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Il bello di essere mamma agli «anta» – Di Minella Chilà

Diventare mamma a più di 40 anni

 
Sono arrivate alla soglia dei quarant’anni, alcune l'hanno abbondantemente superata, hanno già un buon stipendio, un lavoro sicuro, di solito sono definite delle «belle donne», hanno finalmente, dopo varie peripezie sentimentali, incontrato l’uomo «giusto», si sentono realizzate ed hanno fatto di tutto per riuscire nella loro professione...
Ad un certo punto però scatta qualcosa «dentro», ed un pensiero latente, più volte rinnegato e sapientemente accantonato in un angolo del proprio cuore, prende forma sempre più forte e deciso: il desiderio di maternità.
 
Da quel momento queste «super donne tutta carriera ed efficienza» sempre misurate e pronte a risolvere problemi di qualsiasi genere, diventano insicure e fragili con un pensiero fisso che si insinua nella loro mente e le terrorizza: l’idea di non avere più tempo di vivere l’esperienza che tutte le loro amiche dicono essere la più bella nella vita di una donna, diventare mamma!
Sono le mamme «anta», quelle che aspettano un bimbo dopo i quaranta, quelle che i medici definiscono primipare attempate, quelle che hanno deciso di cominciare il lungo e impegnativo percorso della maternità proprio quando le loro coetanee si sono - per così dire - «liberate» dei propri pargoletti, ormai maggiorenni.
 
Queste neo mamme, che sono state zie sbadate, sempre piene di impegni, prese e coinvolte in mille attività e votate a coltivare solo i loro interessi, iniziano a sfogliare con ingordigia tutti i giornali con foto di bimbi neonati che prima neanche guardavano da lontano, acquistano libri e saggi su «come essere una buona madre» e si nutrono di vestitini rosa o azzurri e di peluche.
Ed è proprio in questa fase di profondo cambiamento e fragilità che subentrano familiari ed amiche prodighe di consigli non richiesti, con pensieri positivi del tipo: «vedrai quante notti in bianco passerai» oppure «lavorare al confronto è una passeggiata», alludendo alla fatica che le aspetta e a cui non sono neanche minimamente preparate.
 
Ma... da quando avviene il miracolo il mondo comincia a girare ad un’altra velocità, la rampante «donna in carriera», dedita alla professione e alla realizzazione di sé, con le ossessioni e le abitudini della quasi zitella, si trasforma e comincia a guardare la vita con altri occhi.
Lei, che aveva la giornata piena di zeppa di appuntamenti, corsi, aperitivi, cinema... viene catapultata in un’altra dimensione fatta di attese, di ascolto, di carezze, di mani sulla pancia e di paure legate al parto e alle possibili malformazioni del feto, viste le statistiche legate all’età, che le propinano di continuo.
 
Inizia così la trafila come per tutte le puerpere, visite, ecografie, analisi del sangue... e dopo aver diligentemente frequentato le lezioni del corso pre-parto dove, attenzione, il rischio di scoprire di essere più vecchia della mamma di alcune partecipanti è dietro l'angolo, inizia una fase di attesa e di riposo forzato, sino al momento fatidico che di solito finisce con un cesareo: «...eh signora, i tessuti a questa età non sono più tanto elastici» commenta il dottore...
Ed è proprio adesso che inizia il bello, queste donne, con accanto il loro piccolo, scoprono di poter attingere ad una «parte» di loro stesse che credevano per sempre perduta, colma di tutte quelle fragilità sapientemente nascoste, in nome dell’efficienza e della razionalità dimostrata ad ogni costo, ma che adesso potrebbe diventare un nuovo punto di forza.
Queste donne si trasformano, si ammorbidiscono, cambiano faccia e persino postura, e cercano un equilibrio, che non troveranno mai, tra lavoro e famiglia, ma finalmente sui loro volti è scomparsa quella «smorfia» che da qualche tempo le accompagnava, per dare spazio ad una nuova luce che si riflette negli occhi e nello sguardo.
 
Tra le tante fatiche, ma soprattutto le enormi gioie di questa nuova vita, le mamme anta hanno raggiunto una nuova consapevolezza, quella di aver allontanato, almeno per il momento, lo spettro della solitudine e di avere sconfitto un mostro che le inseguiva da troppo tempo: la paura di diventare mamma e, forse... la paura di diventare «grande»!
 
Minella Chilà
minella.chila@ladigetto.it

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