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Governo: tensione nella maggioranza non ancora consolidata

Di Maio: «Sì al nostro programma o si va al voto» – Zingaretti: «Basta ultimatum o non si va da nessuna parte»

Il lavoro del presidente incaricato a formare il nuovo governo ha subito un’improvvisa battuta d’arresto.
Improvvisamente di Maio è uscito con una frase che ha raggelato il PD, fatto andare in bestia Conte e, quel che è peggio, ha fatto crollare i mercati.
Nel suo intervento al termine del colloquio con il premier incaricato ha detto: «Oggi si potrebbe dar vita a un Conte bis. Uso il condizionale perché sono stato molto chiaro: o siamo d’accordo a realizzare il nostro programma o non si va avanti. Piuttosto si va a elezioni anticipate. E in fretta.».
Il PD ovviamente si è trovato spiazzato e sconcertato, perché tutto sembrava scorrere come da previsioni, ma la battuta di Di Maio a messo tutto in dubbio. In pratica, secondo il M5S non si dovrà mettere mano alla legge sulla sicurezza, si dovranno tagliare i parlamentari e si dovranno disdire le concessioni autostradali (plurale).
Ovviamente alla direzione del PD è scattato l’allarme. Orlando e Gentiloni hanno rinviato la visita alla Festa dell’Unità di Milano, a Zingaretti sono cascate le braccia e ha dichiarato che «sono frasi sconcertanti e inaccettabili, non può pensare di continuare così».
Conte dapprima promette di «scaricare» Di Maio, ma poi getta acqua sul fuoco. La situazione secondo lui non è compromessa.
 
Ma cosa può essere successo? Diversi i pareri degli osservatori.
La prima ipotesi che è circolata è che Beppe Grillo ha dato ordini a Di Maio in tal senso, vedendo un ritorno delle politiche dei democratici.
Ovviamente viene da pensare che a Di Maio non vada giù l’idea di non poter fare il vice presidente del Consiglio; e a pensar male di solito si azzecca. Di certo Di Maio non esce vincente da questa esperienza col PD.
E certamente i 5 Stelle non possono accettare che il nuovo arrivato metta in discussione l’operato fin qui portato avanti con la Lega. Sarebbe come darsi la zappa sui piedi.
Infine, la storia della Piattaforma Rousseau dribblata nel timore che la base M5S bocci l’accordo col PD fa pensare che la protesta possa travolgere lo stesso il movimento.
D’altronde si tratta di un matrimonio nato in vitro e riteniamo che queste istanze possano nascere ogni volta che gli interessati fanno la conta per vedere se danno più di quello che ricevono.
Calenda ha invitato Zingaretti a far marcia indietro finché non si è ancora sposato: «Ripensaci finché sei in tempo!»
 
Fatto sta che sabato mattina ci sarà un vertice tra Conte, Di Maio e Zingaretti per spegnere il focolaio e andare avanti nel progetto.
Secondo noi troveranno la quadra: è nella natura della politica. Però di certo è un cattivo presagio sul futuro di questa strana maggioranza.

GdM

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