 
La domanda non è scontata, visto che ci sono partiti che - pur facendo a cornate per vincere le elezioni europee - si dichiarano antieuropeisti. Lei crede nell’Unione Europea?
«Certo che credo nell’Europa, soprattutto credo nelle donne e negli uomini europei. Credo che sapranno scegliere nel proprio interesse per contare assieme molto di più, in un mondo in cui i singoli stati europei, anche i più forti, sono destinati a diventare irrilevanti di fronte alle grandi potenze economiche e ai problemi globali come il clima, il cambiamento del mercato del lavoro, le tensioni internazionali.»
 
Questa non è l’Europa sognata da De Gasperi e, francamente, non è neppure quella sognata da noi. Forse neanche da lei. Cos’è che non ha funzionato?
«Credo si possa convenire che il processo dell’Europa delle nazioni non sia concluso. Alcuni risultati importanti sono stati raggiunti, come nel caso dell’Euro, delle reti digitali, delle infrastrutture spaziali.
«Nel settore della politica estera e della difesa comune, per esempio è necessario definire dei processi che rendano l’Europa capace di parlare con una voce sola.
«Non ci deve spaventare il fatto che l’Europa sia un processo incompiuto quanto piuttosto stimolarci per un rinnovato impegno per la sua piena realizzazione. L’Europa è determinata liberamente dalle volontà dei suoi paesi membri.»
 

 
Quindi, se lei venisse eletto, quale direzione vorrebbe far prendere alla UE?
«Ci serve un’Europa forte che sappia prendere decisioni ad un livello politico alto perché ci serve una Europa che abbia visione così come una visione ha guidato i padri fondatori. Una Europa delle Istituzioni, sostenuta dai paesi membri senza meccanismi di voto bloccanti. Una Europa in cui conti meno il Consiglio e più il Parlamento.
«L’impulso è di creare più occasioni di ricerca di eccellenza per i giovani europei, di favorire la massima collaborazione tra ricercatori di paesi diversi, di definire temi prioritari per mantenere la leadership internazionale dell’Europa sui temi del futuro.
«Sostengo l’idea di un Erasmus generalizzato, esteso anche alla fase liceale. Sosterrò tutte le iniziative per rendere l’Europa un’unica area di ricerca in cui le competenze e le intelligenze non abbiano confini.
«Le ricadute della ricerca devono essere utilizzate dall’Istituto europeo di tecnologia in un processo di trasferimento verso il mondo produttivo. Rafforzare questa struttura, Sviluppando anche nuovi metodi di finanziamento basati non solo sulla partecipazione societaria ma anche sul capitale di rischio.»
 
Lei candida in un territorio che comprende quattro regioni, due delle quali sono al confine con altri stati europei. Per Trentino-Alto Adige e per il Friuli i buoni rapporti transfrontalieri sono fondamentali. Può dire a questi cittadini una parola di rassicurazione?
«Il Trentino-Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia rappresentano due regioni a forte vocazione transnazionale: proprio quello che serve per costruire un’Europa delle regioni che integri e complementi l’Europa delle nazioni.
«L’autonomia di queste regioni, che deriva da una genesi storica e culturale, non deve essere messa rischio da involuzioni sovraniste. È l’autonomia delle regioni all’interno di un’Europa più forte la direzione in cui muoversi.»
 
Lei ha appena pubblicato un libro sulla sua esperienza all’Agenzia Spaziale Italiana, nel cui sottotitolo dice di aver «compiuto una missione guardando le stelle coi piedi per terra». Pensa di far tenere i piedi per terra anche al prossimo Parlamento Europeo che sembra promettere… voli pindarici?
«Ciascuno darà il suo contributo naturalmente. Ma non c’è niente di più concreto della creazione di posti di lavoro, dello sviluppo della ricerca scientifica e dell’innovazione, dell’affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro e della formazione indotti dalla rapida evoluzione del mercato internazionale, tutti temi su cui intendo portare la mia esperienza internazionale e che ho sviluppato sfruttato guidando l’ASI in questi anni.
 
Una domanda doverosa. Quante lingue europee conosce?
«Parlo bene francese e inglese. Capisco e parlo un poco il tedesco... ma abbastanza da usarlo nelle trattative più delicate!»
 
Se volesse coniare uno slogan per questa campagna elettorale, quale sarebbe?
«Il primo slogan è più ricerca eguale più futuro.
«Ma ce n’è un altro che secondo me è ancora più importante: la soluzione del problema climatico passa attraverso un nuovo patto tra politica e scienza: Quindi politica più scienza per l’emergenza climatica

Guido de Mozzi – g.demozzi@ladigetto.it

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