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Verso le elezioni del 20/21 settembre 2020 – Di Paolo Farinati

Altre cinque domande al candidato sindaco di Rovereto per il centrodestra e altre liste civiche Andrea Zambelli

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Concludiamo l’intervista al candidato sindaco per la città di Rovereto Andrea Zambelli, la cui parte precedente a raggiungibile tramite questo link.
 
L'Università, più sogno che realtà finora per Rovereto. Lei crede in una Rovereto Città Universitaria? E come la costruirebbe nei prossimi anni?
«Rovereto deve diventare accanto a Trento un polo universitario. La città capoluogo, non ha caso ha conosciuto un potente sviluppo in consonanza con la crescita dell’Università.
«Rovereto, in ragione della propria tradizione culturale rivendica un ruolo maggiore.
«Pensiamo allo sviluppo di facoltà legate all’alta tecnologia e all’informatica, pensiamo ad un centro di studi internazionali e una scuola alta formazione del personale amministrativo, pensiamo ad una facoltà di scienze sportive.
«La presenza di studenti e docenti sul territorio Roveretano avrà come ovvia ricaduta una crescita economica di tutta la Vallagarina.»
 
Rovereto quale città della cultura e, quindi, anche potenzialmente città turistica. Cosa ne pensa e cosa propone in merito?
«Rovereto, centro fecondo di cultura per secoli, è stata per lungo tempo rappresentata come l’Atene del Trentino.
«Oggi sconta un declino culturale, nonostante la presenza del Mart, del Museo della guerra, del Depero, del Teatro Zandonai e di molte altre strutture.
«Rovereto fu la città di Ambrogio e Antonio Rosmini, di Melotti, Savoia, Zandonai, Tartarotti, Orsi. Rovereto è città votata al pensiero, alle idee, alle azioni.
«Il futuro turistico della città si lega al rilancio culturale inteso in senso lato. È tempo di ripartire dalle nostre radici e dalla nostra vocazione autonomistica recuperando alla memoria collettiva figure e luoghi.
«La rinascita di Rovereto, città dalle molte vocazioni e in cerca di una nuova identità, non può che passare attraverso un rilancio vigoroso della cultura.
«Il Mart e il Museo Depero, il Museo Civico, casa Rosmini, dovranno assumere un nuovo ruolo ed una nuova forma. Oggi, tali importanti istituzioni sembrano poco valorizzate e questo per una colpevole passività da parte delle amministrazioni comunali che ci hanno preceduto. Un museo non può essere semplicemente inteso come un luogo dove si organizzano esposizioni a scadenza periodica, ma un centro attivo di promozione culturale ed economica, capace di animare e produrre indotto a favore di tutto il territorio.
«Anche il Teatro Zandonai non presenta in cartellone grandi stagioni. Istituzioni come l’Accademia degli Agiati devono raccordarsi maggiormente con la contemporaneità e diventare un momento propositivo non solo per recuperare alla memoria il passato, ma per interpretare l’oggi.
«La vita culturale dell’Atene del Trentino appare spenta, timida, incapace di innovare e interpretare il tempo presente nonostante la vivace attività ad opera di molte associazioni culturali.
«Andrà pensata una nuova stagione di concerti, classici, pop, Rock, unitamente ad una capillare definizione di spazi per gli incontri e le attività musicali dei giovani.
«È importante prevedere momenti commemorativi che valorizzino quei personaggi storici a volte dimenticati che hanno fatto grande la nostra città e accanto ad essi a quelle figure di valenza regionale e nazionale che sono patrimonio di tutti.
«Intendiamo riferirci alla biografia di uomini e donne che con la loro vita hanno manifestato i valori della tolleranza, della gratuità, della giustizia, del rispetto delle istituzioni democratiche. Il recupero delle nostre radici storiche, trentine e roveretane, l’amore per la nostra città e il senso di appartenenza crescono solo se si conoscono le vicende e gli uomini che ci hanno preceduto.
«Proprio per questo perché non immaginare un festival annuale che recuperi e racconti alle nuove generazioni la radice mitteleuropea dalla quale ha tratto origine la nostra civiltà valligiana, alpestre e cittadina, senza dimenticare Venezia e la tradizione austriaca. I nostri ragazzi non conoscono nulla, anzi, perlopiù vivono una forma di sradicamento culturale che li lascia soli, immersi in una contemporaneità dalle mille equivoche seduzioni.
«Nel far cenno alla necessità di razionalizzare i percorsi culturali possibili e ridare vita alla città, proponiamo un biglietto unico che consenta di visitare i musei della città, che promuova un accesso agevolato a bar e ristoranti della zona, valorizzare la cultura dei Festival (non possiamo lasciare alla sola Trento iniziative di questo tipo).
«Ancora, perché non recuperare la festa dell’Artigianato un’occasione di incontro la cui memoria è ancora viva nel cuore di molti roveretani? Rilanciare i mercatini natalizi, immaginare una fiera del libro, della produzione musicale indipendente, dello sviluppo sostenibile e delle fonti rinnovabili, potrebbero caratterizzare la vita cittadina di intere settimane. Tutto questo tenuto conto del ruolo riconosciuto a livello internazionale della Fondazione campana e di Rovereto città della Pace.
«Questa istituzione è parsa vivere quasi staccata rispetto all’ordinario svolgersi dell’amministrazione comunale. Per questo auspichiamo un fecondo raccordo che renda i Roveretani più parteci alle attività della Fondazione campana.
«A nostro avviso la Pace nasce dal confronto tra civiltà, dalla capacità di individuare e denunciare gli squilibri planetari, dalla forza di uomini che sappiano immaginare il futuro nella consapevolezza di come la pace si fondi sulla giustizia, sulla cultura del dialogo, sulla conoscenza dell’altro, sul rispetto delle regole.
«Per quanto riguarda il turismo esso è una conseguenza di quanto detto. Ciò non toglie che riteniamo essenziale rilanciare il ruolo dell’Apt, affinché promuova la nostra città unitamente a tutta la Vallagarina.»
 
Rovereto e Trento, una lunga storia di rapporti non sempre proficui. Che politica si propone di mettere in campo su questo versante?
«Per troppi anni la nostra città ha vissuto una condizione di subalternità rispetto a Trento. Questo credo sia dovuto al fatto che le varie amministrazione si sono preoccupate più di difendere rendite di posizione, piccoli potentati economici, carriere politiche future.
«La mia libertà credo sia la miglior garanzia per i cittadini Roveretani che possono contare, se riterranno di eleggermi alla carica di sindaco, su una forza contrattuale rispetto a Trento, piena, non condizionata da mire personali o di partito.»
 
Completamento verso il Trentino dell'Autostrada A31 della Valdastico: quale il Suo pensiero?
«Ho già accennato sopra a questa problematica che viene costantemente sollevata dall’opposizione nella speranza di delegittimare me e la coalizione che rappresento. Si dice che Zambelli vuole la Valdastico. Scusate, ma perché dovrei volere l’A 31? Semplicemente, come tutte le persone dotate di senso critico mi interrogo sul significato e l’utilità di quest’opera.
«Amministrare non significa sbandierare proclami e slogan per suggestionare l’emotività dell’incolpevole elettore. Sulla Valdastico siamo stati chiari; questa opera deve essere valutata dentro un quadro complessivo che affronti i nodi viari di Rovereto irrisolti da decenni. Utilità economica, rispetto dell’ambiente, rapporto costi benefici, rispetto della volontà popolare per noi sono le precondizioni per cominciare a pensare a questa opera in termini seri.
«Per ora siamo lontani dall’avere approfondito tutti questi aspetti. Dunque non ha senso dire: Zambelli vuole la Valdastico
 
Infine, Le chiediamo il Suo slogan elettorale. Un Suo breve messaggio agli elettori di Rovereto.
«I pittori impressionisti rappresentavano nelle loro opere dei soggetti la cui bellezza e ricchezza poteva essere colta appieno soltanto da lontano.
«Ecco, noi guardiamo lontano per vedere meglio vicino, noi pensiamo alla Rovereto del futuro per cogliere e definire i dettagli del presente.
«Guardo lontano e vedo vicino, per una Grande Rovereto.
«Questo è il nostro motto.»
 
Paolo Farinati – p.farinati@ladigetto.it

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