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Il Premio «Città della Pace» 2013 a Lampedusa

Da Strasburgo, luogo della razionalità giuridico-istituzionale, a Lampedusa, luogo dell’accoglienza ma anche terribile segno di una guerra di proporzioni bibliche

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Siamo alla terza edizione del premio «Città della Pace», istituito dalla Fondazione Campana dei caduti di Rovereto, rispondendo positivamente alla lettera e allo spirito della legge 103 del 2006.
Lungo il viaggio di tutti questi anni, ma soprattutto ben mirato all’affermazione sempre crescente di un’antropologia pacifica e pacificatrice, carica di valori di solidarietà, di cittadinanza istituzionale e sociale, di accoglienza.
Accompagnata da attenta e progressiva lettura della storia l’idea del premio «Città della Pace» ci ha portato da Acupe a Strasburgo per arrivare, nei prossimi giorni, a Lampedusa.
 
Ma che cosa unifica questi luoghi? Che cosa può aver spinto una fondazione come la nostra a viaggiare nel mondo e scoprire nuove terre, nuovi costumi, nuovi pensieri, nuove culture?
Cosa rispondere quando ci rivolgono domande di questo tipo? Semplice curiosità? Superficiale bisogno di conoscenza?
La risposta è tutt’altra, molto semplice e scende in maniera imperiosa dal nostro principio identitario: è la stessa identità di Maria Dolens che non ammette vuoti di ricerca, cadute di riflessione, ma esige un lavoro paziente e continuo di elaborazione tematica e di stimolante propensione alla centralità assiologica della pace come motore travolgente dell’umano operare.
 
Acupe è stata per la Fondazione la scoperta di una comunità assolutamente periferica nel mondo, «ma non certo nella coscienza del fare come dovere di fare qualcosa a favore dei propri diritti, della propria dignità, per sconfiggere il male storico della schiavitù e assumendo quindi un significato emblematico e paradigmatico per le storie successive non più viste come parzialità, ma ben unite in un disegno finalistico».
Il risultato è l’umanità più consapevole, che ha superato la sua naturalità per raggiungere la dimensione dello spirito di lotta e di autoaffermazione.
 
Da Acupe, luogo della spiritualità come progressivo salto in avanti della comunità, a Strasburgo, capitale europea della pace, il luogo istituzionale per definizione in questo campo.
La vera Europa, quella della legge e del diritto, della filosofia e della politica della convivenza, dove la policromia delle bandiere non allontana, ma al contrario avvicina le menti e i cuori «contaminando» nativamente culture, religioni, sentimenti è lì e da lì, come cittadini di Rovereto, abbiamo imparato la piccola grande Onu che è il Colle di Miravalle, cittadella naturale della pace dove pure novantun bandiere testimoniano questa vocazione ad essere insieme e al pensare insieme nella diversità ontologica di ciascuno.
 
Unità statuali e comunità di popolo esprimono una volontà intensa e forte di rispetto, di identità dinamica e correlata, di padronanza di un messaggio, di vita, di crescita, di sviluppo.
In questo mondo, sempre più bisognoso di conoscersi, vuole lavorare insieme nonostante crescano purtroppo nemici interni, pericolosi incendiari di ogni risma.
Da Strasburgo, luogo della razionalità giuridico-istituzionale, a Lampedusa, luogo dell’accoglienza ma anche terribile segno di una guerra di proporzioni bibliche.
Nell’età della globalizzazione la storia umana sembra assumere sempre più i connotati della perfidia, vacillano i sentimenti della fraternità.
 
«Lampedusa da ponte di civiltà sembra negli ultimi tempi essere ricordata come luogo di innumerevoli morti. – Si legge nel comunicato della Fondazione. – «Quanti? Di quali nazionalità? Noi abbiamo parlato e parliamo di terza guerra mondiale.
«Ah, se il mare potesse parlare e l’acqua potesse rivelarci nella sua matematica dei morti la terribile verità!»
 
Quanto sarebbe caduta in basso la nostra umanità e quanto necessari nuovi propositi e nuovi vigorosi impegni si presentano urgenti e necessari.
Ecco allora che Maria Dolens non poteva essere assente da questo luogo di tragedia e di morte, per portare il suo suono di pace, di coscienza, di mobilitazione dei cuori.
Questa è la ragione della terza edizione del premio «Città della Pace».
Nel suo piccolo Rovereto è ponte di culture, Lampedusa è nella storia ponte di civiltà: città di filosofie, di cultura e di spettacolo in questo modo vogliono onorare la dimensione del loro impegno civile, perché il sapere è e deve essere sempre per l’uomo e la sua comunità, che è poi quella del mondo.
 
«Dum aere jungo populos», ecco il messaggio del suono di Maria Dolens, che risuonerà a Rovereto per tre giorni all’inizio di luglio proprio per rappresentare l’anima e la vocazione di una città per la pace attraverso lo spettacolo della danza, dei cori, del teatro, della poesia.
È in fondo un’intera città che rianimando il centro storico, cioè la sua storia abitativa, di costume, sociale ed economica si apre al confronto con un altro mondo che è poi una parte di sé.
Si tratta in ultima analisi di conferire attraverso le forme dello spirito la cittadinanza più alta a questa epopea dell’uomo in lotta per la sua dignità, per i suoi diritti, per la sua vita, per la pace.
Nel tempo della nomination per il Nobel per la Pace, ci pare la più bella testimonianza nel cammino delle autentiche voci di pace e di riscatto degli uomini… 
 

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