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«Plastica»: inaugurata la mostra omaggio a Bruno Baroncini

La si può visitare fino all'8 settembre a Rovereto, da Empty in Via Bezzi 34

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Foto Empty.
 
Aveva in programma una mostra da tenere nel 2016 nei locali della Marangoni alla vigilia dei suoi 50 anni di attività artistica.
Aveva scelto uno spazio «anomalo»: odiava musei, gallerie, galleristi, e tutto quel che gira intorno all'arte.
Questo suo essere «diverso» lo aveva spinto ai margini che lui peraltro abitava agevolmente.
Bruno Baroncini ha lasciato tutti di stucco a fine giugno andandosene in silenzio e all'improvviso alla vigilia dei suoi 70 anni.
Raccontano i famigliari che al mattino aveva gioito per una pianta tornata a fiorire dopo tanto tempo.
A vedere i bozzetti della mostra del 2016 si apprestava a raccontare l'inquietudine dell'uomo che rinasce dalle sue ceneri. Vi era sicuramente qualcosa di autobiografico.
Una piccola mostra racconta l'uomo e l'artista e soprattutto le sue ultime sperimentazioni nello spazio EMPTY di via Bezzi 34.
Per volontà della famiglia sono esposte (fino al prossimo 8 settembre) opere inedite assolutamente innovative per la tecnica e il concept.
 
All'inaugurazione erano presenti amici, colleghi ed anche l'assessore alla cultura del Comune di Rovereto Maurizio Tomazzoni.
Artista dalla forte vis polemica, ma generoso d'animo e sempre pronto al confronto, Bruno Baroncini aveva alle spalle una lunga storia d'artista.
Nato a Cornedo all'Isarco (provincia di Bolzano) nel 1945, e cresciuto a Rovereto, si era diplomato giovanissimo all'Istituto d'Arte Vittoria di Trento.
Subito approda a Verona dove entra in contatto fecondo con gli ambienti artistici d'avanguardia. Alterna all'epoca con uguale passione pittura e scultura.
Dopo un decennio si trasferisce definitivamente a Rovereto e inizia la sua attività espositiva.
E' tra i primi a concepire l'arte come installazione, come progetto che vive indipendentemente dalle logiche di mercato. Era dunque autentico artista.
Nel 1966 a soli 21 anni è a Milano una mostra viene organizzata dal Comune di Milano all'Arengario. Seguono mostre a Recoaro, Padova, Verona, Trento, Riva del Garda.
L'ultima mostra a Rovereto è del 1997: «3 + 3» è un doppio evento promosso da Palazzo Todeschi di Rovereto e dal Comune di Figline Valdarno con un giovanissimo Luciano Civettini e un intenso e maturo Umberto Savoia, accanto a tre artisti toscani Marco Bonechi, Paolo Scheggi, Gabriele Torricelli.
 
In quell'occasione viene pubblicato un catalogo con testi critici di Riccarda Turrina e Mario Cossali a cura di Remo Forchini.
La piccola mostra omaggio di EMPTY vuole quindi rendere omaggio al suo lavoro e richiamare l'attenzione su una genialità che le polemiche hanno spesso impedito di vedere nella sua autentica originalità.
Nel 1980 Luigi Meneghelli commentava la serie di opere («Concezione universale») parlando di una scultura che «… si precisa non solo come materia e spazio, ma pure come tempo: nelle sue geometrie plastiche tutto si compone e si scompone, fluttua e guizza, quasi a proporre un interminabile e interminato processo di creazione che è contemporaneamente conservazione infallibile e integrale del passato gestito sulle tensioni del futuro…».
Così è anche per la serie di opere esposte in «Plastica» rimasta incompiuta come incompiuto (a causa delle devastazioni) fu il parco ai Lavini, sepolto da molte ingenerose polemiche verso un uomo che aveva messo nel suo agire artistico una parola anzitutto: libertà.

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