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Corno Battisti, 103 anni dopo gli Alpini ricordano

Favero: «Oggi siamo qui per dire ai nostri giovani che la pace non è qualcosa di dovuto, ma va conquistata e alimentata giorno per giorno. Assieme»

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Per la prima volta anche la Bandiera di Guerra del 2° Reggimento Genio Guastatori di Trento ha sfilato sul Corno Battisti, tra le cime e gli strapiombi del monte Pasubio.
Ma la cerimonia di ieri mattina, promossa dalla Sezione Ana di Trento e dai gruppi di Vanza e Vallarsa, ha visto anche la partecipazione del presidente nazionale degli alpini Sebastiano Favero, che in occasione del 103esimo anniversario della cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi, ha ribadito l’importanza di «non dimenticare» queste figure e il sacrificio di tanti giovani che tra quelle vette, oggi simbolo di pace e unione tra popoli, hanno perso la vita.
 
«Battisti è stato un geografo, scrittore, politico ma soprattutto un grande alpino: una figura dotata di profonda umanità, che ha dimostrato anche nei momenti più difficili, dando il meglio di se stesso per gli altri, – ha sottolineato Favero, accompagnato ieri dal presidente sezionale Maurizio Pinamonti. – Oggi siamo qui per non dimenticare. Per dire ai nostri giovani che la pace non è qualcosa di dovuto, ma va conquistata e alimentata giorno per giorno. Assieme.
«Lasciando ogni tanto da parte telefonini e apparecchi tecnologici, per saper anche imbracciare un badile in caso di emergenza.»
 
Un invito all'impegno. E alla solidarietà concreta. Ma anche ai valori della montagna. Montagna che ieri è stata più volte al centro delle riflessioni dei presenti.
«Chi meglio degli alpini ha confidenza con le montagne che Battisti ha tanto studiato. Battisti è stato un geografo per tutta la vita.
«Nella sua cassetta di campo, ritrovata proprio quassù, c’erano atlanti, carteggi e tanti scritti tematici.
«Per comprendere appieno la sua figura – ha detto la professoressa Elena Dai Prà, docente di geografia dell'Università di Trento – bisogna partire proprio dai suoi studi territoriali, dalla sua concezione di una geografia in cui si devono incarnare le aspirazioni al progresso e all’evoluzione sociale.»
 
Il nipote Marco Battisti ha letto alcune lettere e memorie, mentre Claudio Berto, comandante delle Truppe Alpine, ha ripercorso le vicende militari che più di cent’anni fa interessarono quella montagna contesa.
Ma tanti altri sono stati gli interventi, per nulla retorici, che hanno scandito la mattinata.
Segno della volontà di superare ogni divisione e di costruire assieme un futuro di pace e fratellanza.
Poi la santa messa, seguita dagli onori a tutti i caduti e la deposizione delle corone, per poi tornare per pranzo al Pian del Cheserle, presso il cimitero austro-ungarico, dove la mattina si era aperta la commemorazione con l’alzabandiera.

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