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Trentino: il futuro con la «Rete ferroviaria Diffusa» / 5

A monte del progetto, una ricerca della Provincia sulla «Mobilità in Trentino». - Ecco i problemi da rimuovere e gli obbiettivi da raggiungere per raddoppiare il numero dei passeggeri trasportati dai mezzi pubblici

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Qualcuno aveva scritto su un giornale locale che gli sarebbe piaciuto sapere con quale motivazione in Provincia avevano pensato ad una rete ferroviaria che collegasse il Trentino raddoppiando il numero dei passeggeri trasportati. «Quali studi, modelli? Da dove arriva questa cifra? »
Beh, evidentemente chi si è posto queste domande non era venuto alla conferenza stampa di presentazione del progetto, perché l'ing. De Col aveva dato lettura ad una ricerca motivazionale commissionata per verificare se e che cosa potesse far sì che la gente trentina abbandonasse i mezzi privati per passare a quelli pubblici.
La «ricerca sulla mobilità in Trentino» è stata fatta con la tecnica dell'indagine telefonica su un segmento di 10.000 persone, il che in verità è un campione decisamente elevato per un universo di estrazione inferiore alle 500.000 persone.

Anzitutto vengono definiti i bacini di utenza, che sono sei, raggruppati in comparti che presentano caratteristiche analoghe dal punto di vista delle relazioni e della mobilità. Eccoli: 1) Valli di Fiemme e Fassa, 2) Giudicarie e Rendena, 3) Rovereto, 4) Valsugana e Piné, 5) Primiero Feltre, 6) Valli di Non e Sole.
Tutte queste aree gravitano attorno alla città capoluogo. E se sa una parte i cittadini stessi vogliono continuare a vivere nella loro zona d'origine e dall'altra la Provincia autonoma di Trento vuole che le valli non vengano spopolate, resta il fatto che Trento sempre più rappresenta il centro principale degli interessi della popolazione trentina. La connessione dell'intero territorio con reti internet a banda larga commissionata dalla provincia, è un primo sistema finalizzato a portare a casa anche dei cittadini più lontani gli stessi servizi che troverebbero in città. Ma resta il fatto che per una ragione o per l'altra, permane molto alta la necessità di portarsi nel capoluogo, ed entro certi limiti lo resterà sempre (basti pensare alla pendolarità per lavoro o per la sanità, ecc.).

L'analisi della ricerca porta ad una prima immediata constatazione. Solo il 26% della popolazione che si sposta in Trentino utilizza mezzi pubblici, mentre il restante 74% usa mezzi privati. Il perché questo accada viene recuperato in varie motivazioni, la più alta delle quali è la «comodità» del mezzo privato (37%), seguita dagli «orari» non coincidenti alle varie necessità (22%), quindi da «esigenze lavorative» (21%), dalla «mancanza di collegamenti» (10%), per finire sulla «poca efficienza» o sulla «eccessiva distanza» del mezzo pubblico dalla propria abitazione.
Scendendo in profondità, risulta che il 32% di coloro che non utilizzano il mezzo di trasporto pubblico non lo prende perché «ha orari inadeguati», il 18% perché «è scomodo», il 13% per «scarsa puntualità», l'11% per la «lentezza». Motivazioni seguite in coda da altri dettagli, quali l'ubicazione delle fermate, il costo del biglietto, le coincidenze.
Il 75% si dichiara contrario al mezzo di trasporto pubblico, indipendentemente da qualsiasi proposta migliorativa. Ma il 25% si dichiara favorevole ad alcune condizioni, in testa a tutte la minore durata del viaggio. Per la precisione, con la riduzione del tempo di viaggio di 10 minuti, l'utenza aumenterebbe del 10%.
Al di là di tutto, ci sono anche delle aree per le quali il raggiungimento del capoluogo è molto complesso, tanto vero che all'occorrenza si recano anche fuori provincia. Si parla di Alta val Rendena, l'area della val di Fassa e dell'Alto Garda, ma soprattutto del Primiero.
Altre zone sono semplicemente disperse a causa della distanza della varie abitazioni alla stazione del mezzo pubblico o dalla necessità di cambiare più volte il mezzo di trasporto pubblico, proprio come a Milano dove quasi sempre il pendolare deve prendere l'autobus e il metrò.

Ciò premesso, si comprende perché il Trentino presenti un tasso di motorizzazione tra i più alti d'Europa, con la conseguente necessità di combattere questo fenomeno che costa alla comunità sia in termini economici che in termini di stress, di tempo inutilmente perso sulle strade, di inquinamento atmosferico e di pericolosità.
Di qui la necessità di realizzare una rete metropolitana (ribattezzata da noi metrolandia) che superi le barriere fisiche né più me meno di quanto non faccia la linea sotterranea di una grande città.
Già adesso la tratta Rovereto-Trento è molto utilizzata perché collega il centro delle due città in soli 13 minuti, cosa che con l'automobile non è possibile fare. Ma l'idea, all'apparenza assurda, che si riesca raggiungere Borgo Valsugana da Trento nello stesso tempo impiegato da Trento a Rovereto, aumenterebbe le adesioni al mezzo pubblico del 100%. Per non parlare del Primiero che, dati alla mano, con la nuova metroland si troverebbe a soli 28 minuti da Trento. Neanche a Milano è possibile raggiungere le due estremità in così poco tempo.

Per questo il dipartimento dei Lavori Pubblici e Trasporti della Provincia autonoma di Trento ha deciso di applicare in Trentino gli stessi principi delle metropolitane. Gallerie e percorsi retti ad alta velocità, che consentano soprattutto di stabilire con assoluta precisione i tempi di partenza e di arrivo di chi deve spostarsi.
Forse ci vorranno anni solo per dare il via ai lavori, ma certamente questa è la strada per collegare non solo i centri del Trentino tra loro ma anche quelli con i centri delle regioni vicine e scostare così i cittadini dai pezzi privati.
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Con questo servizio chiudiamo una serie di interventi scritti a favore della Rete ferroviaria Trentina. A leggere i giornali ci sembra di essere stati gli unici a credere nel progetto, ma nessuno ci ha chiesto di pubblicare alcunché, né tanto meno di parlarne bene. Lo abbiamo fatto solo perché l'idea ci sembra vincente: rivoluzionaria e avveniristica, ma di una semplicità e di una logica davvero fantastiche.

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