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Monitoraggio della biodiversità Alto Adige

L'Eurac ha già campionato più di metà delle specie animali di 64 siti individuati

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Durante il primo anno di monitoraggio i ricercatori si sono concentrati su 64 siti sparsi in Alto Adige.
Spaziano dai prati ai boschi, passando per frutteti e vigneti, aree urbane, aree umide e ambienti alpini.
In totale ricercatrici e ricercatori hanno avvistato 1.100 specie di flora e fauna. Hanno così documentato la presenza di oltre la metà delle specie animali presenti in Alto Adige secondo la letteratura.
Con questo monitoraggio sistematico e di lungo periodo Eurac Research, su incarico della Provincia autonoma di Bolzano, vuole offrire un quadro preciso della biodiversità e dell’evoluzione del paesaggio in Alto Adige.
Il progetto è supportato dal Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige e dall’Ufficio Natura.
 

 
Gli scienziati sono chiari: al momento non ci sono dati scientifici per affermare se il lockdown imposto durante la pandemia di Covid-19 abbia influito sugli ecosistemi altoatesini.
Saranno i rilevamenti di più anni a mostrare se il 2020 è stato un anno diverso dagli altri.
Ma il tempo non manca ai ricercatori del progetto Monitoraggio della biodiversità Alto Adige, che davanti a sé hanno ancora quattro anni di rilievi sul campo, per la precisione in altri circa 250 siti da aggiungere ai 64 scandagliati quest’anno.
Il bilancio per i primi 12 mesi di attività è soddisfacente: sono state riconosciute sulla base del loro canto 86 specie di uccelli – la metà circa di quelli censiti nell’Atlante degli uccelli nidificanti dell’Alto Adige, 49 specie di cavallette, 104 di farfalle e 15 di pipistrelli – oltre la metà delle specie note. A queste sono da aggiungere 850 piante vascolari diverse.
 

 
«Siamo positivamente sorpresi perché in un solo anno e in solo un quinto dei siti previsti abbiamo già trovato una percentuale così alta di specie. Ci conferma che il nostro lavoro procede bene e con il nostro approccio possiamo fotografare al meglio la biodiversità in Alto Adige», afferma Andreas Hilpold, di Eurac Research, che coordina il monitoraggio.
Il monitoraggio sul campo è molto impegnativo; occupa 15 esperti locali e internazionali tra i quali entomologi, esperti di pipistrelli, ecologi del suolo e botanici specialisti di piante vascolari.
Hilpold chiarisce quanto sia importante un monitoraggio che segua protocolli standard concordati: «La banca dati del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige ha raccolto dall’inizio del XIX secolo oltre un milione di dati puntiformi su flora e fauna. I dati sono molto preziosi, ma solo in minima parte sono stati elaborati in modo sistematico e a tratti è difficile collocarli geograficamente. Questo significa che bisogna essere prudenti nel trarre conclusioni sugli sviluppi nel tempo e sulle relazioni ecologiche.»
 

 
Lo studio sistematico che si sta svolgendo ora invece dovrà essere ripetuto in modo continuativo, così che i ricercatori possano capire come gli usi del suolo, per esempio l’impiego di concimi, influiscano sugli organismi e come la biodiversità si modifichi nel tempo, nei diversi habitat, a diverse altitudini e nella provincia nel suo complesso.
Ulrike Tappeiner, ecologa di Eurac Research a capo del progetto, è fiduciosa: «Anno dopo anno questo monitoraggio ci darà risultati interessanti. Oggi possiamo provare scientificamente i cambiamenti climatici grazie alle osservazioni metereologiche normate a livello internazionale. Nella biologia questi standard non ci sono ancora, ma noi stiamo contribuendo a definirli.»
Tappeiner sottolinea anche come la tutela della biodiversità non significhi solo proteggere la bellezza di singole farfalle: «Stiamo parlando della salvaguardia delle basi per garantire un futuro, anche economico, alle prossime generazioni.»
 

 
Arnold Schuler, assessore all’agricoltura, alle foreste, alla protezione civile e al turismo sottolinea: «Questi studi sono importanti per conoscere meglio la situazione attuale e per conoscere meglio anche gli impatti dei diversi metodi di produzione in agricoltura.»
Maria Hochgruber Kuenzer, assessora all’urbanistica, alla tutela del paesaggio e ai beni culturali spiega:
«Nella nuova legge provinciale Territorio e paesaggio, la Giunta ha deciso di prescrivere in zone di verde pubblico la semina di prati ricchi di specie nella misura minima del dieci per cento. Lo scopo di tutto questo è permettere il godimento della natura e della biodiversità ovunque in Alto Adige.»
Giuliano Vettorato, assessore all’ambiente, ribadisce: «Le attività di monitoraggio sono attività indispensabili per permetterci di verificare l’efficacia delle politiche di conservazione e per questo motivo puntiamo molto su questo progetto.»

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