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35 anni fa la grande nevicata: a Trento caddero 150 cm di neve

Le cause del fenomeno, del tutto eccezionale, in una serie concatenata di fattori

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La neve cominciò a cadere in Piemonte e Lombardia già la sera del 13 gennaio 1985. L’indomani, 14 gennaio, raggiunse il Trentino e l’Alto Adige e continuò per quattro giorni. A Milano ne caddero 90 centimetri, a Trento ne caddero 150.
Il fenomeno è stato illustrato bene a suo tempo, ma va fatta una precisazione importante per inquadrare la situazione.
Durante le feste natalizie 1984-85 appena trascorse, un freddo terribile congelò l’alta Italia in seguito alla combinazione di due aree cicloniche, una proveniente dall’Artico e una dall’Atlantico.
Quella proveniente dal polo portò il gran freddo, quella atlantica portò la neve.
Le vediamo nell’immagine che segue.
 

 
Il gran freddo fu davvero terribile. Per due settimane si ebbero in Trentino temperature oscillanti dai 17 ai 18 gradi sotto lo zero, mentre in Val Padana - e perfino a Firenze - le temperature scesero fino a -20 gradi.
Il fiume Adige cominciò a trasportare i cosiddetti «zelteni», lastroni di ghiaccio (oggi non si vedono più), che poi si bloccarono del tutto lasciando scorrere l’acqua solo sotto.
Perfino le acque delle foci del Po e della laguna di Venezia divennero lastroni di ghiaccio. Era un fenomeno raro, ma non inusuale. Mia madre ricordava che nel 1928 a Venezia si poteva attraversare il Canal Grande a piedi.
Quel freddo polare coinvolse anche il lago di Garda, tanto che un terzo delle piante mediterranee, come palme, oleandri, ulivi e agrumi, morirono.
Nella foto che segue, un tratto del fiume Adige congelato a Borgo Sacco.
 

 
Questa precisazione va fatta doverosamente perché furono quei 14 giorni di gelo polare a preparare il terreno per la grande nevicata. Con il suolo congelato fino a qualche metro di profondità, quando iniziò a nevicare le precipitazioni restarono nevose per quattro giorni. Senza il fondo congelato, la neve sarebbe presto mutata in pioggia, come accade di solito.
Quella volta invece nevicò per tutta la durata della perturbazione.
Ricordo che a Trento città la neve raggiunse anche il metro e mezzo di altezza. Sicuramente sarà accaduto altre volte, ma allora nessuno ricordava una nevicata di tale portata.
 

 
Il Comune di Trento attivò tutti i mezzi sgombraneve di cui disponeva, ma ad un certo punto non si sapeva più dove accumularla. Allora si decise di riempire Piazza Duomo e le altre piazze del centro con mezzi movimento terra. Le «piramidi» di neve raggiunsero e superarono anche i cinque metri di altezza.
Quando fu possibile, la neve fu poi sgomberata dalle piazze, ma fuori del centro storico era un disastro perché centinaia di automobili erano sepolte. Si propose al sindaco di far entrare le auto nel centro storico ormai pulito, per consentire agli spazzaneve di pulire il resto della città, ma la proposta non venne accolta. L’Amministrazione preferì attendere che la neve sciogliesse...
L’Autobrennero e le strade statali vennero mantenute percorribili per tutta la nevicata, ma fu davvero un’opera ciclopica.
In montagna, inutile dirlo, gli operatori economici erano soddisfatti. Ricordo che telefonai agli impianti sul Bondone e mi risposero «una magnifica nevicata. Un’altra così e siamo a posto per tutto l’inverno».
Ma devo dire che i Trentini non si sono lamentati della grande nevicata. Da noi la neve porta benessere in quei gironi ci si limitò a non usare la macchina. E i ragazzi si divertorino più che poterono.

G. de Mozzi

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