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Verso le elezioni del 20/21 settembre 2020 – Di Paolo Farinati

Intervista all’architetti Bortot, candidato per la lista Rinascita Rovereto che supporta Gloria Canestrini candidato sindaco della Città della Quercia

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Architetto Bortot, lei è tra i candidati al Consiglio comunale di Rovereto alle prossime elezioni di settembre 2020 per la lista Rinascita Rovereto. Cosa l'ha motivata a fare tale passo importante?
«Devo fare una premessa. Vede, i miei figli sono grandi e vivono fuori città da circa 15 anni rientrando ogni tanto alla base. Anch’io da circa trenta anni ho quasi sempre lavorato, ed anche attualmente, lavoro fuori città: ma qui a Rovereto fino ad oggi ho mantenuto il mio punto fisso di riferimento.
«Sono nato a Rovereto, il 3 maggio del 1961 e ho osservato lo spazio che mi circonda con grande curiosità fin da giovane, con una variante sostanziale rispetto ai miei coetanei. Passavo spesso le estati in altre regioni vicino ai cantieri delle grandi opere nelle quali mio padre lavorava all’interno dell’ufficio di Direzione lavori: durante questo periodo sono stato abituato a osservare il mondo circostante con passione, ma anche le grandi opere delle quali mi venivano spiegati i dettagli e le soluzioni costruttive impiegate.
«Questo mi ha aperto la mente fin da subito, permettendomi di leggere le contraddizioni della società roveretana molto presto, subendole all’inizio e comprendendole oggi grazie ad un percorso di studi molto articolato, vasto ed approfondito mai interrotto. Vede, parafrasando Wittgenstein, a volte bisogna parlare d’altro, per giungere a quello al quale si era lungamente pensato.
«Ora rispondo alla sua domanda.
«Recentemente mi è nata la seconda nipotina e mi sono chiesto: lascio in eredità alle nuove generazioni un mondo del genere?
«Ecco, la candidatura è una risposta per provare ad incidere assieme ad un numeroso gruppo di persone, fornendo risposte e soluzioni con un’ottica diversa che sia quella esclusiva di fornire spazi di conforto economico solo agli amici.
«L’obiettivo è, e sarà quello di garantire l’imparzialità ed il rispetto delle regole in modo da dare le stesse opportunità: non solo ai parenti dei soliti noti, ma a tutti secondo i loro meriti.»
 
Lei è un professionista assai noto in città, cosa si sente di dire e di proporre alla Rovereto del 2020?
«Mi sento di dire che non è più possibile andare avanti così. C’è un disagio sociale enorme: rabbia frustrazione, mancanza di motivazioni per affrontare futuro. Le persone vengono a mancare in modo prematuro con frequenza insopportabile e non più accettabile. Vi è una mancanza di prospettiva e di progetto. Più di una traccia di questo brancolare è certificata anche dagli atti della attuale amministrazione.
«Facciamo un esempio: chiamo una società esterna per farmi dire come deve essere Rovereto nel campo commerciale? Ho certificato che non ho un’idea di cosa fare. Chiamo al capezzale della città vari professionisti, parrebbero 21, per la miserevole cifra di 1.500 euro a testa per dare idee sul rilancio Rovereto? Certifico che non so che pesci pigliare. Proprio scritto nero su bianco.
«E ancora: mi sveglio un mese prima delle elezioni? Andiamo a vedere dove era qualche amministratore durante i 5 anni di governo. Leggiamo le cronache? Ci ricordiamo dei progetti di civismo, di civici, di roboanti prospettive, di illuminanti intuizioni, di stringenti alleanze, di spostamenti di equilibri, raggiungimento di obiettivi, costruzione di significati, di ragionamenti, dimenticando le urgenze ed i problemi della città che sta morendo?
«Ci vuole discontinuità. Assoluta, totale, urgente e indifferibile discontinuità. I cittadini, nel loro interesse possono per la prima volta nella storia del dopoguerra mandare a casa i soliti noti, che decidono, suggeriscono, tessono e ordiscono da dietro le quinte e a volte neanche quello. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: è conveniente anche ai candidati delle altre liste votare per noi, per il futuro dei loro figli.
«Le cito due esempi di come tutto stia saltando in città. Caso Cassa Rurale di Rovereto con direzione ad Arco. Guardi, un sacerdote roveretano molto intelligente che ha sostenuto la prima guerra mondiale - ecco, non proprio il tipo di chiesa che preferisco - avrebbe detto che a questo punto bisognerebbe intonare il De profundis.
«I roveretani stanno diventando completamente estranei a casa loro, completamente perché molti parzialmente lo sono già.
«La nostra Candidata sindaco Gloria Canestrini quando parla di città inclusiva intende proprio la città che ti accoglie, non la città attuale che se ne sbatte di te e dei tuoi problemi e cura ad esempio, garantendo con nomine pubbliche ben remunerate, la carriera dei parenti e la cerchia ristretta degli amici, col rischio, parrebbe, di trovarsi pure in palese conflitto di interesse.
 
In questi anni la sua attenzione è spesso caduta giustamente sulle periferie e suoi vari quartieri di Rovereto. Quali sono le sue idee e la sua visione futura della città da proporre agli elettori roveretani in quest’ambito?
«Questo richiederebbe una intervista a parte. Solo per fare intuire la portata del problema devo dire che sull’argomento mi ha aperto gli occhi un vecchio geometra roveretano il quale, ormai molti anni fa, mi disse testualmente riferendosi ad alcune speculazioni edilizie sull’asse di corso Rosmini: Guardi qui cosa hanno fatto. Eravamo di famiglia irredentista: ho avuto due fratelli morti combattendo sotto gli austriaci. Abbiamo sbagliato a unirci all’Italia: una cosa del genere sotto l’Austria non sarebbe mai successa.
«Personalmente concordo pienamente. Pensando alle opere di Otto Wagner, Adolf Loos, Ludwig Wittegenstein, Joseph Maria Olbrich, Josef Hoffman possiamo comprendere che certe palazzate esclusivamente speculative con pareti esterne rivestite in Klinker o ceramica non sarebbero mai stati costruite.
«Avessero l’eleganza degli azulejos portoghesi, potremmo dire, è uno stile. Voglio inoltre ricordare alcuni TRAUMI urbanistici recenti: La elegante villa Tofanetti all’inizio di Corso Rosmini: sede perfetta per un APT della Vallagarina andata alle ortiche. Di essa rimane il gloriet in ferro come incongruo relitto.
«Il caso dell’edificio fatiscente del Macello nel Comune di Rovereto presso Mori stazione: acquistato dai privati per cifre dell’ordine di grandezza dei miliardi di lire, biglietto da visita per tutti i turisti che vengono nella nostra città in automobile e anche caso grave di spreco di denaro dei cittadini roveretani.
«Macello di nome e di fatto. Il caso del lascito di Casa Halbherr al Brione: abbattuta con i cedri secolari per fare spazio ad una piazza che, nonostante non sia soggetta a traffico ha la pavimentazione da rifare. Una costante mi pare nel tessuto urbanistico cittadino.
«L’attiguo centro civico religioso del Brione che sta sprofondando, e che recentemente pare si sia allagato nella parte interrata. Non ne faccio qui l’analisi, ma chiesa e uffici costruiti parzialmente sopra una discarica, non sono proprio un’unione perfetta.
«Ultimo elemento dell’analisi il Viale Trento. Il Viale Imperiale. Il viale alberato a più file parallele di alberi per lato, fino a quattro, posto a marcare la differenza tra il paesaggio agrario della Vallagarina ed il paesaggio urbano razionale del Corso Nuovo, oggi Corso Bettini in onore del martire della Resistenza Angelo Bettini.
«Ecco un viale cosi, originale dell’epoca, a più ordini di alberi paralleli e sfalsati, era un unicum nel panorama europeo. Sarebbe stata la meta perfetta di studenti di architettura di tutto il mondo, ma anche di tutti gli ordini di scuole, per apprendere il disegno dal vero.
«Quante storie potevano raccontare gli alberi che videro il tempo di Frederich Engels, le truppe austriache lungo tutta la seconda metà l’Ottocento, la prima e la seconda guerra mondiale i reparti della Flak e della Wermacht, gli americani… Ecco una distruzione senza dibattito è stata un peccato mortale, un danno enorme ed irreparabile.
«Una ferita ancora sanguinante che sarà solo in piccola parte risarcita dai 2 parchi urbani di S. Giorgio ed a Sacco, rispettivamente nell’area ex-Macello ed in Viale Vittoria nell’Area ex Alpe previsti da noi: se gli elettori lo vorranno chiaramente. Secondo me sono una grande opportunità di riqualificazione dei due quartieri. Per la prima volta gli edifici, gli appartamenti del quartiere aumenteranno di valore.
«Un parco crea valore, economico, estetico, sociale, arricchisce positivamente il tessuto urbanistico, è un fatto urbano - citando Aldo Rossi - che modifica positivamente il paesaggio urbano, diventa luogo di incontro, socialità e svago, ricreazione personale e collettiva.»
 
Cosa si sente di dire ai giovani roveretani?
«Ogni giovane è diverso dall’altro, ha esigenze, intelligenza e sensibilità proprie. Per dare consigli bisognerebbe analizzare caso per caso. Direi però di fare attenzione, perché questa volta è veramente in gioco il futuro della città. Si informino, chiedano, analizzino, scelgano secondo coscienza.
«Il nostro programma di coalizione ha nel DNA un metodo e un indirizzo ben preciso. Nei volantini di dettaglio sono spiegate alcune scelte pratiche, non banali, che si possano fare immediatamente e che possono fare una grande differenza, da subito.»
 
Rovereto e l’Università, lei ci crede? Pensa che una nuova facoltà potrebbe favorire un maggior benessere in città?
«Qui, credo, ci sono gli elementi per andare controcorrente e al momento stesso per affermare e potenziare la presenza dell’Università. L’Università di Trento a 15 minuti di Treno, mi pare lasci poco spazio alla fantasia. Vi è anche un problema di tradizione e collocazione.
«Personalmente ho studiato allo IUAV frequentando i corsi di Massimo Cacciari, Manfredo Tafuri, Massimo Scolari, Roberto Masiero, Giorgio Ciucci, Arduino Cantafora, Italo Zannier, Luciano Semerani, del roveretano Franco Rella, solo per ricordarne alcuni.
«Possiamo pensare di competere aprendo corsi tradizionali con Venezia, Milano, Torino, Bologna e Roma? La risposta la sa anche un bambino. La Facoltà sotto casa come il lavoro sotto casa mi sembrano oggi improponibili. Anche qui ci vorrebbe più spazio e tempo, comunque pensare di risollevare una città con aperitivi e affittando appartamenti mi pare una via già percorsa non escludibile, ma non sufficiente.
«Allora il rapporto con l’Università potrebbe assumere forme diverse. Personalmente ho conoscenze e contatti in campo universitario, culturale, ed anche governativo, a Roma, Venezia, Milano, Vienna, Berlino, Parigi, Porto, Lisbona. In un percorso di governo della città credo si potrebbe fare qualcosa di molto buono. Ci vorrà del tempo.
Quindi Università sì, ma forme e contenuti che devono essere completamente nuovi, molto originali o complementari all’ esistente. Mi pare che la nostra candidata Sindaca abbia le idee chiare su questo.»
 
La gioventù ama trovarsi anche e soprattutto nel centri storici delle città, divertirsi in questi luoghi unici e preziosi: come la pensa e cosa si sente di proporre a Rovereto?
«Guardi, su questo bisognerebbe prima fare una operazione ascolto e poi provare a fare sintesi con tutte le categorie interessate. Le persone in gioco sono molte compreso i residenti che il giorno dopo vanno al lavoro ed hanno bisogno di dormire; hanno i loro diritti che vanno rispettati. Comunque il potenziale qui in città è enorme.»
 
Uno dei temi da molti anni ormai scottanti per Rovereto è la mobilità in città. Quali sono la sua lettura del problema e le sue proposte concrete?
«Le racconto un aneddoto. Il traffico qui in città è un incubo non da oggi ma un problema, potremmo dire scherzosamente, atavico. A metà degli anni novanta ho conosciuto e fatto amicizia con un Generale del Genio di Roma.
«Mi raccontava che venuto a fare una visita turistica in città, lui che nel traffico di Roma non aveva problemi, qui a Rovereto aveva i sudori freddi. I sensi unici erano il suo incubo. Il problema principale oggi sono le colonne all’ingresso Nord della città cioè S.Ilario ed il piazzale davanti alla stazione in tre momenti del giorno.
«Da 30 anni vado dicendo privatamente che la soluzione sarebbe interrare la Statale a S.Ilario – dalla Chiesa romanica fino a prima dello stadio Quercia – e la costruzione di un sottopassaggio alla stazione dei treni sotto piazzale Orsi. Due opere pubbliche di modesta dimensione e costo che risolverebbero il problema definitivamente permettendo allo stesso tempo di riqualificare la superficie risparmiando allo stesso tempo territorio e paesaggio.
«Se porto il turismo in Vallagarina, faccio vedere svincoli stradali? Dopodiché altro, per il momento Ricordo solo che il sistema politico dei decenni passati ha creato questo ingorgo per il quale vengono proposte soluzioni di grande impatto ambientale e di grande costo.»
 
Rovereto gode di ampi spazi verdi, come i giardini interni alla città, come pure i potenziali parchi esterni quali i Lavini di Marco, la zona di Miravalle e il Bosco della Città. Quale politica d'investimento sul «verde» intenderebbe porre in atto?
«Questa del verde dei parchi esterni è un problema mal posto e di i fatto anche sbagliato. Il parco urbano deve essere in centro e limitrofo alla residenza, utilizzabile in 2 minuti, come troviamo in tutte le città europee. Dire che attorno alla città ci sono spazi verdi o altri parchi non ha significato. Lisbona, che conosco bene, è circondata da brughiere atlantiche, spiagge, parchi e anche da una foresta imperiale di 833 ettari la La Tapada Nacional da Mafra a 20 minuti dalla periferia, ma i parchi urbani e le piste ciclabili in centro sono stati fatti eccome e non da oggi.
«Ecco Lisbona è quest’anno la capitale europea del verde 2020, e noi al contrario abbiamo distrutto un viale storico con alberi secolari, chiamando a controllare bambini e anziani i reparti antisommossa dei carabinieri - cose che succedono in Argentina e in Venezuela - cementificando il viale, tra l’altro usando materiali diversi tra i due lati e, dicendola tutta, affidando gli incarichi di progettazione ad Architetti non di Rovereto.
«Fermiamoci qui. Ecco, in città non c’erano progettisti preparati ad affrontare il problema. La nostra proposta è chiara: due nuovi parchi urbani nei due quartieri fino ad oggi più trascurati. Veri collegamenti ciclopedonali, e tanto per essere chiari, lo dico da automobilista convinto. La separazione e specializzazione dei percorsi è la vera sfida che in cinque anni possiamo agevolmente portare a termine, ricordando che negli ultimi 15 anni le coalizioni che hanno governato, opposte tra loro e che oggi si presentano unite hanno avuto un tempo pari ad ere geologiche e si sono occupate magari a rifare gli stessi tratti di strada in porfido come largo S. Caterina. Quindi la nostra politica è chiara e fattibile: creazione di due nuovi parchi, fondazione della giardineria comunale ed una più scrupolosa politica del verde, rete di piste ciclabili ben distinte dal traffico automobilistico.»
 
Rovereto è da secoli industria e artigianato, come rigenerare questo vitale comparto produttivo?
«Qui non ci sono ricette preconfezionate. Si tratta di applicare il metodo più volte sottolineato dalla nostra Candidata Sindaca. Bisognerà aprire un tavolo di confronto e di ascolto, sentire tutte le parti interessate e applicando il metodo, fare una sintesi dando una risposta concreta e calibrata alle esigenze reali in modo da non fare e proporre i soliti progetti faraonici calati dall’alto, già in passato rivelatisi poi fallimentari ed in definitiva dannosi.
«L’ascolto delle parti interessate deve essere puntuale, reale e posto veramente alla base delle varie azioni di governo locale che si possono programmare. Basta con annunci, scelte imposte dall’alto e non condivise, cartelloni annuncianti qui sorgerà, belle serigrafie che nascondono il vuoto progettuale ed anche i continui fallimenti precedenti. Quindi in sintesi: ascoltare, scegliere, fare, all’interno di un processo condiviso.
«L’eventuale rilancio economico e produttivo, dovrà passare per modalità che prevedano anche la riabilitazione e il recupero urbanistico basati su un’idea di città policentrica fondata su leggi e principi scientifici. Nel quartiere QT8 inaugurato a Milano nel 1947 c’è una collinetta alta circa 180 metri realizzata con le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti americani. Ecco li si è creato un parco, Monte Stella, a completamento del quartiere.
«Qualcosa di analogo è stato fatto con il materiale di scavo, recentemente, in una lottizzazione all’ingresso della città presentando anche il palazzo in legno più alto d’Italia. Ecco l’esempio roveretano in via di completamento è proprio l’urbanistica che non vorrei: cosa vuol dire più alto d’Italia?
«Sottolineo che produzione, urbanistica, e nuovi insediamenti industriali sono indissolubilmente uniti: cito solamente il caso italiano di Ivrea e di Adriano Olivetti. Ora, mi sembra che un caos multiforme e variopinto di volumi realizzati nel corso di decenni sia proprio il contesto che, di fatto, costituisce una cattiva premessa per il rilancio occupazionale e produttivo della città.
«Nel nostro paese ci sono imprenditori illuminati e di successo che hanno creato piena occupazione, riabilitato villaggi dismessi, creato posti di lavoro, acquistato ed abbattuto capannoni fatiscenti per ricreare il paesaggio rurale originario, quotandosi anche in borsa, fondando scuole professionali a pagando tutti in maniera uniforme anzi valorizzando le maestre-artigiane-lavoratrici che si occupano del prodotto finito.
«Quindi sicuramente esistono esempi di capitalismo su base etica, che non delocalizza, che re-investe e promuove veramente la persona e la crescita umana, senza sfruttare i lavoratori, i quali al contrario, sono tenuti in grande considerazione, come persone preziose e da non umiliare.
«Ecco, valorizzazione delle persone, produzione di qualità che porti al recupero del territorio fondati su scelte etiche e sostenibili.
«Questo in sintesi, come hanno più volte sottolineato la nostra Candidata Sindaca ed i giovani preparati all’interno delle nostre liste, significa dare finalmente alla città un Piano regolatore moderno, il che non esclude di fare alcune varianti puntuali di scopo per interesse pubblico.»
 
Infine il suo messaggio agli elettori di Rovereto, per far sì che votino Paolo Bortot.
«Agli elettori, se eletto, e all’interno di un percorso di governo, posso garantire, serietà, onestà, esperienza, competenza, coerenza con il programma, attenzione e cura ai piccoli dettagli della vita quotidiana, scelte di intervento sulla città eticamente e soprattutto scientificamente fondate e condivise, al fine di creare un ambiente di vita armonico ed orientato al benessere psichico, fisico ed economico del cittadino.»

Paolo Farinati – p.farinati@ladigetto.it

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