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«Piano lupo», forestali formati per svolgere il monitoraggio

L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale programma indagini per la realizzazione di un «Piano lupo» complessivo

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Per raccogliere dati e numeri rilevanti per un futuro management che preveda il prelievo dei lupi problematici verrà avviato un Monitoring del lupo.
«Il nostro obiettivo è quello di ottenere la possibilità di prelevare gli animali problematici. Tuttavia, poiché il lupo gode del più alto status di protezione secondo la Direttiva Habitat, dobbiamo essere in grado di dimostrare che il cosiddetto stato di conservazione favorevole dell'animale non sarà messo in pericolo anche in caso di prelievo di esemplari problematici» spiega Arnold Schuler, assessore provinciale all'agricoltura.
Secondo l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che coordina il monitoraggio del lupo per conto del Ministero dell'Ambiente, il primo passo è quello di dimostrare che è presente una popolazione di grandi predatori e che hanno provocato danni.
Il monitoring è dunque fondamentale.
 
 Gli uomini del Servizio forestale in prima linea per il monitoring 
Per portarlo a termine l'Alto Adige è stato suddiviso cartograficamente in appezzamenti di 10 chilometri quadrati, per un totale di circa 80 aree di indagine in cui è confermata la presenza del lupo.
In queste zone, verrà effettuato da novembre a febbraio il tracking nella neve fresca.
Nei mesi da luglio a settembre si cercherà chi si è riprodotto, anche con la prova della presenza di famiglie e cuccioli di lupo.
Inoltre, si preleveranno campioni di DNA e disporranno fototrappole per raccogliere materiale fotografico significativo ai fini del monitoring.
Gli uomini del Servizio forestale dell'Alto Adige hanno ora seguito un corso per ricevere una formazione adeguata per le attività di monitoraggio.
L'assessore provinciale all'agricoltura Schuler sottolinea che «è importante che i nostri forestali siano ben addestrati in modo da poter raggiungere l'obiettivo a lungo termine, ovvero che alcune zone dell'Alto Adige dove si pratica il pascolo d'alpeggio intensivo siano designate come grandi zone franche per i carnivori o zone sensibili, in modo che i grandi predatori possano essere prelevati da queste zone.»

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