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Commemorati anche a Rovereto i caduti di tutte le guerre

Oggi 4 novembre, data dell'entrata in vigore dell'armistizio siglato 100 anni a Villa Giusti il 3 novembre 1918, cerimonia di commemorazione nella Città della Pace

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Le commemorazioni erano iniziate ieri sera a Noriglio per iniziativa dell'Ana di Rovereto, in collaborazione con la locale Circoscrizione, in risposta all'appello della Presidenza Nazionale Ana rivolto a tutti i gruppi italiani Ana di raccogliersi in preghiera alle 19 del 3 novembre per ricordare i caduti in guerra.
L'iniziativa «Per non dimenticare» si è svolta quindi anche a Rovereto, dopo una breve processione per le vie di Noriglio, fino al Monumento ai Caduti, per la deposizione di una corona d'alloro da parte del Sindaco Francesco Valduga e la lettura del messaggio del presidente nazionale dell' Ana Sebastiano Favero da parte del presidente Alessandro Giori.
 

 
Le commemorazioni sono quindi proseguite stamane a Marco davanti al Monumento ai Caduti della 1° Armata posto lungo Via Nazionale, con la deposizione di una corona d'alloro presenti tutte e associazioni combattentistiche d'Arma, il generale Roberto Segarizzi e il Gonfalone della Città di Rovereto con il Sindaco Francesco Valduga.
È stata la Fanfara Alpina di Lizzana a sottolineare il momento di raccoglimento: prima l'Inno di Mameli, quindi la Leggenda del Piave e infine il Silenzio.
«Qui ricordiamo tutti i Caduti, indistintamente, perché tutti hanno combattuto per il proprio ideale, – ha detto il Generale, quindi è stata letta la Preghiera per i Caduti di tutte le guerre.
«La Pace va salvaguardata ogni giorno, l'uomo se ne accorge della sua importanza solo quando viene a mancare.»
 

 
Dopo la deposizione di una corona d'alloro al cippo di Marco, la cerimonia è proseguita al Sacrario e Memoriale della Grande Guerra di Rovereto, dove il cappellano militare, don Mario Mucci, ha celebrato la santa Messa sottolineando, dalle letture dell'Antico Testamento, il forte richiamo allo «Shemà Israel» che viene dal Deuteronomio, ovvero l'importanza dell'ascolto e del sapere ascoltare, cosa sempre più difficile oggi in tempi di parole urlate.
«È proprio ascoltando l'impeto del cuore e il desiderio di fare memoria che oggi siamo venuti in molti qui a ricordare, – ha detto rivolgendosi alla folta assemblea di presenti. – Oggi è difficile ascoltarsi persino in famiglia, ma ascoltare i propri sentimenti e la parola del Signore è ritrovarsi ad ascoltare anche i bisogni del prossimo», – ha detto il celebrante ricordando la tragedia e il dolore dei trentini nell'immediato dopoguerra con valli desertificate e devastate, segnate dalle deportazioni, ma anche le recenti tragedie dovute al maltempo di questi giorni. Ha quindi sottolineato l'importanza della solidarietà che viene proprio dal sapere ascoltare il bisogno del prossimo.
 

 
Il sindaco Francesco Valduga (presente alla cerimonia con l'assessore Beppino Graziola, la presidente del consiglio comunale Mara Dalzocchio, i consiglieri Mario Airoldi, Massimo Zenatti, Roberto Chemotti e presidenti di circoscrizione Vaccari e Spagnolli), ha ricordato l'importanza del fare testimonianza.
«Il 4 novembre è il momento in cui la comunità può esprimere la propria gratitudine e riconoscenza alle Forze Armate, in una giornata che è simbolo di unità nazionale, – ha esordito Valduga. – Dopo la prima guerra mondiale la nostra comunità ha avviato percorsi di pacificazione erigendo importanti luoghi simbolo come l'Ossario di cui proprio oggi 4 novembre si ricorda l'80° anniversario dalla sua inaugurazione.
«Se la Storia universale è data da tante singole storie individuali, così anche la Pace può essere il frutto di tante azioni individuali, – ha aggiunto il Sindaco citando ad esempio quei soldati che pur in guerra e belligeranti tra loro – seppero trovare il coraggio di superare la barbarie e celebrare insieme un Natale o evitare di spararsi andando alla fonte per abbeverarsi.»
 

 
Citando poi le parole del teologo Pierangelo Sequeri, che nel libro La cruna dell'Ego parla della necessità di uscire dalla religione del «monoteismo del sé», Valduga ha proseguito ricordando che ciascuno di noi è in grado di risolvere problemi e personali difficoltà ricordandosi delle vite degli altri.
«Alla domanda come posso contribuire io alla pace nel mondo, Madre Teresa di Calcutta rispose: vai a casa e ama la tua famiglia.
«Credo che sia proprio quello che dobbiamo ricordare tornando alle nostre case, perché è così che diamo senso a cerimonie come questa, che anche dopo 100 anni ci richiamano all'impegno per la pace», – ha concluso Valduga.

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