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Giorno della Memoria: onorificenza a Maria Luisa Crosina

Il Comune di Arco ha ricordato Eva Haas Flatter, Arturo Cassin e Gino Tedeschi, deportati da Arco e morti ad Auschwitz, e il cittadino onorario di Arco Leo Zelikowski

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Giovedì 27 gennaio, Giorno della Memoria, il Comune di Arco ha ricordato, come ogni anno, Eva Haas Flatter, Arturo Cassin e Gino Tedeschi, deportati da Arco e morti ad Auschwitz, e il cittadino onorario di Arco, Leo Zelikowski, sopravvissuto all'inferno dei campi di sterminio e testimone prezioso di pace e di riconciliazione.
La tradizionale cerimonia al monumento di via Galas si è tenuta in forma ridotta, causa il difficile momento legato alla pandemia, presenti il sindaco Alessandro Betta, Maria Luisa Crosina e l’assessore alla cultura Guido Trebo, che hanno deposto un sasso della memoria, secondo l’antica usanza ebraica.
A seguire, all’auditorium dell’oratorio San Gabriele, la cerimonia di conferimento alla prof.ssa Maria Luisa Crosina del Gonfalone d'Argento, segno dell'onorificenza al merito della città di Arco, per meriti legati alla ricerca e alla promozione della cultura, specialmente nell'ambito della storia delle persecuzioni razziali, e in particolare all'attività di ricerca e documentazione che ha portato alla riscoperta delle vicende degli ebrei arcensi deportati e della realizzazione del monumento loro dedicato ad Arco.
 
Erano presenti il sindaco Alessandro Betta e parte della Giunta, una rappresentanza del Consiglio comunale con il presidente Flavio Tamburini, delle forze dell’ordine, delle associazioni combattentistiche, d’arma e di protezione civile, e per il Comune di Riva del Garda la vicesindaca Silvia Betta.
Presenti anche il parroco, don Francesco Scarin, e Ruggero Morandi, già sindaco di Arco, assessore alla cultura nel 1993, anno in cui la città di Arco, molto prima che fosse istituito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite (cosa che avvenne nel 2005), celebrò il primo Giorno della Memoria.
Presenti anche Pietro Kuciukian, figlio di un sopravvissuto al genocidio armeno, e lo storico Romano Turrini, entrambi insigniti dell'onorificenza al merito della città di Arco.
Dopo il saluto e una introduzione dell’assessore Trebo, che ha ricordato i fatti della Shoah e il valore della Memoria, il saluto del parroco, don Francesco, che ha rimarcato il valore di una celebrazione, quella del 27 gennaio, che è allo stesso tempo denuncia di un orrore del passato e impegno per una strada nuova di convivenza e di rispetto.
 

 
Quindi l’assessore Trebo ha ricordato il valore degli studi compiuti dalla prof.ssa Maria Luisa Crosina, grazie ai quali sono emerse dall’oblio le storie di Eva Haas Flatter, Arturo Cassin e Gino Tedeschi, deportati da Arco e morti ad Auschwitz, e di Leo Zelikowski, sopravvissuto ai campi di sterminio.
A seguire la prof.ssa Crosina ha ripercorso le vicende storiche riportate in luce dalle sue ricerche, confluite nel 1995 nella pubblicazione del libro «Le storie ritrovate. Ebrei nella provincia di Trento (1938-1945)» (edito dalla Fondazione Museo Storico Trentino), un libro di racconti orali e scritti, di lettere conservate, documenti giacenti negli archivi da decenni, ma anche tanti sentimenti, immagini, impressioni.
Storie diverse ma con un unico drammatico comun denominatore: l’essere ebrei sotto il regime nazista.
«Voglio ricordare l’affetto che ho ricevuto dai cittadini di Arco a che è lo stesso affetto che ricevo dai miei concittadini di Riva, – ha detto in conclusione la professoressa Crosina. – E permettetemi di ricordare, tra le tante, due persone: Umberto Zanin, che ha realizzato la targa del monumento ai deportati ebrei di Arco; e una persona molto cara a tutti gli arcensi e molto cara a me, Lino Gobbi, che finché ha potuto non ha mai mancato di partecipare alle nostre commemorazioni, dove aveva sempre parole di grande dolcezza e di assoluto rigore morale.»
 
«Sono davvero tante le persone che hanno voluto essere qua oggi e tantissime altre non hanno potuto esserci ma sarebbero state presenti molto volentieri, e di queste porto il saluto, – ha detto il sindaco Alessandro Betta. – Questo pubblico rappresenta la nostra comunità, quella che cerca di costruire pace e di portare avanti i valori buoni.
«Sono qui perché Maria Luisa Crosina è una di quelle perle rare così preziose per le comunità, che si spendono per il bene comune.»
Quindi il sindaco ha dato lettura delle motivazioni dell’onorificenza, ufficializzata da una delibera della Giunta comunale del 18 gennaio, con cui il Comune di Arco «vuole esprimere a Maria Luisa Crosina la gratitudine della comunità arcense per aver recuperato e reso note a tutti le storie di queste quattro persone e di tutti coloro che hanno dimostrato solidarietà e coraggio contro la follia nazifascista.
«Un lavoro prezioso per la promozione culturale del territorio, ma soprattutto per la ricerca accurata e rigorosa relativamente alle persecuzioni razziali nel periodo nazifascista, che hanno ridato spazio alla memoria di vicende e persone altrimenti dimenticate.
«La città è inoltre grata per la vicinanza e il supporto, morale e scientifico, in tutte le iniziative volte a garantire la memoria di questi eventi e a sollecitare una convivenza pacifica.»
 

 
«La dott.ssa Maria Luisa Crosina – ha letto il sindaco – collabora da anni con il Comune di Arco, quale esperta storica, per i progetti culturali che riguardano sia il periodo del Kurort arcense, che per la storia della persecuzione ebraica negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale.
«Su quest’ultimo tema ha prodotto diverse pubblicazioni di grandissimo interesse, ma in special modo ha pubblicato nel 1995, grazie all’edizione del Museo Storico in Trento, il volume Le storie ritrovate. Ebrei nella provincia di Trento 1938-1945, frutto di alcuni anni di ricerca in relazione alla presenza ebraica sul territorio al momento della promulgazione delle leggi razziali e nel periodo dell’occupazione nazista.
«Grazie a questo suo studio appassionato eppure rigoroso, la città di Arco ha potuto riacquistare la memoria di alcuni cittadini e ospiti di religione ebraica che sono stati arrestati ad Arco e quindi deportati ad Auschwitz fra il 1943 e il 1944.
«Dalle testimonianze e dai documenti raccolti attraverso la ricostruzione delle loro storie, Arco ha potuto scoprire anche una dimensione umana e sociale che, pur in un periodo buio e terribile della nostra storia, si è mantenuta solidale e accogliente: attraverso la narrazione della vicenda tragica di questi quattro arcensi deportati, la professoressa Crosina ha ricostruito anche una rete di piccole prove di solidarietà, di aiuto, di resistenza e ne ha garantito la memoria, facendole diventare ispirazione ed esempio per le nuove generazioni.
«Le vicende tragiche di Eva Haas Flatter, di Arturo Cassin e Gino Tedeschi - arrestati ad Arco, deportati ad Auschwitz e mai più tornati - sono state riscoperte grazie a questa ricerca, e la città di Arco nel 1993, ben prima dell’istituzione del Giorno internazionale della Memoria, ha voluto ricordarle erigendo un monumento e commemorando ogni anno il loro olocausto, come testimonianza concreta della volontà di rifiutare la guerra e di deprecare la violenza del nazifascismo.»
 

 
«La storia più importante ritrovata però da Maria Luisa Crosina è stata quella che lei ha raccolto dalla voce di Leo Zelikowski, il quarto degli ebrei deportati da Arco e unico sopravvissuto a questa tragedia.
«Da questo racconto, abbiamo potuto apprendere che per lui, testimone diretto dell’inferno dei campi di sterminio, dovendo decidere al momento della liberazione dove ricostruire la propria vita e recuperare la propria umanità, Arco è sembrata la scelta più accogliente e sicura, un rifugio e un luogo di amicizia, di solidarietà e di sostegno: una scelta di cuore di cui egli non aveva fatto nessun vanto e nota a ben pochi, se non fosse stato per l’impegno e per la mediazione di Maria Luisa Crosina.
«Grazie a lei abbiamo potuto recuperare questa conoscenza preziosa, che ci rende un immenso onore e che ci ha regalato, negli ultimi venti anni di vita di questo testimone, divenuto dopo il suo trasferimento in Canada cittadino onorario di Arco, la possibilità di conoscere una esperienza di vita a dir poco straordinaria, ma soprattutto umanamente ricca, lucida e razionale, e piena di speranza e di voglia di ricostruire e progredire.
«La città di Arco è quindi debitrice alla prof.ssa Maria Luisa Crosina per il dono di questa memoria così importante, che rischiava di essere perduta, ma anche per la collaborazione e la vicinanza, continua e costruttiva, a tutte le iniziative che la città ha voluto realizzare per ricordare queste vicende, per renderle esempio e spunto per la crescita culturale del territorio, per costruire di una coscienza collettiva di pace e di accoglienza.
«Per queste motivazioni la città di Arco conferisce, nei modi previsti dal Regolamento comunale per la concessione della cittadinanza onoraria e delle civiche benemerenze, l’Onorificenza al Merito della città di Arco, rappresentata dal trofeo del Gonfalone d’Argento, alla dott.ssa Maria Luisa Crosina.»
 

 
«La città di Arco – ha letto ancora il sindaco – intende esprimere gratitudine per l’impegno dedicato alla ricerca storica e alla promozione della cultura in senso generale, ma soprattutto per aver recuperato la memoria del periodo della Shoah e delle leggi razziali, salvando dall’oblio le storie di alcuni deportati di religione ebraica che si sarebbero altrimenti perdute.
«Per la città di Arco questo lavoro di ricerca ha costituito il recupero di una parte di memoria storica che si stava dimenticando e la riscoperta e valorizzazione della figura di Leo Zelikowski, successivamente insignito della cittadinanza onoraria della città di Arco, la cui esperienza di sopravvissuto alla deportazione ad Auschwitz e la cui testimonianza di pace e di fiducia nel futuro oltre che la riconoscenza per l’accoglienza e la solidarietà ricevute ad Arco, sono un tassello importante e prezioso della storia della nostra città.
«L’essenza di questo riconoscimento si estrinseca quindi nell’enunciato di seguito riportato e la scelta della data di consegna delle insegne corrispondenti al conferimento viene legata alla data del Giorno della Memoria, per sottolineare l’importanza ed il significato dei meriti riconosciuti.»

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