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All’Eco Hotel «passivo» Bonapace di Torbole il «Premio Ape»

Oggi la premiazione al CTE: premiati anche i progetti del salone per parrucchieri «I Sartorazzi» di Ala e del Viridis Hotel di Cagnò

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Struttura portante in legno, pacchetti isolanti realizzati con materiali di riciclo, vetri tripli basso emissivi, elaborazioni al computer per sfruttare al massimo i raggi del sole simulandone la posizione durante l’intero arco dell’anno, una cura maniacale in ogni dettaglio ed una particolare filosofia dell’ospitalità: è l'Eco Hotel Bonapace di Nago Torbole (nella foto il rendering), il primo hotel «passivo» d’Italia e il secondo al mondo, primo al mondo ad ottenere contemporaneamente le tre certificazioni Passivhaus Institut, KlimaHaus Hotel Gold e Arca Platinum.
Un palmares invidiabile al quale si aggiunge ora anche il Premio Ape come progetto vincitore del concorso indetto dall'Agenzia provinciale per le risorse idriche e l'energia (Aprie).
 
Stamane presso il Centro Trentino Esposizioni di via Bomporto a Trento la premiazione della quarta edizione del premio: accanto al progetto vincitore sono stati premiati altri due progetti, rispettivamente segnalati per l'architettura e la comunicazione (il salone parrucchieri I Sartorazzi ad Ala), e per l'energia (il Viridis Hotel a Cagnò).
Con l'assessore all'urbanistica ed enti locali Mauro Gilmozzi, sono intervenuti alla cerimonia il presidente dell'Associazione Artigiani e Piccole imprese Roberto De Laurentis, Andrea Tomasi di «Habitech», i dirigenti dell'Aprie Fabio Berlanda e Giacomo Carlino, i presidenti del Collegio dei Periti industriali Lorenzo Bendinelli e dell'Ordine degli Ingegneri Antonio Armani, l'architetto Ugo Bazzanella e l'esperto di prestazioni energetiche Paolo Baggio.
 
L'assessore Gilmozzi ha ricordato il contesto delle politiche provinciali nel quale si inserisce il premio.
«Siamo stati i primi ad investire nel distretto energia-ambiente e ci siamo mossi velocemente, anche le normative si sono nel frattempo evolute e ci sentiamo dunque dentro il futuro su questo terreno.»
Anche se i progetti del Premio Ape riguardano nuovi edifici, è però sul recupero dell'esistente e in particolare sull'efficientamento energetico dei vecchi edifici che si gioca la sfida della nuova edilizia.
 
Gilmozzi ha ricordato, a questo proposito, come in Trentino circa il 63 per cento delle famiglie vivano in case costruite prima degli anni '70 che consumano 250 chilowattora al metro quadrato.
E' qui che c'è spazio per intervenire, anche per ridare fiato al settore dell'edilizia, uno dei più colpiti dalla crisi. Un argomento che terrà banco ai prossimi Stati generali dell'edilizia in programma il prossimo 26 marzo.
«Stiamo studiando alcune proposte – ha annunciato l'assessore Gilmozzi, invitando ad essere più ottimisti nel quadro di recessione in atto nel nostro paese – una delle quali riguarda gli edifici pubblici, laddove alle imprese verrà chiesto non solo di costruire ma anche di farsi carico della gestione energetica degli edifici. Un cammino nuovo che potrà, anch'esso, dare risposte.»
 
Di un «modo diverso di costruire» ha parlato anche il presidente dell'Associazione Artigiani De Laurentis.
«In Trentino abbiamo 350 mila abitazioni, dobbiamo pensare a come ammodernarle rendendole efficienti sul piano energetico, considerandole un elemento di sviluppo e lavoro.»
 
Il «Premio Ape», giunto ormai alla quarta edizione, ha origine nel progetto europeo ILETE, conclusosi qualche anno fa, ed ha l’obiettivo di promuovere e valorizzare gli edifici realizzati in provincia con tecniche e metodologie che garantiscano il più basso impatto ambientale ed energetico.
Nella valutazione delle candidature, però, si tiene conto, oltre che degli aspetti relativi alla prestazione energetico-ambientale anche dei caratteri formali coerenti con le architetture e i materiali presenti sul territorio, delle innovazioni tecnologiche, dell’integrazione fra imprese e, non ultimo, degli aspetti di comunicazione e divulgazione del progetto ai fini didattici e formativi.
 
Al fine di valorizzare gli apporti dei vari attori, per ogni progetto vengono premiati sia i committenti che i progettisti e le imprese maggiormente rappresentative.
Insieme all’Agenzia Provinciale per le risorse idriche e l’energia, hanno collaborato all'iniziativa gli Ordini e Collegi professionali, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese, la sezione trentina dell’Associazione Nazionale Costruttori, il Distretto Tecnologico Trentino nonché il prof. Paolo Baggio dell’Università e l’arch. Giorgio Tecilla della Provincia, esperto in materia paesaggistica.
 
La premiazione dei progetti partecipanti si è svolta, anche quest’anno, in concomitanza con il salone DOMO e la Fiera dell’Agricoltura di S. Giuseppe e davanti ad un pubblico composto da committenti, progettisti, imprese dei progetti partecipanti, gli studenti degli Istituti tecnici per geometri, gli iscritti agli Ordini e Collegi professionali. I progetti che hanno partecipato alla quarta edizione del concorso sono sette.
Uno è risultato vincitore e 2 sono stati segnalati per alcuni specifici aspetti, ossia per l’architettura e comunicazione e per l’energia. Progetti che è stato possibile realizzare - è stato più volte rimarcato oggi - perché dietro avevano committenti sensibili, che credono fortemente all'edilizia «green», e imprese disponibili ad impegnarsi in questo settore.
 
Committenti come Arrigo Jacobitti, proprietario dell'Eco Hotel Bonapace di Nago Torbole, che verrà inaugurato il primo maggio, il cui progetto (Studio Armalab di Pergine) è stato scelto come vincitore assoluto del Premio Ape.
La bolletta energetica dell'hotel? Inferiore a quella di un appartamento di 120 metri quadrati!
 
«L'idea di realizzare l'eco hotel con delle caratteristiche uniche nel campo del risparmio energetico – spiega Jacobitti – è nata dalla consapevolezza che oggi la clientela è molto sensibile alla filosofia green ed è pronta per apprezzarla. Il nostro edificio ha delle caratteristiche tecnologiche tali da fornire il massimo comfort all'ospite, che vivrà in un ambiente a clima controllato con il minimo del dispendio di energia grazie all'altissima prestanza delle pareti isolate e agli infissi in legno con triplo vetro.
«L'aria è pura perché filtrata e in parte recuperata da un impianto di riciclo e trattamento. Il raffrescamento e riscaldamento è garantito da un sistema di pompa di calore che sfrutta la falda freatica sotterranea. Importante per noi era anche lasciare sul nostro pianeta un edificio che avesse il massimo rispetto per la natura. Lo abbiamo voluto realizzare in legno e cioè in un materiale naturale, riciclabile e con delle prestazioni tali da essere anche superiori al cemento armato. Lo scopo era quello di essere accolti dalla natura senza creare con essa nessun contrasto.»
 
Totalmente «oil free» è anche l'Hotel Viridis di Cagnò (i premiati nella foto sotto), classe energetica A + e in fase di certificazione «Clima Hotel», il cui progetto è stato «segnalato» per le caratteristiche di prestazione energetica. L'hotel, 18 stanze per 40 posti letto, è nato là dove prima c'era il vecchio, e ormai abbandonato, Hotel Miralago.
A fornire l'energia sono 8 sonde geotermiche profonde 125 metri nella roccia (mille metri in totale), pannelli solari e fotovoltaici, una pompa calore.
 
Unica concessione, ma solo per le emergenze, una piccola caldaia a pellet di soccorso.
Naturalmente presente il recupero delle acque piovane, riutilizzate nelle cassette dei vc, involucro isolante, grande sfruttamento del sole, un sistema di oscuramento frangisole automatizzato.
«Progetti di questo genere – ha spiegato Stefano Iori, il progettista – si possono fare solo se c'è una committenza disponibile.»
 
Visibilissimo a chi percorre la statale 12 ad Ala è infine il nuovo salone per parrucchieri (inaugurato lo scorso anno) «I Sartorazzi», anch'esso segnalato dalla commissione giudicatrice del Premio Ape, per l'aspetto non solo costruttivo ma anche «comunicativo».
Il progetto e stato apprezzato per i suoi aspetti innovativi e per la riqualificazione di un ambito dell'abitato di Ala piuttosto degradato, lungo la statale 12, in un lotto sacrificato e «penalizzato» dalla presenza di alcuni vincoli (fascia di rispetto cimiteriale, un vecchio muro di cinta che doveva essere mantenuto e l'impossibilità di ampliamento se non in altezza).

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