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Marcos Morau e il grido del corpo oltre l’isolamento

Domani, domenica 6 settembre, in prima mondiale arriva a Oriente Occidente Sonoma di Marcos Morau con La Veronal

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Balletto Civile, dopo MAD - Museo Antropologico del Danzatore, che ha raccolto approvazione tra le strade di Rovereto, si sposta al peep show nel tardo pomeriggio.
Apre i battenti anche Progetto Manifattura con il circo contemporaneo, Luna Cenere replica alla Campana e prosegue la rassegna Linguaggi con il filosofo Leonardo Caffo alla sala conferenze del Mart.

Il grido del corpo supera confini e confino e improvvisamente riprendiamo a sentirci vivi: Sonoma di Marcos Morau fa questo effetto.
«Immaginate che la realtà non sia sufficiente, che le sue forme si esauriscano, che la sua rigidità vi schiacci e che i suoi limiti vi mettano all'angolo. E un giorno una luce comincia a crescere dentro, un mormorio, un linguaggio che ancora non è chiaro ma che cerca in ogni modo di farsi ascoltare.
«Immaginate che a quella voce si aggiungano altre voci, altri rumori, e che crescano di intensità fino a diventare urla, grida, un rumore forte, una tempesta senza fine.»
Così il coreografo – artista associato al Festival per il biennio 2019/2020 – introduce il suo lavoro, che dopo un’anteprima al Grec di Barcellona, arriva domani domenica 6 settembre, in prima mondiale in teatro a Rovereto per il 40° Oriente Occidente Dance Festival alle 20.30 al Teatro Zandonai.
 
Investigatore visionario delle paure dell’umano, vincitore di numerosi premi internazionali e fondatore de La Veronal, compagnia che raccoglie artisti provenienti dal cinema, dalla fotografia, dalla letteratura e dalla danza, Marcos Morau in Sonoma si lascia ispirare da Luis Buñuel e dal mondo onirico del cineasta spagnolo, oltre che dal suo pensiero critico e politico, dal vissuto personale sospeso tra disciplina Gesuita e libertà, e dalla sua passione mai negata per il tamburo, strumento del folklore natale.
«Buñuel non è mai stato così attuale, – spiega Morau. – Ha saputo vedere quello che il futuro ci stava riservando scoprendo, nel rumore dei tamburi di Calanda e dell’Aragona, quell’urlo proveniente dalle viscere. Lui era già all’oggi: ascoltava il suono dell’abisso che si apre quando l’immaginazione umana è libera ma l’uomo non lo è.
«Mi interessa il bisogno umano di sentirsi vivi, parte della società, avvolti dai propri desideri e timori e il fatto che talvolta per sopravvivere è necessario inventarsi una nuova realtà.»
Ambientazione onirica, luogo estraneo alle leggi della fisica dove l’ordinario diventa straordinario e la ragione accantonata: così La Veronal torna a Oriente Occidente.
 
Domani 6 settembre è prevista anche la replica di Genealogia_Time specific sempre alle ore 19 alla Campana dei Caduti: il lavoro «time specific» di Luna Cenere, artista associata al Festival, si ispira al momento attuale e lavorando con un folto gruppo di volontari del territorio prosegue nella sua ricerca sulla nudità come condizione umana, guardando al corpo come luogo, paesaggio, atto politico, in una nuova declinazione adattata ai tempi pandemici, priva di contatto tra i danzatori in scena.
 
Apre i battenti per la prima volta quest’anno lo spazio di Progetto Manifattura che ospita per il 40° Oriente Occidente due spettacoli.
Domani il primo, in doppia replica alle 18 e alle 22. Cirque Entre Nous. In scena cinque artisti di formazione circense di diversa nazionalità con esperienze nei più importanti chapiteaux del mondo: Héloise è francese, Constance svizzera, Jeremias e Matias argentini e David canadese.
Per la loro avventura collettiva, avviata nel 2017 in Francia, si sono fatti affiancare da Lucas Condro, coreografo argentino formatosi alla SNDO di Amsterdam con David Zambrano.
Insieme hanno viaggiato alla scoperta di nuovi orizzonti in un mondo senza frontiere artistiche e culturali.
La loro specialità è il palo cinese, disciplina antichissima – in Cina praticata fin dal XII secolo – a cui il circo contemporaneo ha dato nuova vita con acrobazie in scioltezza, coreografie aeree fluide e solida drammaturgia.
Oltre alle tradizionali “pose” acrobatiche, nello spettacolo è l’organicità delle relazioni tra gli interpreti, le storie cantate e danzate, a farla da padrone.
 
Il programma del Festival non lascia certo libero il peep show nella piazza del Mart dove, dopo le repliche di MAD – Museo Antropologico del Danzatore a Rovereto e Trento, si sposta Balletto Civile di Michela Lucenti che porta in scena Peep show non omologato.
Alle 17, alle 18 e alle 19 di domani tre diversi duetti, tre coppie, tre storie a ritmo serrato che metteranno lo spettatore in una continua condizione di sorpresa, disattendendo le aspettative di ciò che poco prima sembrava certo.
Continua infine anche Linguaggi con il filosofo Leonardo Caffo e la sua visione sul futuro post Covid-19. Tra estinguersi e cambiare, Caffo propone il recupero di un rapporto antico con la natura, da discutere universalmente, nell'impegno di rendere il confronto tra tutti i viventi parte integrante del futuro che stiamo costruendo. Alle 11 alla Sala Conferenze del Mart.

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